Gruppo Galileo, da quasi 100 anni la sfida di arredare la casa
Inizia nel 1929 la storia di un’azienda di famiglia che oggi fattura 87 milioni, esporta nel mondo e interpreta i cambiamenti dell’abitare. Con una solida base a Tivoli: «Fra la bellezza si crea meglio»
di Chiara Beghelli
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Un luogo può ispirare, scrivere un destino. Anche di un’azienda. A Tivoli, circa 30 km a est di Roma, turisti da tutto il mondo giungono per visitare tre magnifiche dimore, diverse per epoca, finalità e stili, ma accomunate dall’essere edifici espressione di bellezza e funzionalità. Villa Adriana e Villa d’Este sono patrimonio Unesco, Villa Gregoriana è un bene del Fai. Non è dunque un caso che il gruppo Galileo, uno dei maggiori produttori italiani di oggettistica per la casa, abbia la sua sede a poca distanza dall’ingresso della villa dell’imperatore romano e abbia battezzato la sua collezione più importante come la villa fatta edificare dal cardinale Ippolito d’Este a metà Cinquecento.
In realtà, la storia del gruppo non inizia a Tivoli, ma alle porte di Napoli, dove nel 1929 della Grande Crisi Felice Sais e la moglie Giuseppina Cilento avviano un commercio ambulante di prodotti per la casa, che fiorisce particolarmente nel secondo dopoguerra, quando le case degli italiani devono tornare a riempirsi di utensili. È però a Tivoli, alle porte della Capitale, che decidono di stabilire poi la loro azienda, che crescerà soprattutto grazie alla seconda e alla terza generazione della famiglia. A quest’ultima appartiene Felice Turco, che porta il nome del nonno: è lui, negli anni 90, a intuire che il cuore della produzione d’avanguardia dell’epoca batte in Cina. Viaggiando e visitando fabbriche nel Paese, intesse una rete di partnership produttive. Felice Turco diventa la guida dell’azienda, che spicca il volo grazie a velocità della produzione e qualità dell’offerta. Nel 1995 entra in azienda anche sua moglie, Barbara Vitale, portando un’intuizione: era il momento di lanciare un marchio proprio, e per il nome sceglie non a caso l’immaginario legato a una delle ville di Tivoli patrimonio Unesco: nasce così Villa d’Este Home Tivoli 1996, il brand di punta del gruppo.
Oggi Galileo Group è una realtà leader nel tablewear e nell’oggettistica per la casa da 650 collaboratori, con un fatturato da 87 milioni di euro, tre hub logistici dalla superficie di 56mila mq, export in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Bulgaria, Marocco. Una crescita generata dalla capacità di leggere e interpretare le esigenze di ogni epoca: «Gli anni dei Covid ci hanno portato una crescita esponenziale - spiega Vitale -. Soprattutto durante i periodi di lockdown, le persone hanno avuto tempo per scrutare la propria casa, svuotarla di cose obsolete e rinnovarla. La nostra proposta conta oggi circa 17mila referenze e riguarda la casa a 360 gradi, outdoor compreso. È dunque molto ampia, per fasce d’età, gusti, colore. Se dobbiamo entrare nelle case di tutti, dobbiamo tener conto dei diversi stili e della loro evoluzione: oggi, per esempio, lo stile è molto moderno, cinque anni fa prevaleva l’etnico, ancor prima lo shabby chic e l’arte povera. Però credo che a volte si è troppo concentrati sul futuro, e si rischia di non considerare abbastanza il presente. I nostri sono in realtà microcambiamenti, da modulare tenendo conto dell’evoluzione del gusto e della necessità di non tradire la nostra clientela storica».
Fra le intuizioni più felici del gruppo di Tivoli, quella di lanciare stoviglie intercambiabili, proponendo un approccio ludico alla tavola, ispirate spesso alle tendenze della moda, una filosofia che si estende anche a piccoli elettrodomestici, posateria, tessili, prodotti per i pet, candele profumate, sedute per il giardino.
Per gestire al meglio l’offerta del suo ricco catalogo, e avere punti di contatto per cogliere e interpretare al meglio i cambiamenti del mercato, il Gruppo Galileo ha aperto i suoi negozi, sotto l’insegna Satur, che hanno raggiunto il centinaio: «Siamo molto concentrati sull’Italia, ci sono ancora zone dove non siamo presenti, per esempio al Sud e nelle isole, le potenzialità sono molte - prosegue Vitale -. Per l’estero, siamo proiettati soprattutto in Europa, dove tutto ciò che è stile italiano suscita molto interesse. Ma siamo presenti anche in Giappone, in alcune zone del Medio Oriente, e abbiamo avuto contatti anche per la Cina, dove continuiamo a produrre ma siamo pronti a diventare anche fornitori. Tuttavia non vogliamo fare passi più lunghi della gamba e resteremo nell’ordine delle 10 aperture ogni anno».





