Gli enigmi dell’era Trusk e l’Europa alle strette. Gentiloni: «Inquietante la campagna di Musk in Uk e Germania»
Esperti a confronto a Roma sullo stato di salute delle democrazie liberali
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I punti chiave
- De Bortoli: stop ai racconti autoassolutori, serve un’agenda
- Parisi: 100mila italiani fuggono all’estero
- La fine del vecchio ordine liberale internazionale
- Dassù: il pericolo di europei visti come «clienti»
- Gentiloni: inquietante campagna di Musk nel Regno Unito e in Germania
- Parsi: potenze autoritarie all’attacco della cultura liberalprogressista
- Le sfide della Nato e le fragilità dell’Ue
- Il costo della disaffezione
- La diagnosi di Massolo: in corso tentativo di pluripolarismo non compiuto
- Una nuova pedagogia politica contro le derive, anche del web
- Purassanta (Cerved): il potere? Sarà di chi sa immaginare il futuro
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Su un punto sono tutti d’accordo: il vecchio ordine liberale internazionale è finito, il nuovo è ancora una nebulosa. Sono chiare le minacce che l’«era Trusk» sta mettendo a nudo. Molto più indecifrabili sono gli approdi. Ma una certezza c’è: se l’Europa non si muove in fretta, il rischio di restare periferia del globo, «cliente» dei poteri emergenti, che siano Stati o big tech, diventerà realtà. Sul potere e il destino delle democrazie occidentali si sono confrontati al Maxxi di Roma politologi, imprenditori, accademici e giornalisti per il primo giorno dell’edizione zero del New Year’s Forum, il network promosso da Marco Bentivogli e Valeria Manieri.
De Bortoli: stop ai racconti autoassolutori, serve un’agenda
Base di partenza della discussione sono stati i risultati della ricerca di Swg e FB&Associati sul 2025 che verrà, condotta interpellando 110 esperti e rivelatrice di un’erosione del contratto sociale alla base del nostro vivere civile. «Siamo consapevoli dei nostri difetti e dei nostri ritardi, ma sotto sotto siamo sempre convinti di potercela fare», ha sottolineato Ferruccio de Bortoli, componente del comitato scientifico del forum, mettendo in guardia dai «troppi racconti autoconsolatori». Il riferimento stretto era all’industria metalmeccanica, sulle cui prospettive quasi tutti gli interpellati si dicono pessimisti, ma il monito è suonato più generale: attenzione agli eccessi di autoindulgenza che causano il rinvio di scelte cruciali e, dunque, la poco chiara definizione di un’agenda. E occhio alla tendenza del «soccorso al vincitore» (negli Usa Donald Trump, in Italia Giorgia Meloni) che vede nelle critiche quasi una lesa maestà: «Ogni dibattito serio e sincero è un modo per essere cittadini fino in fondo».
Parisi: 100mila italiani fuggono all’estero
«È importante che il nostro Paese cominci a riflettere sul futuro partendo dall’analisi del presente», ha esortato il Nobel per la fisica Giorgio Parisi, che ha posto l’accento sulla denatalità e ancora di più sulla fuga dei nostri concittadini: «Abbiamo un’emigrazione di 100mila italiani che vanno all’estero, di cui non si parla nonostante sia quasi la metà di quelli che nasceranno» nel nostro Paese quest’anno. Nel mirino dello scienziato anche la «mancanza di programmazione a lungo termine» sia sulla ricerca sia sull’economia. E sull’intelligenza artificiale occorre «un centro di ricerca europeo» modello Cern.
La fine del vecchio ordine liberale internazionale
L’Unione europea è stata la vera protagonista del panel dedicato alla democrazia e al nuovo potere. «Il vecchio ordine liberale internazionale è finito», ha detto senza giri di parole Marta Dassù, direttrice di Aspenia. È vero, come sosteneva Ralf Dahrendorf, che la democrazia «è sempre in crisi» e che «conta la capacità di adattarsi e superarla. Ma la domanda è d’obbligo: sono le democrazie occidentali ancora in grado di adattarsi? E quale sarà il rapporto tra l’America del secondo Trump e l’Europa?
Dassù: il pericolo di europei visti come «clienti»
Per Dassù, «sarebbe sbagliato pensare a Trump come un isolazionista: è un unilateralista duro e puro che giocherà le sue carte con l’aggiornamento della teoria reaganiana della pace con la forza». Il pericolo di europei visti come clienti, «alleati che si accendono e si spengono» a seconda della convenienza, però, è concreto. Così come l’antioccidentalismo delle potenze rivali: Cina, Russia, Iran, Corea del Nord. Non ancora coerenti nell’opposizione al vecchio ordine. Il risultato è che «il mondo di oggi è il mondo di nessuno» e che «viviamo una rischiosissima fase di interregno». Un «nuovo Medioevo» in cui la tecnologia fa a gara con la politica e in cui gli Stati nazionali hanno perso vernice: non è chiaro chi comanda chi. «I veri due punti sono questi: siamo ancora in grado di decidere qualcosa? Siamo in grado di avere un rapporto sano con la tecnologia? L’Europa rischia di essere periferica. Deve decidere se rimane un cliente Usa o giocarsi la sua partita. Il bivio è tra la potenza e l’impotenza».


