Guala Closures, la strategia dell’azienda: fino al 15% di ricavi negli Usa e le novità sui tappi hi-tech
La crisi riduce la capacità di spesa delle famiglie, ma la società sottolinea che durante le recessioni il consumo di bevande alcoliche non cala.C’è il rischio cambi, tuttavia il gruppo afferma che il calo del dollaro è favorevole in quanto riduce il costo delle materie prime
di Vittorio Carlini
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Da un lato, accrescere la propria attività nel Nord America, essenzialmente negli Usa. Dall’altro, unitamente alle maggiori efficienze e alla preservazione della generazione di cassa, spingere l’innovazione di prodotto. In particolare attraverso le chiusure dotate di microchip. Sono alcune delle priorità di Guala Closures a sostegno del business.
Il gruppo, va ricordato, divide la sua attività essenzialmente nel seguente modo. Ci sono le chiusure (tappi) personalizzate (Luxury) per bottiglie anti-adulterazione (Safety) oppure in alluminio per vini (Wine). Poi vengono realizzate chiusure per bevande analcoliche, acqua, olio d’oliva, aceto (il cosiddetto Roll on). Infine, dopo essere uscita dal Pharma e seppure più marginale, c’è la realizzazione di flaconi, bottiglie e miniature in Pet (polietilene tereftalato, cioè plastica).
Obiettivo Nord America
Di là dall’oggetto sociale l’azienda, per l’appunto, vuole accelerare nel Nord America. Soprattutto Negli Usa. Nel 2019 il fatturato, generato dal gruppo, in quel mercato è stato di 36,5 milioni di euro. Un dato che vale circa il 6% del giro d’affari consolidato. Ebbene Guala Closures, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, vuole arrivare a generare nel medio periodo il 10-15% dei ricavi nel Nord America. In che modo? La società negli Usa ha un piccolo stabilimento. Il progetto, quindi, verrà anche e soprattutto sostenuto dalla fabbrica in Messico. Allo stato attuale non è previsto alcun investimento per ampliare la base produttiva. Seppure, nell’ipotesi in cui questo si rendesse necessario, l’opzione non è esclusa a priori. Riguardo alle tipologie di prodotti, invece, la società intende fare leva, da un lato, sulle chiusure personalizzate (Luxury); e, dall’altro, sui tappi per il vino. Senza dimenticare poi (negli Usa è stato realizzato il primi lancio commerciale) le chiusure connesse tramite chip.
Dai tappi hi-tech...
Già, i tappi ad alta tecnologia. L’innovazione è uno dei punti fermi del gruppo, che investe in media circa il 2% dei ricavi in R&D. Un focus, in particolare, riguarda proprio le chiusure con il microchip. Si tratta di una tecnologia che, grazie ad un microprocessore installato nella chiusura stessa, consente al consumatore, tramite uno smartphone, di apprendere notizie sulla bottiglia: dall’indicazione se sia stata aperta (oppure no) fino ad informazioni sul contenuto e su chi lo produce. Inoltre consente, finora solo ai grandi gruppi che sfruttano le loro piattaforme, di tracciare ed individuare la bottiglia.
Il primo lancio commerciale del tappo connesso, per l’appunto, è avvenuto in America. Poi ce ne sono stati altri. L’obiettivo era arrivare, nel 2020, a 5-10 milioni di chiusure intelligenti. A causa del Covid-19, però, ulteriori lanci sono stati messi in stand by. Di conseguenza è presumibile che, sempre nell’anno in corso, la produzione possa assestarsi intorno alla quota di 5 milioni di tappi hi-tech.




