Guala Closures punta sul Far East. La sfida del tappo con il microchip
di Vittorio Carlini
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Espandersi nei Paesi in cui la società non è direttamente presente. In particolare nel Far East. Poi: sfruttare la leva tecnologica sia nella filiera produttiva che sui prodotti. Sono tra i focus di Guala Closures Group. Priorità che, per essere meglio comprese, richiedono dapprima di ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. La multinazionale tascabile, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, ha il core business nella divisione Closures. Questa produce chiusure (tappi) per bottiglie di bevande anti-adulterazione (Safety) o personalizzate (Luxury) oppure in alluminio per vini (wine). Inoltre realizza chiusure per bevande analcoliche, acqua, olio d’oliva, aceto (Roll on) e per prodotti farmaceutici (Pharma). Al di fuori del Closure c’è infine, seppure marginale, la realizzazione di flaconi, bottiglie e miniature in Pet (polietilene tereftalato, cioè plastica).
Crescita nel Lontano Oriente
L’attività così descritta, a ben vedere, è articolata in diverse aree geografiche. Al 31 dicembre scorso il 55,9% dei ricavi (543,1 milioni) è appannaggio dell’Europa, il 18,5% delle Americhe e il 14,8% dell’Asia. L’Oceania e l’Africa, dal canto loro, pesano rispettivamente per il 7,5 e il 3,3% del fatturato. A fronte di una simile situazione si domanda: nel medio periodo, al netto della volontà di crescere in tutti i mercati, la fotografia cambierà? La società risponde che la suddivisione, considerando la recente acquisizione in Europa, dovrebbe rimanere più o meno la stessa. Al contrario, nell’eventualità si concretizzasse un’operazione straordinaria in Asia, l’incidenza sul fatturato del Lontano Oriente potrebbe aumentare.
Al di là dei singoli numeri l’espansione nel Far East è una priorità di Guala Closures Group. La società, sul fronte commerciale, punta per l’appunto a crescere in mercati dove non è direttamente presente. In tal senso si guarda, tra gli altri, a Thailandia, Indonesia, Mongolia o Vietnam. L’espansione potrà avvenire sia attraverso la crescita organica sia grazie a partnership o acquisizioni.
Ma non è solo questione di crescita commerciale. Il gruppo va ri-definendo la base produttiva a sostegno della sua espansione. Ebbene: Guala in Cina ha un impianto che è considerato sotto dimensionato. Così il Paese del Dragone potrebbe essere coinvolto dalla riorganizzazione produttiva proprio per spingere la crescita nel Lontano Oriente.


