Question time

Giorgetti: finanziamento alla difesa non deve andare a scapito di sanità e servizi pubblici

Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al question time alla Camera

Il ministro Giancarlo Giorgetti nel corso del question time al Senato. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

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«Per il governo italiano il finanziamento della difesa non potrà avvenire a scapito di settori fondamentali per i cittadini, quali ad esempio la sanità e i servizi pubblici». Lo ha ribadito il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al question time alla Camera spiegando che proprio per questo «l’Italia ha pertanto elaborato una proposta con l’obiettivo di colmare il divario di investimenti dell’Europa nel settore della difesa e della sicurezza e migliorare significativamente le sinergie tra risorse nazionali e a livello Ue, ma cercando per quanto possibile di minimizzare l’impatto sul debito pubblico».

Giorgetti: non rialzare debito o rischi stabilità finanziaria Ue

 Giorgetti, rispondendo ad una domanda sulla proposta Ue Rearm Europe, ha «l’Italia ha salutato positivamente la proposta della Commissione di attivare la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità e Crescita (Psc), per le spese legate alla difesa». «E’ stata una delle richieste che l’Italia ha sostenuto durante le discussioni senza ricevere soddisfazione» ha aggiunto. Il Governo, tuttavia, «ha ben presente la necessità che la flessibilità concessa dall’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non comprometta la sostenibilità delle finanze pubbliche e non comporti un aumento significativo del debito pubblico. Questo, infatti, lascerebbe i Paesi ad alto debito in una posizione di debolezza, aumenterebbe la frammentazione e rischierebbe di compromettere la stabilità finanziaria dell’area euro»

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Sforzo spese difesa dovrà produrre benefici per crescita e occupazione

 Non solo. «L’Italia deve rispettare gli impegni internazionali se fa parte di una di un’alleanza e questa alleanza richiede un impegno del 2%» della spesa militare». Ma l’eventuale sforzo del Governo per reperire le risorse «non potrà non contemplare una valutazione di politica industriale con riferimento all’industria della difesa». Questo sforzo, quindi, «dovrà evidentemente produrre anche un beneficio in termini di crescita economica e anche di occupazione».

Dazi Trump possono danneggiare economia italiana

«E’ innegabile che la politica di introduzione dei dazi annunciata da dall’amministrazione americana potrebbe danneggiare l’economia italiana e l’economia europea e con un effetto a catena anche il commercio globale» ha detto ancora Giorgetti, nel corso del question time alla Camera. «Non conviene a nessuno una guerra commerciale - ha aggiunto Giorgetti - però questa forse può essere l’occasione per rimettere a posto un po’ le cose per far nascere un WTO più trasparente» e con maggiore uguaglianza competitivà «tra le imprese che rispettano le normative». Anche perché «arriviamo da decenni di concorrenza totale a livello globale, la mitica globalizzazione, senza regole spesso; oggi abbiamo l’incertezza di quelle che potrebbero essere le ricadute sull’economia dei dazi americani, ma ci dimentichiamo danni effettivi che ha subito l’economia italiana e tante imprese e imprenditori scomparsi grazie alla concorrenza sleale rispetto a una teoria del free trade che in qualche modo si considerava ineluttabile»

Veto su Unicredit e Mps è extrema ratio

Quanto alle valutazioni sull’esercizio del golden power nei casi Unicredit e Mps «saranno evidentemente effettuate in conformità con quanto previsto dalla legge e quindi in modo proporzionato, ragionevole e nel rispetto del principio di non discriminazione, ricordando che ogni decisione viene presa a seguito di approfondita istruttoria che coinvolge le imprese interessate e che anche in caso di determinazioni finali concernenti l’esercizio dei poteri la gamma di possibili soluzioni, che vede il veto alle operazioni solo come estrema ratio, consente l’adozione di misure di monitoraggio e prescrittive pienamente idonee a contemperare gli interessi in gioco».

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