Gnl virtuale

Gli Stati Uniti promettono più gas all’Europa: anche quello che non hanno ancora

Il patto siglato con la Casa Bianca offre forniture di Gnl capaci di sostituire un terzo delle nostre importazioni dalla Russia. Ma è gas che gli Usa non producono ancora: per averlo dobbiamo firmare in anticipo contratti per acquisti almeno fino al 2030 e costruire più rigassificatori.

di Sissi Bellomo

(Afp)

4' min read

4' min read

Gli Stati Uniti ci aiuteranno a diminuire – non a eliminare – la dipendenza dal gas russo. E l'Europa ricambierà con gli interessi, sostenendo gli investimenti delle compagnie d’oltre Oceano con la garanzia di importazioni stabili, sostanziose (e probabilmente costose) per almeno vent’anni.

Funziona così, al di là della retorica, il patto stipulato tra la Casa Bianca e la Commissione europea: un patto necessario ma di certo non sufficiente per recidere il cordone ombelicale che ci lega a Mosca attraverso la forniture di combustibili.

Loading...

Washington si impegna a fare di tutto, anche «lavorando con partner internazionali», per procurarci fin da quest’anno almeno 15 miliardi di metri cubi di gas «addizionali», ma si tratta di appena il 10% di quanto oggi importiamo dalla Russia. Inoltre non è chiaro se si tratti di volumi supplementari rispetto a quelli attuali (che per il Gnl sono già ai massimi storici), né dove saranno reperiti.

Quanto al futuro gli Usa offrono «circa 50 miliardi di metri cubi l’anno» in più. A patto però che la Commissione Ue rispetti a sua volta l’impegno di «lavorare con gli Stati membri per assicurare domanda stabile di Gnl Usa almeno fino al 2030» e quello di favorire la costruzione di nuovi rigassificatori e gasdotti che permettano la distribuzione delle forniture sul territorio europeo.

Con buona pace della tassonomia verde e degli accesi dibattiti che pochi mesi fa scaldavano gli animi sulla presunta inutilità di ulteriori infrastrutture per i combustibili fossili in Europa.

L’accordo con gli Usa include anche promesse di collaborazione sul fronte delle rinnovabili e dell’idrogeno, ma nulla di specifico. Il patto è incentrato sul Gnl Usa, che in Europa potrebbe aver trovato l’Eldorado: vendite più che triplicate rispetto ai 22 miliardi di metri cubi del 2021, se raccogliamo l’offerta.

Il gioco potrebbe valere la candela se vogliamo davvero liberarci del gas russo entro il 2027 (e tagliarne l’impiego di due terzi entro un anno), come pianificato dalla Commissione europea con la strategia RePower. Ma il punto è un altro.

In realtà non abbiamo alcuna certezza sul contributo degli Usa alla nostra sicurezza energetica: quei 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno che ci vengono prospettati non ci sono ancora e non sappiamo se verranno davvero estratti e liquefatti, né in quale orizzonte temporale: decideranno le leggi del libero mercato (anche sulla destinazione finale del Gnl, che potrebbe non essere l’Europa se qualcuno pagherà meglio di noi) . E comunque, anche nella migliore delle ipotesi, i volumi extra riuscirebbero a sostituire poco più di un terzo di quanto oggi compriamo da Gazprom.

Dal colosso russo ci arrivano tuttora circa 380 milioni di metri cubi al giorno di gas: fanno quasi 140 miliardi di metri cubi l'anno, se il ritmo non cambia. E poi c’è il Gnl, che anche Mosca produce ed esporta in grandi quantità: nel 2021 l’Europa ha ricevuto 15 miliardi di metri cubi.

Gli Usa non sono gli unici fornitori di gas pronti – almeno a parole – a venirci in soccorso. Paesi come la Norvegia, l'Algeria o l'Azerbaijan, che ci servono via gasdotto, hanno già accelerato le esportazioni e si dicono disposti a fare di più, così come una lunga serie di esportatori di Gnl, a cominciare dal Qatar, gigante del settore con importanti piani di espansione.

Ma un conto è aiutare l’Europa in una situazione di emergenza (ad esempio se Gazprom chiudesse i rubinetti) e un altro subentrare a Mosca in pianta stabile. Ci sono dei limiti a quanto possiamo aspettarci.

In questo momento qualsiasi fornitore di gas sta già producendo ai massimi (o quasi) e inviando il maggior numero possibile di carichi in Europa, per approfittare dei prezzi record sul nostro mercato, da mesi i più alti del mondo.

Offrirci ancora di più in tempi brevi è praticamente impossibile: la produzione non basta e i contratti devono essere onorati. E per il Gnl gli acquirenti extra europei non mancano.

Gran parte delle forniture di gas liquefatto sono già “riservate”, spesso a clienti asiatici, con impegni di consegna pluriennali. Doha per esempio sostiene di poter disporre liberamente solo del 10-15% della sua produzione: quando ha offerto di più (e l'ha fatto, così come altri produttori) è perché è riuscita a dirottare in Europa metaniere destinate ad altri, pagando le relative penali.

Gli Stati Uniti non sono in una posizione molto diversa (anche se hanno più gas da offrire sul mercato spot rispetto ai qatarini). Anche se ci piace illuderci che ci aiuteranno sempre e comunque, oggi come in futuro il loro Gnl va al miglior offerente. Oppure a chi ha firmato un contratto. E l’impegno ad acquistare – non qualche carico, ma forniture pluriennali – deve arrivare in anticipo: prima che le compagnie sviluppino le estrazioni di gas e costruiscano terminal per esportarlo.

È così che funziona, soprattutto negli Usa, dove trionfano le leggi del libero mercato: nell’Oil & Gas, settore in cui servono anni di tempo e capitali ingenti per espandere la produzione, non si ottengono finanziamenti e quindi non si deliberano investimenti senza essersi garantiti una base di acquirenti. A maggior ragione oggi, che le compagnie sono sotto pressione su più fronti:

È vero che il prezzo degli idrocarburi è salito alle stelle, ma i rincari record delle materie prime (e la scarsità di personale) hanno fatto impennare anche i costi di produzione. Inoltre gli azionisti sono diventati esigenti, non solo nell’esigere impegni per la transizione energetica: alle società dello shale Usa, dopo anni di bilanci in rosso, vengono chieste remunerazioni certe e generose. Le promesse della Casa Bianca all’Europa sono l’ultima delle preoccupazioni.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti