Il graffio del lunedì

Germania Italia 3-3. Sfiorata l’impresa dopo un primo tempo da incubo

 (AP Photo/Martin Meissner)

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Ad un certo punto, in questa folle partita di Dortmund, quando gli azzurri si sono finalmente svegliati dopo un primo tempo da incubo, per un riflesso condizionato, ci è sembrato di tornare alla sfida dell’Azteca, quella leggendaria con la Germania finita 4-3 per l’Italia ai supplementari.

Ma è stato solo un attimo, una nostalgia canaglia subito svanita quando l’arbitro Marciniak, dopo averci concesso il rigore che avrebbe potuto riportarci sul 3-3, è tornato sui suoi passi per l’intervento del Var. Eppure che Di Lorenzo fosse stato steso in piena area da Shlotterbeck era sembrato palese a tutti. Perfino ai supporter tedeschi, per la prima volta sovrastati nel tifo da quelli italiani.

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Questo rigore avrebbe potuto essere la svolta perchè mancavano ancora una ventina di minuti e i tedeschi, sazi per averci rifilato tre gol nel primo tempo, erano finiti a loro volta nel pallone, increduli che la povera Italia dei primi 45 minuti si fosse trasformata, all’improvviso, in una furia scatenata. Invece, quel penalty cancellato, ha di nuovo frenato gli azzurri e ridato coraggio alla Germania.

Nel recupero poi, per un tocco di mano di Mittelstadt, l’arbitro ci ha concesso un rigore trasformato da Raspadori. E’ il 3-3 finale, ma dopo quasi cento minuti non c’è più tempo. Non andremo alla Finals di Nation League, e quindi il prossimo 6 giugno ad Oslo ci toccherà incontrare la Norvegia di Halland nel girone di qualificazione al Mondiale 2026. Un avversario scomodo. Oddio, ormai sono tutti scomodi. Inutile ricordare che negli ultimi due Mondiali siamo rimasti a casa.

Da bamboccioni addormentati a lupi scatenati. Che nel tè dell’intervallo ci fosse la pozione magica di Asterix? Davvero difficile spiegare questa strana partita a due facce degli azzurri. Nel primo tempo la Germania ci ha asfaltati. Altro che ribaltare l’1-2 di San Siro e tirare fuori lo spirito Mondiale.

Per 45 minuti non abbiamo visto palla, facendoci schiacciare in area come ragazzini della Primavera. Un’agonia. Con i tedeschi sempre in anticipo e gli azzurri terrorizzati dal pallone. E infilzati in contropiede l’unica volta che provano ad uscire dal guscio. Buongiorno butta giù Kleindienst. Rigore netto (abbastanza simile a quello poi non dato al’Italia) che Kimmich trasforma per l’1-0. E’ l’inizio della fine. Il raddoppio è quasi comico: dopo l’ennesima parata, Donnarumma si lamenta con i compagni. E mentre gli azzurri discutono come se fossero in assemblea, i tedeschi battono subito il corner servendo Musiala per il 2-0. Da ridere per non piangere. Meno male che avrebbero dovuto vigilare sulle palle inattive.

Il terzo schiaffone arriva poco prima dell’intervallo per una palla persa da Barella. Dal successivo cross il solito Kleindienst di testa completa la goleada. Nella boxe l’arbitro, per manifesta inferiorità dell’Italia, qui avrebbe sospeso il match.

Rigore non dato all’Italia: scelta discutibile

Nella ripresa tutto cambia. Grazie anche agli inserimenti di Frattesi, Politano e Raspadori, gli azzurri cominciano a giocare una nuova partita. Veloci, aggressivi, determinati. Come avrebbero dovuto essere nel primo tempo. Il protagonista è Kean, che nel giro di pochi minuti, approfittando degli errori dei tedeschi, batte due volte il portiere Baumann. Qui l’Italia rientra in partita, ma ormai è troppo tardi. Il pasticcio dell’arbitro sul primo rigore non dato rende tutto più difficile.

