Genovese vende per 200 milioni il suo 25% in Prima Assicurazioni
L’imprenditore ha ceduto all’altro socio fondatore del gruppo Teodoro D’Ambrosio, finanziato da Carlyle tramite il fondo di debito
di Carlo Festa
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I punti chiave
- Il faro della Procura
- Il riassetto proprietario
- La catena di controllo
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Alberto Genovese cede le sue quote in Prima Assicurazioni, leader nelle polizze online in Italia. A comprarle è uno degli altri soci di Prima, Teodoro D’Ambrosio, che nell’operazione verrà finanziato dal fondo di debito di Carlyle. Genovese incasserà circa 200 milioni di euro.
Il faro della Procura
Sul tavolo c'è un 25%, indiretto, che fa capo all'imprenditore, incarcerato nel novembre del 2020 con l'accusa di violenza sessuale. L'operazione, che ha avuto come advisor Vitale, è stata molto complicata in questi mesi e la Procura è stata informata dai legali sullo stato di avanzamento: complessa con tutte le correlate tematiche Esg, e anche perché l'architettura, a monte di Prima, è costituita da ben tre livelli, con numerosi veicoli esteri.
Il riassetto proprietario
Prima aveva come maggiori soci non solo Genovese ma anche uno dei co-fondatori, cioè Teodoro D'Ambrosio: imprenditore delle start up, tra i suoi trascorsi ha anche Bravofly. Entrambi, prima della cessione di oggi, avevano in mano, indirettamente, ciascuno il 25% circa delle azioni. Il controllo avveniva tramite diversi veicoli con tre differenti piani.
La catena di controllo
Al primo piano dell'architettura c'è Fth (First Technologies Holding, in precedenza Alberto Genovese Technologies) che possiede il 50,6% di Prima. Quote restanti fanno capo a Blackstone (26,8%) e a Goldman Sachs (14,4%), mentre un 3,5% è di un veicolo, Beluga, che fa capo a D'Ambrosio e un altro 4,7% è dei manager.
C'è poi un secondo piano: Fth è controllata dalla holding Alej, che possiede il 79,9% e, a propria volta, faceva capo sia a Genovese sia a D'Ambrosio. Altre quote sono possedute da altre due scatole di D'Ambrosio: Tda (16,2%) e Agh (3,9%). Ma è al terzo piano, l'ultimo, che la catena diventava più complessa: Alej era infatti controllata dalla cassaforte di Genovese, Auliv, con il 63,3 %. Ma c'è un altro veicolo, Zanjero, sempre facente capo a D'Ambrosio, che ha il 29,7% della stessa Alej e poi ci sono altre piccole quote sparse (per il 7%), che potrebbero essere assegnate ancora a D'ambrosio prima del completamento del deal. Con il finanziamento di Carlyle allo stesso D’Ambrosio ora l’architettura azionaria precedente viene totalmente archiviata.

