Genitorialità condivisa, i padri vogliono costruire un nuovo equilibrio in famiglia
La pandemia ha accelerato il cambiamento del ruolo paterno, grazie anche a una maggiore flessibilità sul lavoro.
di Monica D'Ascenzo e Chiara Di Cristofaro
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I punti chiave
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Nella chimica i catalizzatori sono acceleratori di reazioni. Prendendo a prestito questa metafora si potrebbe dire che la pandemia è stato il catalizzatore del cambiamento del ruolo dei padri in atto ormai da un paio di generazioni. Trovarsi a condividere spazi e tempi con la famiglia nella quotidianità ha aperto alla conoscenza di realtà che molto spesso venivano ignorate a causa delle molte ore di lavoro fuori casa. Sebbene il carico dei lavori di cura, anche durante la pandemia, sia rimasto sulle donne, i padri hanno aumentato il loro coinvolgimento e hanno scoperto i benefici del tempo trascorso con i figli.
Il ritorno alla vita pre pandemia è avvenuto, quindi, su presupposti totalmente diversi, perché il paradigma della paternità è stato rivoluzionato dall’emergenza e i padri non sono stati più disposti a rinunciare al tempo per i figli. I dati in Italia non sono molto incoraggianti in tema di fruizione del congedo di patrnità obbligatorio, di soli 10 giorni: tanto che nel 2022 solo il 64% degli aventi diritto ne aveva beneficiato. C’è da dire, però, che nel post-Covid il ricorso allo smart working è venuto in prevalenza dalla componente maschile della forza lavoro nelle grandi aziende. Non solo. Secondo i dati della ricerca “Genitorialità condivisa: indagine Manageritalia” riguardo al congedo di paternità (oltre i 10 giorni), il 61% degli uomini intervistati lo vorrebbe obbligatorio e la percentuale sale all’85% tra i manager under 45, superiore anche all’83% indicato dalle donne.
«Per la paternità oggi diventa sempre più necessario esplorare i bisogni e i desideri degli uomini di occupare lo spazio della cura, ragionando anche sulle ricadute culturali e politiche che ci sarebbero nel dare loro più opportunità e supporto» si legge nel rapporto 2024 di Save the Children sulla paternità.
I padri, quindi, chiedono una maggiore flessibilità di tempi e spazi per poter giocare un ruolo più determinante nella cura dei figli e allo stesso tempo chiedono un’attenzione nuova da parte del legislatore, perché se è vero che nel nostro Paese la denatalità è un problema a cui porre rimedio, è anche vero che non lo si può fare agendo solo sulla componente femminile della coppia. Le misure per sostenere la maternità devono andare di pari passo a quelle a sostegno della paternità per poter fare in modo che si affermi finalmente un modello di genitorialità condivisa, i cui benefici sono oltre che sociali anche individuali: le donne vedrebbero calare il peso dei lavori di cura attualmente prevalentemente a loro carico; gli uomini godrebbero di effetti positivi in termini di benessere e competenze dal vivere la paternità in modo pieno; i figli avrebbero modo di crescere con il contributo paritario di entrambi i genitori.
La paternità fa bene al cervello
Più i padri accudiscono più diventano efficaci ed empatici nell’accudimento, il che fa bene al bambino, alla relazione padre-figlio e alla relazione di coppia, anche perché solleva la madre dal peso unico.



