Le sfilate di Milano/1

Gucci in transizione punta sui suoi codici

Inedita allure ribelle per N°21, nostalgico Lorenzo Serafini al debutto da Alberta Ferretti, il travolgente compleanno di DSquared2

La sfilata Gucci AI 25-26

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La settimana milanese della moda questa stagione ha un giorno in più, ma l’avvio è sempre il medesimo. È Gucci ad aprire, e per uno strano inganno del destino sa tutto di deja-vu, perché è come se il calendario fosse tornato indietro di due anni, a prima dell’avvento di Sabato De Sarno, il cui regno, iniziato nel gennaio 2023, breve e non particolarmente chiaro, è finito alquanto bruscamente con una separazione consensuale, annunciata da una scarna nota del 6 febbraio. Ancora una volta, la storia si ripete: collezione rifatta a tempo di record, firmata in maniera anonima e collettiva dal team, e messa insieme da una stylist influente, il cui gusto esatto è garanzia di sicurezza per il management. Si chiama Suzanne Koller e con Gucci aveva già collaborato, appunto, due anni fa.

Gucci, la collezione per l’AI 25-26

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La comunicazione ufficiale non le attribuisce nulla se non lo styling, e non enfatizza il ruolo, ma in mancanza di un direttore creativo è chiaro che tutto finisce nelle mani di chi crea l’immagine. Il gusto di Koller, algido e perverso, di un perbenismo compiaciutamente fuori registro - viene in mente l’immaginario di Luis Buñuel, sceverato però della componente di acuta critica sociale - è evidentissimo sulla passerella specchiata che trasforma in ambiente le GG intrecciate del logo: sue le gonne a matita dagli spacchi altissimi, le scarpe appuntite di vernice dai tacchi a stiletto, la frizione tra lingerie e morsetti gigantizzati.

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Lo stesso stile affilato pervade la collezione maschile, intrisa di una allure algida e sartoriale. Il focus è sugli accessori, così iconici da poter traghettare il brand attraverso i tempi difficili: ci sono anche le ciabattine di Alessandro Michele (predecessore di De Sarno), ma senza pelliccia. Lo show, avvolto in uno scrigno di velluto verde bottiglia - complementare del rosso ancòra, prontamente rimosso - e accompagnato da una orchestra live, esprime un chiaro punto di vista, che è un progresso rispetto al recente passato, ma che è anche troppo chiaramente pradesco, quindi derivativo. Come prova di passaggio, la sfilata regge, non ultimo per la reiterazione dei codici identitari, ma visto il calo di fatturato e utili a due cifre dell’ultimo anno della maison di punta del gruppo Kering, urge un riassetto.

N. 21, la collezione per l’AI 25-26

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Gli echi pradeschi per Alessandro Dell’Acqua sono l’equivalente di un incancellabile peccato originale, o forse più semplicemente un imprinting e una consonanza di gusto, ma questa volta da N°21 si avverte una crudezza diversa e fresca, sicché i tocchi borghesi come il tubino nero e il cardigan indossato con la gonna svasata sviluppano fiocchi grandi e volutamente sgraziati, guadagnando una allure tra il ribelle e il fumettistico che convince.

Da Alberta Ferretti è tempo di debutto per Lorenzo Serafini, nuovo direttore creativo ma veterano di casa Aeffe, avendo lavorato su Philosophy per quasi dieci anni. Serafini decide di sfilare per così dire a casa, negli spazi patrizi di via Donizetti, ambiente ideale per la sua visione di “romanticismo progressivo” che altro non è se non una fantasia di donne in camicia da notte o sottoveste e cappotto, o fasciate di veli e tailoring di chiffon, che è omaggio sentito agli anni Novanta del marchio. La sigla di Serafini è impalpabile, il suo intento sincero, ma il problema è che la lingua che fu di Alberta oggi è diventata proprietà di marchi ben altro peso come The Row, per cui la matassa di chi guarda chi si aggroviglia. La nostalgia, che Serafini dice di aver schivato, è invece fin troppo presente - nostalgia di Romeo Gigli e Jeanne Lanvin, pure - ed è forse quella che frena.

Dsquared2, la collezione per l’AI 25-26

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I gemelli Dean e Dan Caten, da Dsquared2, festeggiano la pietra miliare dei trent’anni di lavoro con una travolgente celebrazione di varia umanità nella quale coinvolgono giovani talenti quali Bettter, Magliano, Vaquera.

Iceberg, la collezione per l’AI 25-26

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Iceberg usa maglia e tailoring come territorio di incontro tra convenzione e ribellione, con un gusto tutto italiano, e da K-Way la giacca impacchettabile produce un caleidoscopio di forme e colori che sorprende per sicurezza e inventiva.

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