«Gli operatori sottoutilizzano le frequenze 5G, Bai pronta a investire fino a 500 milioni, puntando su micro antenne»
La posizione di Luca Luciani, ad di Bai Communications Italia
di Simona Rossitto
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Gli operatori di tlc stanno «sotto utilizzando le frequenze 5G» e quindi l'Italia si trova in «serio ritardo» rispetto agli altri Paesi. E' l'opinione di Luca Luciani, ceo di Bai Communications Italia, con una pluriennale esperienza nel mondo tlc. La soluzione passa per l'opportuna canalizzazione delle risorse rese disponibili dal Pnrr, «oltre a favorire gli investimenti privati delle TowerCo, o a quelli dei nuovi player focalizzati sulla densificazione come Bai», spiega a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e Digit'Ed, nuovo gruppo attivo nella formazione e nel digital learning.
Bai Communications, che in Italia si pone come concorrente di Inwit e Cellnex e punta sull'uso della small cell, cioè delle piccole antenne piuttosto delle macro, è pronto a investire 500 milioni in 5 anni, a partire da progetti come quello annunciato con il Comune di Roma da quasi 100 milioni di euro che ha l'obiettivo di coprire la Capitale con 5G e Wi-fi neutrale ad alta densità entro il 2026.
Quali sono i maggiori colli di bottiglia per lo sviluppo delle applicazioni 5G in Italia?
Il primo problema riguarda il settore delle tlc che, a causa della competizione che ha fatto abbassare i prezzi, ha un Arpu (ricavo medio per cliente, ndr) sotto o attorno ai 10 euro ed è diventato un mercato che non cresce più. Purtroppo, la situazione macro ha ripercussioni pesanti sulla capacità di innovare del Paese. Tim, Vodafone e WindTre cercano di ottimizzare l'allocazione delle risorse limitate che ostacola gli investimenti in opportunità tecnologiche. Alla sofferenza del settore, si è aggiunta l'aggravante costituita dal maxi esborso degli operatori per le frequenze 5G. Di conseguenza, le telco che hanno le frequenze le stanno sotto utilizzando, cercano di spostare in avanti gli investimenti di densificazione necessari per le nuove infrastrutture. L'Italia è, quindi, in serio ritardo rispetto ai Paesi nordeuropei o agli Stati Uniti. Inoltre, a differenza di Francia o Germania, dove sono state liberalizzate frequenze dedicate all' industria per abilitare le funzioni d'uso tipo l'automazione delle fabbriche, nel nostro Paese ciò non è accaduto. In Italia, liberalizzando le frequenze per il mondo dell'industria, si permetterebbe invece a una casa automobilistica o a una casa di moda o a un'azienda manifatturiera di avere la propria bolla 5G. Faccio un esempio di use-case, ovvero l'automazione di siti produttivi e logistici. Oggi in Italia, visto che non ci sono frequenze dedicate all'industria, occorre chiedere a un operatore mobile di fare l'operazione assieme. In Germania l'interporto di Amburgo si dota, invece, di una propria core network, che abilita le use case 5G.
E per la telemedicina che oggi ha grandi possibilità di sviluppo?


