Fare i conti con l’America di Trump
di Sergio Fabbrini
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Se fosse una serie Tv quella sugli stipendi bassi degli insegnanti italiani sarebbe una delle più longeve. Tipo Grey’s Anatomy con le sue 21 stagioni. È almeno un ventennio, infatti, che il nostro Paese si interroga su come avvicinare le retribuzioni dei docenti al resto d’Europa e non solo.
Il tema lo ha riproposto l’ultimo rapporto dell’Ocse Education at a glance 2024, da cui emerge un dato emblematico: tra il 2015 e il 2023 il salario base di un prof delle medie con 15 anni di esperienza da noi è aumentato in via nominale dell’8%, ma in termini reali è calato del 6% a fronte di una crescita media del 4% negli altri Stati monitorati dall’organizzazione parigina. Numeri che hanno spinto i sindacati e l’opposizione a chiedere al Governo di intervenire. Con annessa videoreplica via Youtube del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha ricordato come tra rinnovo già siglato, nuovo contratto in arrivo (si spera entro dicembre) e taglio del cuneo in via di conferma nella prossima manovra, la categoria vedrà crescere gli stipendi in media del 17% in due anni, un incremento mai avvenuto prima.
In realtà, la querelle è ancora in corso. Come conferma l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2024/25 da Cagliari ha parlato di «retribuzioni spesso non all’altezza di altri Paesi europei» per il personale della scuola. E, come spesso accade in Italia, hanno tutti un po’ ragione.
Le paghe dei docenti sono oggettivamente basse - si va dai 44.940 dollari di un maestro elementare ai 47.829 di un prof delle medie ai 50.734 di un docente delle superiori contro, rispettivamente, i 54.052, 56.462 e 59.978 dollari medi dell’area Ocse, ndr - sia se le paragoniamo agli altri assunti a tempo pieno laureati. Basti pensare che un insegnante italiano porta a casa ogni mese dal 59 al 67% in meno di un lavoratore 25-64enne in possesso in un titolo terziario mentre all’estero tale differenziale si ferma all’88 per cento.
Tutto ciò premesso, se vogliamo analizzare con completezza la questione salariale in cattedra ci sembra essere utile inserire una variabile ulteriore: il tempo dedicato alla didattica che, stando all’Ocse, per i nostri docenti varia dalle 945 ore annuali dell’infanzia alle 626 delle secondarie di I e II grado mentre gli altri Paesi industrializzati si assestano a 1.007, 706 e 679 ore. Ciò significa che se calcoliamo una ipotetica retribuzione media oraria per grado d’istruzione e la paragoniamo ai nostri competitor scopriamo che fino alla pre-primaria lo stipendio è in linea se non superiore agli altri, poi l’Italia comincia ad arretrare.
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