Guerra in Ucraina, le tre domande (e le poche risposte) che assillano le Borse
L’impatto sulla crescita, le eventuali contro-sanzioni, la risposta delle banche centrali
di Morya Longo
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I punti chiave
- L’altalena dei mercati
- L’impatto economico
- La risposta della Bce
- Perché scende lo spread
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Sono tre le domande che tutti si pongono sui mercati finanziari. Che impatto avrà l’escalation militare e delle sanzioni sull’economia russa, europea, statunitense e mondiale? La Russia adotterà contro-sanzioni nei confronti dell’Europa, magari chiudendo i rubinetti del gas? E come risponderanno le banche centrali, a partire dalla Bce? Siccome tutte queste domande sono oggi senza risposte certe, sebbene si moltiplichino i report e gli studi degli analisti per delineare scenari e controscenari, i mercati finanziari lunedì non potevano fare altro che accusare il colpo. E così è stato. Pur con un recupero finale, trainato dalla flebile speranza legata ai negoziati tra Russia e Ucraina.
L’altalena dei mercati
Dopo il fiducioso rimbalzo di venerdì sulla scommessa che le blande sanzioni approvate fino a quel momento avrebbero avuto solo minime ripercussioni, lunedì lo scenario è infatti cambiato dopo le nuove - ben più dure - misure economiche contro la Russia. Ovviamente l’impatto peggiore è stato sulla Russia, con il rublo in caduta fino al 32% prima di recuperare un po’. Ma anche i listini europei sono prima crollati, per poi ridurre le perdite grazie appunto al tavolo negoziale: dopo aver registrato ribassi anche superiori al 3%, alla fine Milano ha perso l’1,39%, Francoforte lo 0,73% e Parigi l’1,39%. Ribassi simili anche negli Usa. Stessa altalena per il petrolio, con il Brent che prima è salito a 105 dollari al barile e poi è un po’ sceso. L’incertezza ha fatto scattare anche la consueta corsa ai beni rifugio come l’oro, arrivato fino a 1.928 dollari l’oncia.
Ma il film visto ieri sui mercati è legato all’incertezza. Quello che conta davvero, per capire come si potranno muovere le Borse in futuro, sono le risposte alle tre domande.
Impatto economico in Europa
Mentre l’impatto sull’economia russa è previsto molto pronunciato (JP Morgan ieri stimava una caduta del Pil russo del 20% nel secondo trimestre, che si tradurrebbe in un -3,5% nell’intero anno), ancora gli economisti tendono a pensare che quello in Europa possa rimanere nell’ordine di 0,3-0,4 punti percentuali di Pil perso. Questa è la previsione attuale del capoeconomista della Bce, Philip Lane, per esempio. Ma è anche quella di Goldman Sachs, che prevede gli stessi 0,3-0,4 punti percentuali di Pil persi nello scenario base, «con il rischio di arrivare fino all’1%». Anche Capital Economics esclude una recessione in Europa. Ovviamente si tratta di previsioni incerte, dato che tutto dipende da come continuerà ad affluire petrolio e soprattutto gas russo all’Europa.
Lo scenario peggiore
È JP Morgan a ipotizzare gli effetti dello scenario peggiore: cioè del blocco totale degli afflussi dalla Russia. In tal caso - ipotizza la banca Usa - il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a 150 dollari al barile: eventualità che spazzerebbe via dalla crescita economica globale del primo semestre 3 punti percentuali, aggiungendo 4 punti alla già elevata inflazione. Ma è la stessa JP Morgan a ritenere questo scenario estremo, dato che la loro previsione base è che il petrolio possa arrivare a 120 dollari stabilizzandosi su una media di 110.


