Gli alberi sono il deposito della memoria del mondo
Nel suo ultimo libro Tristan Gooley interpreta i cambiamenti climatici attraversi i guardianidella natura
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I punti chiave
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Per la sua capacità di leggere gli alberi, è stato definito dalla Bbc lo «Sherlock Holmes del mondo naturale».
Raggiungiamo Tristan Gooley poco prima del suo arrivo in Italia, dove è atteso in occasione dell’uscita del libro, Leggere gli alberi - Simboli e misteri dalle radici alle foglie (Altrecose marchio di Post e Iperborea, trad.it. Stefania De Franco, 19,50€). Scrittore britannico, membro del Royal Institute of Navigation e della Royal Geographical Society, Gooley è l’unica persona al mondo ad aver attraversato l’Atlantico sia in volo sia per mare.
Lo Sherlock Holmes del mondo naturale
Leggere gli alberi si configura come un manuale – e Gooley un naturalista d’altri tempi – che si pone in prospettiva epistemologica, ciò che l’autore fa, infatti, è (tentare di) interpretare la storia dell’umanità, indagando il presente, e i cambiamenti climatici, attraverso i guardiani della natura, gli alberi appunto.
Uno degli aspetti che colpisce del libro di Gooley è che l’autore britannico - divenuto in 20 anni una vera e propria celebrità nel mondo delle scienze del paesaggio - parli degli alberi come mappa di territori, ma non solo, ci accompagna “dentro” il mondo-albero; ogni albero, infatti, dice Gooley, ci parla dell’intorno (lo spazio) ed è anche una memoria dei luoghi (il tempo trascorso): «I salici ci dicono che vicino c’è un fiume, la forma dei loro rami ci dà una bussola per orientarci sul terreno, ma ci rivela anche le abitudini del vento e degli animali».
Leggere gli alberi può essere letto come bussola del presente: l’uomo ha, oggi, la responsabilità e la scelta di ritrovare il proprio spazio nel mondo, dopo decenni in cui surriscaldamento globale, CO2, sversamenti di liquami e plastica a mare, guerre, erosione del territorio, deforestazione, smog,… hanno reso difficile la sopravvivenza nei vari habitat (nel senso più ampio di questo termine ndr), non solo per gli “altri” esseri viventi ma, paradossalmente, anche per noi Sapiens.

