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Gli Azzurri accettano la sfida ma ne escono umiliati

La Francia non ha rallentato dopo avere messo il risultato ampiamente al sicuro, ma ha continuato ad accelerare

(Alfredo Falcone/LaPresse )

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ROMA - Questa è la storia di un’umiliazione. Di una partita impietosa, giocata da una Francia che per una volta non ha mostrato un carattere “latino”, non ha rallentato dopo avere messo il risultato ampiamente al sicuro, ma ha continuato ad accelerare, lasciando sempre più indietro un’Italia che semplicemente non era all’altezza. Sì, i Bleus avevano qualcosa da dimostrare, dopo la sconfitta subita in casa dell’Inghilterra, e gli Azzurri ne hanno fatto le spese.

Non è mancata la voglia di reggere il confronto, come dimostra il primo quarto di gara, concluso addirittura in vantaggio 10-7 grazie alla sgroppata vincente di Menoncello, con una Francia un po’ presa nel sonno. Ma forse proprio l’accettare la sfida, su ritmi per noi insostenibili, non ha fatto che aggravare la situazione. Se i nostri avversari di giornata sbagliano poco o niente e giocano in velocità una fase dopo l’altra, tutto il divario viene fuori.

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In 10 minuti tre mete dei francesi e una sola dell’Italia, sia pure molto bella, con uno spunto straordinario di Capuozzo e un passaggio geniale di Ruzza per il marcatore Brex. Da lì in poi sofferenza nostra e divertimento dei Galletti. E dire che gli ospiti avevano cominciato la gara puntando sulla forza di attrito degli avanti. Lamaro e compagni hanno tenuto e, dopo quel primo tentativo di sfondare, i transalpini sono passati dall’elmetto al fioretto: palloni al largo, spazi che aumentavano, pezzi di bravura che a un certo punto sono arrivati a sfiorare i numeri da circo (chiedere, fra gli altri, al trequarti ala Louis Bielle-Biarrey).

Inferiorità sui punti d’incontro: questa la più grande difficoltà per i nostri, secondo il ct Gonzalo Quesada. «E poi - osserva tra il realista e lo sconsolato - loro hanno in squadra Dupont». Già, il migliore giocatore del mondo, il migliore in campo, il migliore in tutto.

Fino a un certo punto del match poteva stare in piedi il concetto della coperta corta. Provi a contrattaccare, ottieni qualche risultato, ma devi anche difendere, spendi tanto e dopo la prima frazione sei sotto 35-17. Il fatto è che poi la coperta ce l’hanno proprio sfilata di dosso: due mete a cinque nel primo tempo, una meta a sei nel secondo, un finale di 24-73 che fa proprio male.

Così come nel turno di apertura del torneo, quando i suoi hanno battuto 43-0 il Galles, dopo una cinquantina di minuti il tecnico dei “Coqs” Fabien Galthié ha cambiato sei uomini in una volta sola. Magari la si può interpretare come una sorta di spettacolarizzazione, quasi una mancanza di rispetto. Ma che cosa si può obiettare, se il risultato era già al sicuro e c’erano sei uomini di mischia pronti a entrare e a far rifiatare i loro compagni?

A quel punto si era 17-42 e le emozioni vere e proprie, quelle legate a un risultato ancora in bilico, erano sfumate da un po’, facendo posto all’accademia. Se poi di emozioni vogliamo parlare anche al di fuori di quello che è successo nel match, ecco il tributo a Sergio Parisse, eterno capitano azzurro, con tutti i 65mila dell’Olimpico in piedi ad applaudire: da una parte i sostenitori italiani, dall’altra quelli transalpini, mai cosi numerosi, che hanno potuto ammirarlo e apprezzarlo lungo una carriera quasi tutta trascorsa dalle loro parti.

La Francia - tra quindici giorni - è attesa a Dublino dall’Irlanda. Un appuntamento che molto probabilmente ci consegnerà la vincitrice dell’edizione 2025 del torneo. L’Italia, prima di chiudere il 15 marzo proprio con l’Irlanda all’Olimpico, sarà a Twickenham, in casa dell’Inghilterra. Con umiltà e consapevolezza delle forze in campo, si può ripartire.

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