Gli anni del dissenso
di Michele Ciliberto
5' min read
5' min read
Come si sa il carteggio di Croce e Gentile è stato a lungo pubblicato in due sedi distinte: le lettere di Croce in un massiccio volume stampato dalla Mondadori; quelle di Gentile in cinque volumi - i primi quattro editi dalla Sansoni, il quinto e ultimo dalla Casa Editrice Le Lettere -. Questa situazione ha reso ovviamente meno agevole la comprensione del ritmo del carteggio che tocca sia questioni di ordine propriamente filosofico-scientifico, sia eventi della vita quotidiana di quelli che sono stati, e restano, i due principali filosofi dell’Italia nel XX secolo.
È dunque una iniziativa meritoria dell’Editore Aragno quella di pubblicare il carteggio in un’unica sede mettendo a disposizione degli studiosi documenti che riguardano una delle maggiori esperienze filosofiche di tutto il secolo – ed anche una vicenda di solidarietà e di amicizia personale prima, di rottura traumatica poi. In questa forma la pubblicazione del carteggio è arrivata al IV volume comprendente gli anni dal 1910 al 1914, ed è a cura di Cecilia Castellani e di Cinzia Cassani che hanno corredato il volume di un ricco apparato di note che mette il lettore in grado di seguire con conoscenza dei fatti il ritmo del colloquio.
Il volume si inserisce, va sottolineato anche questo, in una forte ripresa degli studi su Croce e su Gentile che a lungo sono stati messi da parte perché considerati esponenti di un pensiero «provinciale» rispetto a quello che sarebbero state le linee principali della filosofia europea del Novecento: tutte favole di cui finalmente stiamo cominciando a liberarci. In effetti oggi il problema va al di là delle stesse personalità di Croce e di Gentile perché è diventata ormai indispensabile una nuova considerazione di tutta la filosofia italiana del Novecento che deve essere considerata nella pluralità delle sue linee, non riducibili all’esperienza di quello che con termine improprio si è chiamato «neoidealismo italiano».
Come scrisse Claudio Cesa in un saggio memorabile, Giovanni Gentile ebbe «nemici» nello stesso ambito del fascismo: osservazione che spinge a guardare a quella lunga epoca con occhi distanti da antiche contrapposizioni di carattere ideologico e politico. Anche opere come quelle di Eugenio Garin o quelle di Norberto Bobbio, entrambe uscite nel 1955, appaiono oggi più che come interpretazioni, quali fonti da collocare a loro volta nel tempo in cui sono state pubblicate e nella temperie propria della storiografia dell’antifascismo. Ed è naturale che un lavoro di questo genere si può fare meglio se si dispone o di nuovi documenti o di documenti già noti, ma presentati in forme nuove, che permettano - finito ormai il secolo - di guardare a questa lunga vicenda da prospettive diverse.
Il volume del carteggio ora uscito comprende anni decisivi sia per Croce che per Gentile, anzitutto perché è nel 1913 che Croce decide di rendere pubblico sulla Voce il dissenso teorico con l’amico. La decisione fu certamente provocata anche, come Croce gli scrisse, dalle «manifestazioni separatistiche e polemiche» degli scolari di Gentile i quali «con poca finezza venivano ad accentuare la contrapposizione tra due amici, che per loro conto non volevano accentuarla e la lasciavano soltanto intendere a chi era in grado di intendere». Per questo – dice Croce – egli era stato «costretto a fare una dichiarazione dalla quale apparisse che il mio silenzio non era né consenso né smarrimento».


