Tavola & co

Gruppo Galileo, da quasi 100 anni la sfida di arredare la casa

Inizia nel 1929 la storia di un’azienda di famiglia che oggi fattura 87 milioni, esporta nel mondo e interpreta i cambiamenti dell’abitare. Con una solida base a Tivoli: «Fra la bellezza si crea meglio»

di Chiara Beghelli

 Una collezione Villa d’Este Home Tivoli, marchio di punta del gruppo, lanciato nel 1996

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Un luogo può ispirare, scrivere un destino. Anche di un’azienda. A Tivoli, circa 30 km a est di Roma, turisti da tutto il mondo giungono per visitare tre magnifiche dimore, diverse per epoca, finalità e stili, ma accomunate dall’essere edifici espressione di bellezza e funzionalità. Villa Adriana e Villa d’Este sono patrimonio Unesco, Villa Gregoriana è un bene del Fai. Non è dunque un caso che il gruppo Galileo, uno dei maggiori produttori italiani di oggettistica per la casa, abbia la sua sede a poca distanza dall’ingresso della villa dell’imperatore romano e abbia battezzato la sua collezione più importante come la villa fatta edificare dal cardinale Ippolito d’Este a metà Cinquecento.

In realtà, la storia del gruppo non inizia a Tivoli, ma alle porte di Napoli, dove nel 1929 della Grande Crisi Felice Sais e la moglie Giuseppina Cilento avviano un commercio ambulante di prodotti per la casa, che fiorisce particolarmente nel secondo dopoguerra, quando le case degli italiani devono tornare a riempirsi di utensili. È però a Tivoli, alle porte della Capitale, che decidono di stabilire poi la loro azienda, che crescerà soprattutto grazie alla seconda e alla terza generazione della famiglia. A quest’ultima appartiene Felice Turco, che porta il nome del nonno: è lui, negli anni 90, a intuire che il cuore della produzione d’avanguardia dell’epoca batte in Cina. Viaggiando e visitando fabbriche nel Paese, intesse una rete di partnership produttive. Felice Turco diventa la guida dell’azienda, che spicca il volo grazie a velocità della produzione e qualità dell’offerta. Nel 1995 entra in azienda anche sua moglie, Barbara Vitale, portando un’intuizione: era il momento di lanciare un marchio proprio, e per il nome sceglie non a caso l’immaginario legato a una delle ville di Tivoli patrimonio Unesco: nasce così Villa d’Este Home Tivoli 1996, il brand di punta del gruppo.

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Villa d’Este Home Tivoli 1996

Oggi Galileo Group è una realtà leader nel tablewear e nell’oggettistica per la casa da 650 collaboratori, con un fatturato da 87 milioni di euro, tre hub logistici dalla superficie di 56mila mq, export in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Bulgaria, Marocco. Una crescita generata dalla capacità di leggere e interpretare le esigenze di ogni epoca: «Gli anni dei Covid ci hanno portato una crescita esponenziale - spiega Vitale -. Soprattutto durante i periodi di lockdown, le persone hanno avuto tempo per scrutare la propria casa, svuotarla di cose obsolete e rinnovarla. La nostra proposta conta oggi circa 17mila referenze e riguarda la casa a 360 gradi, outdoor compreso. È dunque molto ampia, per fasce d’età, gusti, colore. Se dobbiamo entrare nelle case di tutti, dobbiamo tener conto dei diversi stili e della loro evoluzione: oggi, per esempio, lo stile è molto moderno, cinque anni fa prevaleva l’etnico, ancor prima lo shabby chic e l’arte povera. Però credo che a volte si è troppo concentrati sul futuro, e si rischia di non considerare abbastanza il presente. I nostri sono in realtà microcambiamenti, da modulare tenendo conto dell’evoluzione del gusto e della necessità di non tradire la nostra clientela storica».

Fra le intuizioni più felici del gruppo di Tivoli, quella di lanciare stoviglie intercambiabili, proponendo un approccio ludico alla tavola, ispirate spesso alle tendenze della moda, una filosofia che si estende anche a piccoli elettrodomestici, posateria, tessili, prodotti per i pet, candele profumate, sedute per il giardino.

Interno di un negozio Satur

Per gestire al meglio l’offerta del suo ricco catalogo, e avere punti di contatto per cogliere e interpretare al meglio i cambiamenti del mercato, il Gruppo Galileo ha aperto i suoi negozi, sotto l’insegna Satur, che hanno raggiunto il centinaio: «Siamo molto concentrati sull’Italia, ci sono ancora zone dove non siamo presenti, per esempio al Sud e nelle isole, le potenzialità sono molte - prosegue Vitale -. Per l’estero, siamo proiettati soprattutto in Europa, dove tutto ciò che è stile italiano suscita molto interesse. Ma siamo presenti anche in Giappone, in alcune zone del Medio Oriente, e abbiamo avuto contatti anche per la Cina, dove continuiamo a produrre ma siamo pronti a diventare anche fornitori. Tuttavia non vogliamo fare passi più lunghi della gamba e resteremo nell’ordine delle 10 aperture ogni anno».

Uno dei centri logistici del gruppo

Con queste prospettive di crescita a livello globale, restare basati a Tivoli può rappresentare un limite? «Eravamo piccolissimi, ora siamo una grande azienda. Siamo nati e cresciuti qui, e il territorio è stato lo spunto per il nostro marchio principale - aggiunge l’imprenditrice -. Tivoli, poi, è una città molto più antica di Roma. Il suo patrimonio archeologico e artistico è per noi fonte di molti spunti creativi. Sono convinta che vivere nel bello aiuti a produrre bellezza. E poi non vanno sottovalutati i vantaggi della provincia, che aumentano la qualità della vita: per esempio, i nostri collaboratori che vivono a Roma apprezzano il fatto di non trovare traffico per venire a lavorare qui, come la facilità del parcheggio e l’accessibilità dei servizi, dai negozi alle palestre. Per questo noi teniamo molto al lavoro in presenza, al contatto, e per favorirlo abbiamo disseminato i nostri lunghissimi corridoi di quadri e creazioni delle collezioni precedenti, in modo da offrire un contesto di creatività anche mentre ci si incontra, ci si confronta».

Intanto, la prossima generazione della famiglia si prepara a proseguire questa lunga storia di imprenditoria, creatività e intuizioni: da quando sono bambini i figli di Turco e Vitale accompagnano i genitori nei loro viaggi nel mondo, preparandosi a cogliere quello che verrà, proprio come hanno fatto da quasi un secolo coloro che li hanno preceduti.

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