Il New Year’s Forum

Gli enigmi dell’era Trusk e l’Europa alle strette. Gentiloni: «Inquietante la campagna di Musk in Uk e Germania»

Esperti a confronto a Roma sullo stato di salute delle democrazie liberali

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Su un punto sono tutti d’accordo: il vecchio ordine liberale internazionale è finito, il nuovo è ancora una nebulosa. Sono chiare le minacce che l’«era Trusk» sta mettendo a nudo. Molto più indecifrabili sono gli approdi. Ma una certezza c’è: se l’Europa non si muove in fretta, il rischio di restare periferia del globo, «cliente» dei poteri emergenti, che siano Stati o big tech, diventerà realtà. Sul potere e il destino delle democrazie occidentali si sono confrontati al Maxxi di Roma politologi, imprenditori, accademici e giornalisti per il primo giorno dell’edizione zero del New Year’s Forum, il network promosso da Marco Bentivogli e Valeria Manieri.

De Bortoli: stop ai racconti autoassolutori, serve un’agenda

Base di partenza della discussione sono stati i risultati della ricerca di Swg e FB&Associati sul 2025 che verrà, condotta interpellando 110 esperti e rivelatrice di un’erosione del contratto sociale alla base del nostro vivere civile. «Siamo consapevoli dei nostri difetti e dei nostri ritardi, ma sotto sotto siamo sempre convinti di potercela fare», ha sottolineato Ferruccio de Bortoli, componente del comitato scientifico del forum, mettendo in guardia dai «troppi racconti autoconsolatori». Il riferimento stretto era all’industria metalmeccanica, sulle cui prospettive quasi tutti gli interpellati si dicono pessimisti, ma il monito è suonato più generale: attenzione agli eccessi di autoindulgenza che causano il rinvio di scelte cruciali e, dunque, la poco chiara definizione di un’agenda. E occhio alla tendenza del «soccorso al vincitore» (negli Usa Donald Trump, in Italia Giorgia Meloni) che vede nelle critiche quasi una lesa maestà: «Ogni dibattito serio e sincero è un modo per essere cittadini fino in fondo».

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Parisi: 100mila italiani fuggono all’estero

«È importante che il nostro Paese cominci a riflettere sul futuro partendo dall’analisi del presente», ha esortato il Nobel per la fisica Giorgio Parisi, che ha posto l’accento sulla denatalità e ancora di più sulla fuga dei nostri concittadini: «Abbiamo un’emigrazione di 100mila italiani che vanno all’estero, di cui non si parla nonostante sia quasi la metà di quelli che nasceranno» nel nostro Paese quest’anno. Nel mirino dello scienziato anche la «mancanza di programmazione a lungo termine» sia sulla ricerca sia sull’economia. E sull’intelligenza artificiale occorre «un centro di ricerca europeo» modello Cern.

La fine del vecchio ordine liberale internazionale

L’Unione europea è stata la vera protagonista del panel dedicato alla democrazia e al nuovo potere. «Il vecchio ordine liberale internazionale è finito», ha detto senza giri di parole Marta Dassù, direttrice di Aspenia. È vero, come sosteneva Ralf Dahrendorf, che la democrazia «è sempre in crisi» e che «conta la capacità di adattarsi e superarla. Ma la domanda è d’obbligo: sono le democrazie occidentali ancora in grado di adattarsi? E quale sarà il rapporto tra l’America del secondo Trump e l’Europa?

Dassù: il pericolo di europei visti come «clienti»

Per Dassù, «sarebbe sbagliato pensare a Trump come un isolazionista: è un unilateralista duro e puro che giocherà le sue carte con l’aggiornamento della teoria reaganiana della pace con la forza». Il pericolo di europei visti come clienti, «alleati che si accendono e si spengono» a seconda della convenienza, però, è concreto. Così come l’antioccidentalismo delle potenze rivali: Cina, Russia, Iran, Corea del Nord. Non ancora coerenti nell’opposizione al vecchio ordine. Il risultato è che «il mondo di oggi è il mondo di nessuno» e che «viviamo una rischiosissima fase di interregno». Un «nuovo Medioevo» in cui la tecnologia fa a gara con la politica e in cui gli Stati nazionali hanno perso vernice: non è chiaro chi comanda chi. «I veri due punti sono questi: siamo ancora in grado di decidere qualcosa? Siamo in grado di avere un rapporto sano con la tecnologia? L’Europa rischia di essere periferica. Deve decidere se rimane un cliente Usa o giocarsi la sua partita. Il bivio è tra la potenza e l’impotenza».

