Processo telematico

Gli avvocati: confusione e malfunzionamenti ledono il diritto di difesa

I penalisti rimarcano il rischio di soluzioni a macchia di leopardo

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Uno slittamento al 31 dicembre 2025 per tutti gli atti che riguardano il processo penale telematico, impugnazioni comprese. È la richiesta del Consiglio nazionale forense al ministro della Giustizia Carlo Nordio. «Abbiamo con il ministero un filo diretto costante - dice il presidente del Cnf, Francesco Greco - da parte di Via Arenula c’è l’impegno per trovare un rimedio a problema la cui origine non è del tutto chiara. Alcuni provvedimenti di tribunali parlano di profilazione dei giudici, sfugge dunque se la necessità di adeguamento riguardi la tecnologia o la formazione».

Per il presidente del Cnf non è ragionevole lasciare fuori dalla proroga proprio gli atti con termini perentori e dunque a rischio decadenza. Auspicabile poi, per Francesco Greco, anche una maggiore elasticità dei giudici. «Ad amplificare le difficoltà c’è anche una rigidità dei giudici - afferma il numero uno del Cnf - la norma prevede che la costituzione di parte civile possa avvenire sia in udienza sia attraverso il portale. Ci sono però alcuni uffici che negano la prima possibilità, malgrado sia prevista dal Codice».

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Quanto allo slittamento al 31 dicembre 2025 l’ostacolo potrebbe essere il Pnrr. «La proroga sembra trovi un impedimento negli obiettivi del Pnrr - dichiara il presidente del Cnf - ma l’Italia è stata molto virtuosa nel raggiungerli fino a ora. Non sarebbe ragionevole un irrigidimento quando c’è in gioco la libertà delle persone».

Il diritto di difesa

Punta il dito contro la sospensione dell’applicativo App 2.0 solo per i magistrati e i cancellieri l’Unione delle camere penali, che denuncia la lesione del diritto di difesa. A peggiorare la situazione è la consapevolezza che il motivo del fermo risieda più nel fattore umano che nel malfunzionamento dell’App, come previsto dal codice.

«Gli avvocati fanno formazione da anni per arrivare preparati all’appuntamento con il processo penale telematico - spiega Gian Luca Totani nella giunta Ucpi, con delega all’informatizzazione - la stessa cosa non si può dire per le toghe e i cancellieri che ora beneficiano di una “pausa” per garantire un adeguato periodo di sperimentazione».

Per Totani sarebbe andata diversamente se non fossero rimaste inascoltate le richieste dei penalisti per evitare un debutto senza rete. «Abbiamo segnalato in tutte le sedi, anche con una lettera al ministro Nordio, la necessità di partire con un paracadute - afferma Totani - una norma primaria, per il doppio binario analogico-telematico, per consentire di metabolizzare la progressione».

Mette l’accento sul vulnus al diritto di difesa il presidente dei penalisti Francesco Petrelli. «Il malfunzionamento del nuovo applicativo App nelle fasi del dibattimento del processo penale, necessario per dare attuazione al processo telematico - ricorda Petrelli - ha determinato gravi problemi alle udienze e la sua conseguente “sospensione temporanea” in numerosi tribunali».

L’Ucpi aveva da tempo segnalato «l’insufficienza e l’inadeguatezza del sistema e la necessità di un’ulteriore proroga o di una soluzione alternative a garanzia dell’esercizio del diritto di difesa - sottolinea il presidente dei penalisti - in un ambito così delicato per la salvaguardia dei diritti quale è quello del processo penale. Alla prova dei fatti il carico telematico da parte degli operatori ha determinato la paralisi dell’intero sistema, come accaduto al Tribunale di Roma».

No a interventi tampone

Petrelli mette però in guardia dal rischio di adottare soluzioni provvisorie. «Il superamento della crisi - avverte il vertice dell’Ucpi - non può essere delegato ad interventi tampone spontanei, unilateralmente assunti dai singoli soggetti istituzionali, con il rischio di gravi disparità di trattamento fra parti pubbliche e private. Come abbiamo formalmente chiesto è necessario un intervento urgente del legislatore che risolva in maniera omogenea e razionale questa grave impasse».

Un suggerimento arriva dal coordinatore dell’Organismo congressuale forense Mario Scialla. «Quello che sta accadendo è molto pericoloso - sostiene Scialla - c’è il pericolo che resti in carcere chi non ci deve stare. Noi penalisti abbiamo bisogno di certezze e risposte immediate. La soluzione potrebbe essere quella di parificare il portale alla Pec. Una risposta immediata di “ricevuto” dopo l’inoltro dell’atto, eviterebbe attese di giorni, lasciandoci nel vuoto davanti alla scritta “in verifica”. Situazione che è fonte di grande stress per noi e che può avere ricadute decisamente gravi sul diritto di difesa».

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