Mercati

Guerra in Ucraina, le tre domande (e le poche risposte) che assillano le Borse

L’impatto sulla crescita, le eventuali contro-sanzioni, la risposta delle banche centrali

di Morya Longo

(REUTERS)

3' min read

I punti chiave

  • L’altalena dei mercati
  • L’impatto economico
  • La risposta della Bce
  • Perché scende lo spread

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Sono tre le domande che tutti si pongono sui mercati finanziari. Che impatto avrà l’escalation militare e delle sanzioni sull’economia russa, europea, statunitense e mondiale? La Russia adotterà contro-sanzioni nei confronti dell’Europa, magari chiudendo i rubinetti del gas? E come risponderanno le banche centrali, a partire dalla Bce? Siccome tutte queste domande sono oggi senza risposte certe, sebbene si moltiplichino i report e gli studi degli analisti per delineare scenari e controscenari, i mercati finanziari lunedì non potevano fare altro che accusare il colpo. E così è stato. Pur con un recupero finale, trainato dalla flebile speranza legata ai negoziati tra Russia e Ucraina.

L’altalena dei mercati

Dopo il fiducioso rimbalzo di venerdì sulla scommessa che le blande sanzioni approvate fino a quel momento avrebbero avuto solo minime ripercussioni, lunedì lo scenario è infatti cambiato dopo le nuove - ben più dure - misure economiche contro la Russia. Ovviamente l’impatto peggiore è stato sulla Russia, con il rublo in caduta fino al 32% prima di recuperare un po’. Ma anche i listini europei sono prima crollati, per poi ridurre le perdite grazie appunto al tavolo negoziale: dopo aver registrato ribassi anche superiori al 3%, alla fine Milano ha perso l’1,39%, Francoforte lo 0,73% e Parigi l’1,39%. Ribassi simili anche negli Usa. Stessa altalena per il petrolio, con il Brent che prima è salito a 105 dollari al barile e poi è un po’ sceso. L’incertezza ha fatto scattare anche la consueta corsa ai beni rifugio come l’oro, arrivato fino a 1.928 dollari l’oncia.

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Ma il film visto ieri sui mercati è legato all’incertezza. Quello che conta davvero, per capire come si potranno muovere le Borse in futuro, sono le risposte alle tre domande.

Impatto economico in Europa

Mentre l’impatto sull’economia russa è previsto molto pronunciato (JP Morgan ieri stimava una caduta del Pil russo del 20% nel secondo trimestre, che si tradurrebbe in un -3,5% nell’intero anno), ancora gli economisti tendono a pensare che quello in Europa possa rimanere nell’ordine di 0,3-0,4 punti percentuali di Pil perso. Questa è la previsione attuale del capoeconomista della Bce, Philip Lane, per esempio. Ma è anche quella di Goldman Sachs, che prevede gli stessi 0,3-0,4 punti percentuali di Pil persi nello scenario base, «con il rischio di arrivare fino all’1%». Anche Capital Economics esclude una recessione in Europa. Ovviamente si tratta di previsioni incerte, dato che tutto dipende da come continuerà ad affluire petrolio e soprattutto gas russo all’Europa.

Lo scenario peggiore

È JP Morgan a ipotizzare gli effetti dello scenario peggiore: cioè del blocco totale degli afflussi dalla Russia. In tal caso - ipotizza la banca Usa - il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 150 dollari al barile: eventualità che spazzerebbe via dalla crescita economica globale del primo semestre 3 punti percentuali, aggiungendo 4 punti alla già elevata inflazione. Ma è la stessa JP Morgan a ritenere questo scenario estremo, dato che la loro previsione base è che il petrolio possa arrivare a 120 dollari stabilizzandosi su una media di 110.

La risposta della Bce

A questo punto la domanda successiva è: come si comporterà la Bce? Il dilemma non è di poco conto, considerando che dovrà affrontare un ulteriore aumento dell’inflazione contestualmente a un rallentamento dell’economia. Ma sul mercato è diffusa la sensazione che - quantomeno - eviterà di chiudere gli acquisti di titoli prematuramente e di alzare i tassi nel 2022. E le dichiarazioni di ieri di Fabio Panetta, membro italiano del consiglio Bce, sembrano andare in questa direzione. «Il ruolo della Bce è chiaro: prenderemo tutte le misure necessarie, usando tutti i nostri strumenti per sostenere la fiducia e stabilizzare i mercati finanziari. Questo è il dovere di una banca centrale in tempi di emergenza. E attueremo rapidamente le sanzioni decise dall’Unione europea».

Perché scende lo spread BTp-Bund

Per questo anche ieri è sceso lo spread tra BTp e Bund a 159 punti base, dai 162 di venerdì e dagli oltre 170 toccati settimana scorsa: perché il mercato inizia a prevedere che la Bce continuerà a comprare titoli di Stato con il programma App (il vecchio quantitative easing). Fino a una settimana fa, invece, il mercato era convinto che la Bce avrebbe terminato tutti gli acquisti verso l’estate, per alzare i tassi entro fine anno. Per i BTp il cambio di prospettiva è notevole.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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