Gentiloni: inquietante campagna di Musk nel Regno Unito e in Germania

Concorda l’ex premier ed ex commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, esplicito nel sollecitare «una sveglia» dell’Europa e nel rivelare le sue preoccupazioni su Elon Musk. «La sua campagna contro il premier inglese Starmer e a favore dell’Afd in Germania è veramente inquietante». Citando Biden, Gentiloni ha denunciato i lati oscuri dell’«oligarchia big tech» e segnalato che «la logica degli imperi, la logica di potenza è tornata al centro della sfida internazionale». Non c’è solo l’aggressività della Russia di Vladimir Putin. C’è anche l’influenza assunta da potenze medie. «Mi ha stupito il ruolo enorme svolto dalla Turchia in Siria». Di cosa ci sarebbe bisogno? «Di un po’ di più di potere buono, di una potenza che muove in una direzione favorevole. È la scommessa di una potenza europea».

Parsi: potenze autoritarie all’attacco della cultura liberalprogressista

«L’atteggiamento di Trump segna una discontinuità rispetto a tutte le presidenze Usa dal dopoguerra - ha osservato il politologo Vittorio Emanuele Parsi - perché è palese la volontà di andare fine in fondo nella critica all’ordine liberale internazionale e di procedere a una revisione sostanziale del rapporto con l’Europa. Sta chiarendo che con lui la musica cambia. Un attacco alla cultura liberalprogressista che ha costruito il mondo nel secondo dopoguerra». Con un salto di “qualità” compiuto con l’invasione russa dell’Ucraina: le potenze autoritarie hanno dimostrato di poter ricorrere alle armi e hanno il progetto esplicito di «sostituire». «L’invasione dell’Ucraina - ha precisato Parsi - non è certamente la prima guerra del XXI secolo, ma le altre avevano l’ambizione di stabilizzare il sistema, oggi l’intento è destabilizzarlo. E questo progetto attira attori che autoritari non sono, come il Brasile. Senza contare che sono in aumento i domini in cui la sovranità territoriale non funziona: spazio, abissi marini, cyber e persino pandemie».

Le sfide della Nato e le fragilità dell’Ue

Se la Rappresentante speciale della Nato per donne, pace e sicurezza, Irene Fellin, ha ricordato che le priorità di Trump saranno l’aumento dell’investimento nella difesa da parte dei vari Paesi dell’Alleanza («Ne abbiamo bisogno per difenderci») e l’Ucraina («Ci aspettiamo che il sostegno vada avanti per arrivare ai tavoli negoziali da una posizione di forza»), la vicepresidente dem del Parlamento Ue Pina Picierno, ha voluto richiamare il fatto che, nonostante l’incremento importante di nazionalisti e sovranisti alle ultime elezioni europee, il governo dell’Unione è stato affidato ancora alle forze tradizionalmente europeiste. Ma non ha nascosto le fragilità di questa Ue: «Al fondo, dalla parte hard dei conflitti a quella soft dell’economia, c’è la questione della sicurezza. L’Europa è drammaticamente indietro: siamo poco più che testimoni. Non bastano le buone intenzioni. Restare fermi a metà tra sorpresa e negazione della realtà non ci aiuterà. C’è bisogno di un’Unione forte». «I ritardi fondamentali, quello tecnologico e della sicurezza, si accavallano costantemente», ha spiegato Micol Flammini del Foglio.

Il costo della disaffezione

«Auspico molto ottimismo della volontà», ha detto l’ambasciatore di Francia in Italia, Martin Briens, convinto che le democrazie occidentali siano sotto attacco non solo per fattori esterni, ma prima di tutto a causa di fattori interni: «Sono indebolite e messe in discussione, non sono state efficaci davanti alla crisi della classe media e alle sfide di disuguaglianze e immigrazione. Il rischio è il ritiro dei nostri cittadini». Il calo della partecipazione è lampante, le difficoltà della stampa e dei suoi modelli di business anche, come ha affermato il direttore Ansa Luigi Contu. «Chi ha a cuore l’Europa e la democrazia - ha detto - deve costruire il terreno fertile per la resistenza dell’informazione libera e democratica».

