Umbria

Gruppo Angelantoni, obiettivo sbarcare in Borsa nel 2026

L’azienda di simulatori dei parametri ambientali punta ad arrivare a 100 milioni di fatturato in due anni per finanziare un’acquisizione negli Usa

di Nicoletta Picchio

3' min read

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Simulatori dei parametri ambientali. Dal freddo glaciale, anzi spaziale, al caldo torrido. Nei settori più diversi: dallo spazio, all’automotive, al medicale, all’elettronica. Un esempio vicino al nostro quotidiano: il test ambientale delle batterie al litio dei nostri telefonini, che devono poter funzionare se andiamo nei ghiacciai così come nel deserto. Ma è nello spazio che il gruppo Angelantoni ha la maggior parte della sua attività: il 40% circa dei 70 milioni di fatturato, seguito dall’automotive, con un 35%, mentre il resto è rappresentato dall’elettronica e dal biomedicale.

Dalla sede storica di Massa Martana, nel cuore dell’Umbria, i prodotti dell’azienda partono, già da anni, per tutto il mondo: tra i clienti c’è l’ente spaziale indiano, società come Airbus, Boeing, Thales Alenia Space, oltre all’italiana Leonardo, per citarne alcune. In paesi sviluppati come in via di sviluppo: in Nigeria è stato appena consegnato il radar per un aeroporto.

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«Il più grande simulatore spaziale l’abbiamo spedito qualche mese fa a Taiwan, dal diametro di 9 metri e 14 di profondità, per un valore di 15 milioni», racconta Gianluigi Angelantoni, presidente e ad del gruppo, nato nel 1932, figlio del fondatore Giuseppe, che cominciò a fare l’imprenditore con una fabbrica di frigoriferi. Debutto imprenditoriale a Milano, per tornare dopo alcuni anni a Massa Martana, paese di nascita e dove c’è lo stabilimento principale.

Quando la concorrenza sui frigoriferi è diventata troppo forte, con grandi produttori italiani alla ribalta e concorrenti stranieri, la continua ricerca e innovazione tecnologica ha portato l’azienda a sterzare sulla simulazione ambientale, a partire dal freddo. I record? Nel freddo -269 gradi, nel caldo +300. Temperature inimmaginabili.

«Il nostro mercato è il mondo, l’85% dei nostri prodotti è esportato», dice Angelantoni. Che ha un obiettivo: aumentare il fatturato a 100 milioni per sbarcare in Borsa nel 2026. E con la quotazione avere le risorse per un’acquisizione, anche se di minoranza, negli Stati Uniti. Per vendere questi macchinari in Usa, spiega Angelantoni, bisogna produrre nel paese e ha messo in conto di realizzare un investimento tra i 15 e i 20 milioni. È un mercato in cui l’azienda vuole assolutamente entrare, per le grandi prospettive che ci sono. «È l’America First che ha preso piede negli ultimi anni». Un vento neo protezionista che si sente anche in altri paesi, come la Cina e l’India, dove il gruppo è presente da tempo. Anche lì, ora, per esserci occorre produrre. «In Cina abbiamo ripreso la produzione in loco, in India contiamo di farlo entro l’anno, a metà marzo sarà lì per un accordo di collaborazione». Il rapporto con l’India è di vecchia data, addirittura nel 2007 l’allora premier Romano Prodi inaugurò a Bangalore il simulatore spaziale realizzato da Angelantoni per il governo indiano.

Angelantoni è leader nel mondo nel suo segmento: i più grandi competitor sono i giapponesi, con aziende di dimensioni ben maggiori. «Ma la maggior parte della loro produzione è standard, per noi invece è l’opposto, la maggior parte, il 70%, è su commessa. Siamo più rapidi e più flessibili nel trovare soluzioni adatte ai clienti». Una forza dell’azienda, che punta sulla ricerca e sull’innovazione.

Nell’ufficio tecnico ci sono ingegneri e fisici. Complessivamente l’età media dei dipendenti è sui 32-33 anni. Trovare talenti è difficile: «ora stiamo tentando di portare qui in azienda 4 o 5 ingegneri indiani». C’è molto turn over, in una situazione complessa per tutte le imprese della regione, che si stanno sottraendo personale, non trovandolo sul mercato. «Il nostro sforzo è di rendere l’ambiente aziendale sempre più attraente, con attenzione al welfare, alla sostenibilità. Realizziamo un bilancio Esg, non utilizziamo più combustibili fossili, abbiamo una centrale a biomasse da 2 mgw alimentata a legna, un impianto fotovoltaico sul tetto». Ma, aggiunge, servirebbe anche un impegno della regione per rendere più efficienti i trasporti e quindi risparmiare tempo e denaro.

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