Morale: pareggiare in casa dei tedeschi non è la fine del mondo. Resta però inspiegabile la resa del primo tempo. Con quelle incredibili distrazioni, inaccettabili in una nazionale come l’Italia. Ma qual è l’Italia vera? La prima o la seconda? Con la prima non andiamo da nessuna parte. Un bel rebus per Spalletti che, svanito l’incubo di un’altra disfatta come agli Europei, minimizza così la fantozziana distrazione della difesa: “Il pasticcio sul corner? Meglio aver preso il gol che così impariamo per il futuro...“

Spalletti per rassicurarci dice anche che per il Mondiale dobbiamo “star tranquilli”. Chissà perché viene ci viene in mente Matteo Renzi quando diceva di stare sereni. Meglio incrociare le dita e pensare al campionato, che riprende con l’Inter in testa (64 punti) davanti al Napoli (61) e all’Atalanta (58).

Juventus, lo strano caso del siluramento di Motta

La notizia che tiene banco, cioè la decisione della Juventus di sfiduciare Thiago Motta per sostituirlo con il croato Igor Tudor, lascia abbastanza sconcertati. Un po’ come il primo tempo della Nazionale. Se da un lato è comprensibile, dopo gli ultimi tonfi con Atalanta e Fiorentina, dall’altro ci riporta alle solite telenovele del nostro calcio, sempre in bilico, soprattutto per società come quella bianconera, tra il legittimo desiderio di pianificare il futuro e la pressione emotiva che deriva dai troppi risultati deludenti.

Il motivo del siluramento è chiarissimo: quello di salvare il salvabile per conquistate almeno un posto in Champions. Thiago, agli occhi di Giuntoli, è sembrato troppo freddo, poco rabbioso e autocritico. Convinto di aver comunque dato il massimo. Ma scusate: che Motta sia un tantino presuntuoso ce ne accorgiamo solo oggi?

Ma la società? Tutto a posto? Non ha nulla da rimproverarsi? Solo adesso, a stagione quasi finita, si accorge delle sue stranezze? Del gioco che non c’è, delle sue girandole nella formazione, di aver lasciato deperire in panchina un centravanti come Vlahovic?

Siamo insomma ancora al vecchio calcio delle toppe che coprono i i buchi. E la toppa è un allenatore a tempo, che salvi la baracca. In attesa di un Mancini o di altro mago delle panchine che, per un sontuoso contratto, sarà ben felice di rientrare nella giostra dei soloni del calcio.

Federica Brignone perde la Coppa di Super G

Non sempre si può vincere. Anche la sciatrice azzurra, dopo aver conquistato per la seconda volta la Coppa del Mondo, deve far buon viso a cattiva sorte. Il trofeo del Super G, grazie a una discesa quasi impossibile nella finale di Sun Valley, va alla svizzera Lara Gut-Behrami, alla sua sesta coppa di specialità.

Federica, arrivata terza, cercherà domani di conquistare un’altro trofeo: quello del Gigante. Comunque vada, anche senza en plein, nulla toglie alla incredibile stagione di Federica che, oltre ad aver vinto la Sfera di Cristallo, sta chiudendo un anno fantastico nel quale ha battuto non solo le avversarie ma anche i suoi vecchi demoni che in passato le avevano sbarrato la strada.

A 34 anni, con 37 vittorie in Coppa del Mondo, 83 podi, 3 medaglie olimpiche e 5 mondiali, ha raggiunto una piena maturità che la proietta verso le prossime Olimpiadi di Cortina. In passato, solo Gustavo Thoeni, Piero Gros e Alberto Tomba avevano conquistato la Coppa del Mondo. Un nobile Olimpo, di soli uomini però. Federica è la prima donna ad esserci riuscita. In un anno straordinario per lo sport femminile (pochi giorni fa la storica elezione a presidente del Cio della ex nuotatrice dello Zimbabwe Kirsty Coventry), lo splendido sorriso di Federica resta una delle più belle immagini di una stagione rosa senza precedenti.

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