La diagnosi di Massolo: tentativo di pluripolarismo non compiuto

La diagnosi dell’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente Mundys, è netta: «Il potere non ce l’ha nessuno, oggi è molto diffuso. Stiamo uscendo dall’ordine mondiale liberale, basato sul potere dell’Occidente e sulla fiducia nel libero mercato, e stiamo entrando in un non so dove. Washington e Pechino sono le due uniche vere superpotenze, ma non bastano per definire bipolare il mondo. C’è un tentativo di pluripolarismo, ma non compiuto». In questo disordine, dove assumono peso altri soggetti come big tech, Ong, jihadismo e singoli, le medie potenze acquistano un potenziale di ricatto estremamente rilevante e usano la loro possibilità di agire su più tavoli per entrare nei conflitti cercando di massimizzare il loro interesse nazionale. L’esito è «un’erosione rapida delle leadership nazionali e il rifugio delle persone nel mondo individualizzato dei social media». Ma a suo avviso è un problema chiedersi se ci sia speranza per le democrazie nel confronto con le autocrazie. «Ne faccio una questione di efficienza dei sistemi. Se gli assetti di governo non sono in grado di rispondere ai bisogni di sicurezza materiale e prosperità economica saranno spazzate via sia le democrazie sia le autocrazie».

Una nuova pedagogia politica contro le derive, anche del web

Non vede rosa il politologo Massimiliano Panarari: «Le società non saltano per aria quando le persone hanno la pancia piena e quando pensano che i figli avranno una vita migliore della loro. Condizioni che oggi non ci sono. Queso facilita la deriva, in un contesto di emozioni pubbliche esasperate. Servirebbe pedagogia politica, e nuovi meccanismi di selezione delle élite politiche e democratiche». Il web non aiuta. La scrittrice femminista Djarah Kan ha usato parole dure: «Non è più possibile abitare i social in maniera costruttiva. È cambiato il fine ultimo: sono produttori industriali di narrazioni. Il punto è il potere della narrazione sulle persone, perché l’algoritmo sceglie contenuti sempre violenti e spingono le persone a radicalizzarsi nella loro intolleranza. C’è tanta violenza verbale, di genere, razziale».

Purassanta (Cerved): il potere? Sarà di chi sa immaginare il futuro

Non ha dubbi l’Ad di Cerved, Carlo Purassanta: «Avrà il potere colui o colei, siano essi imprenditori o Stati, che sanno imnaginare il futuro e trasformare questa immaginazione in fatti. Conterà l’ingegno». «La maggior parte dei problemi di cui abbiamo parlato sin qui sono tutti noti e avremmo dovuto già averli risolti», ha punto il manager, snocciolando la lista dei temi su cui concentrare gli sforzi, dal mare ai trasporti, dallo spazio ai mercati finanziari «fluidi e trasparenti», e delle priorità trasversali, dall’educazione all’alimentazione.

Non chiamatelo think tank

Il dibattito al New Year’s Forum - che vede la collaborazione con il Parlamento europeo e la Rappresentanza della Commissione Ue in Italia, il supporto dell’ambasciata di Francia, il patrocinio dell’assessorato per le Attività produttive e le pari opportunità di Roma Capitale, la partnership della Sapienza di Roma e il Politecnico di Milano, Enea e Women in Steam, e che è sostenuto da Microsoft Italia e Nestlé - è proseguito intorno agli altri dossier esplorati nell’indagine coordinata da Riccardo Grassi di Swg e Paola Perotti di FB&Associati: ricerca, salute e felicità. Oggi sarà la volta di economia e innovazione, sostenibilità e inclusione. Obiettivo: creare uno spazio stabile di discussione e verifica annuale dei pronostici. «Ma non chiamiamolo think tank», dice Bentivogli, che è stato sindacalista leader dei metalmeccanici della Cisl e nel 2020 ha fondato Base Italia. «È un network, una rete». Almeno oggi. Domani chissà.

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