L’analisi

Golden Globe: brava Demi, ma non farci la predica

Moore, dopo il meritato premio, ha accusato Hollywood di averla indebolita, ma lei di quel sistema si è fatta adepta fino a ieri...

di Cristina Battocletti

Demi Moore (AP Photo/Chris Pizzello)

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  • Quando non siamo abbastanza...
  • Diva da popcorn
  • La rivendicazione che non ha fatto
  • Sceneggiature adatte a donne di tutte le età

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Quando non siamo abbastanza

Chi scrive ha esultato per il Golden Globe come migliore attrice protagonista a Demi Moore, perché in The substance è stata magistrale interprete di sé stessa, ovvero vittima del senso di inadeguatezza femminile, frutto di secoli di seconda fila. Ma poi, quando Moore ha cominciato a rivendicare quella meritatissima coppa, un po’ di entusiasmo è sceso per come l’ha rivendicata. 

«Quando pensiamo di non essere abbastanza intelligenti», ha detto (vero), «abbastanza magre» (e qui la predica comincia a scricchiolare, vista la straordinaria esilità dell’attrice), «abbastanza di successo»: basta, non più credibile. Una che è diventata una diva con Ghost con Patrick Swayze, ossessione sensuale in Proposta indecente con Robert Redford, e che è stata The body in Striptease e Soldato Jane non può fare la Piccola Fiammiferaia di Hollywood.

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La situazione è peggiorata quando ha tirato fuori una generica donna che le avrebbe detto: «Sappi che non sarai mai abbastanza, ma puoi misurare il tuo valore se butti via il metro per misurarlo». Vorremmo capire quando Demi Moore ha buttato via quel metro, visto che a 62 anni sembra una venticinquenne in ottima forma fisica e bellezza abbagliante.

A 62 anni Demi Moore vince il suo primo Golden Globe per “The Substance”

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Nessun giudizio morale sulla ricerca della giovinezza, ma chi la persegue non si può poi ergere a vessillo dell’antisistema contro l’iper giovanilismo. Capisco il suo sentirsi inadeguata e insicura in un universo molto maschilista come quello hollywoodiano, ma a quell’ideologia che scarta la donna con le rughe e in sovrappeso lei si è inchinata, ricorrendo alla chirurgia plastica a un’età assai precoce per cristallizzare il suo fisico prodigioso.

Diva da popcorn

«Trent’anni fa un produttore mi disse che ero un’attrice da popcorn», ha raccontato in lacrime. Ma questo pianto è sembrato un poco eccessivo, visto che non è mai entrata nel girone infernale dei B movies. Dopo Soldato Jane, per esempio, c’è stato Harry a pezzi di Woody Allen (1997) e film del tutto dignitosi, come Margin call, Codice d’onore, Il giurato.

In The substance Demi Moore è Elisabeth, volto di un celeberrimo programma televisivo americano di fitness. Viene sorpresa nel giorno in cui compie 50 anni in una forma fisica eccellente e, nonostante questo, cassata dal palinsesto, fatto che la indurrà a sottoporsi a una dolorosa clonazione di sé stessa in versione giovane.

La rivendicazione che non ha fatto

Chi scrive avrebbe voluto che riaffermasse la sua estrema furbizia nel prendersi gioco delle proprie fobie e ossessioni giovanili, “usandosi” per mettere alle corde l’ipocrisia di Hollywood, che da un lato inneggia al MeeTo e dall’altro ghettizza chi si avvicina agli “anta”. Avrebbe dovuto ringraziare la grande scaltrezza della regista Colin Fargeat che l’ha “usata” mettendo in risalto la sua abilità recitativa nell’interpretare una sua debolezza.

Non ha detto poi una parola sul fatto che la nostra società sia ancora fondata sulla primitiva, ancestrale, crudele idea che la donna in fondo sia, prima di tutto, una macchina riproduttiva, un utero. E che a cinquant’anni, entrando in menopausa, sia da cestinare.

Demi non è stata la prima, né purtroppo sarà l’ultima vittima della “bullizzazione” dell’aging. «Tu sei una donna di cinquant’anni. Apri gli occhi!», rimprovera Joe Gillis (William Holden) a Norma Desmond (Gloria Swanson) in Sul viale del tramonto. Era il 1950 e a un’attrice sopra i 40 anni non era più permesso nulla, se non la vergogna, se voleva apparire giovane, o ruoli laterali da zia, madre, nonna. La divina Garbo si è ritirata. Chissà quante magistrali interpretazioni ci siamo persi.

Sceneggiature adatte a donne di tutte le età

Demi Moore ha denunciato il fatto che non esistano abbastanza ruoli da protagonista per donne non più giovani, il cui aspetto fisico sia coerente con l’età. Ha ragione. Meryl Streep, Helen Mirren, Kristin Scott Thomas, Tilda Swinton, Julianne Moore ci sono riuscite, ma sono eccezioni. In Italia fatico a darne conto: Giulietta Masina, Mariangela Melato, Isabella Ferrari, Monica Guerritore. Ricordo con tristezza La regina del deserto di Werner Herzog in cui Nicole Kidman, a quasi cinquant’anni recitava un ruolo da ventenne. A che privazioni deve essersi sottoposta per apparire tale. Giorgio Strehler per Romeo e Giulietta pretendeva attori adolescenti. E si rifiutava di fare la regia di un Don Giovanni in cui il protagonista non fosse meno che aitante!

Moore non si è poi presa meriti che ha: avrebbe dovuto rivendicare la capacità di reggere un horror che per la sua generazione e per quella di chi scrive degenera in uno splatter incomprensibile, che però piace molto ai ragazzi. E questo è un segno di grande intelligenza e visione, sia sua, che della regista. E ha concluso: «Basta alla ferocia contro noi stesse». Parole sante. Speriamo che lei stessa le prenda alla lettera.

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