Medio Oriente

Putin: «Aperti su Ucraina ma no a tregua, eliminare causa». Zelensky: «Con Trump, possibile una pace giusta». Tajani: «Pronti a invio truppe a Gaza»

Il presidente russo si è detto disponibile ad avviare un dialogo con gli Stati Uniti sull’Ucraina, complimentandosi con Trump per insediamento. Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato: «Con Trump, è è possibile una pace giusta». Il cardinale Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, invita a i pellegrini a tornare nella città santa. Tajani: “Impossibile arrestate il capo del governo di Israele, nonostante il mandato d’arresto”. Hamas libererà i prossimi ostaggi domenica.

di Redazione online

Aggiungi Il Sole 24 Ore
ai preferiti su Google
In this pool photograph distributed by the Russian state agency Sputnik, Russia's President Vladimir Putin chairs a Security Council meeting via videoconference at the Novo-Ogaryovo state residence outside Moscow on January 20, 2025. (Photo by Gavriil Grigorov / POOL / AFP)
  • Hamas libererà nuovi ostaggi domenica prossima

    Hamas ha annunciato che non rilascerà il prossimo gruppo di ostaggi prima di domenica prossima e che il giorno prima fornirà i nomi dei prigionieri che saranno liberati. Lo riferisce un esponente dell’organizzazione, citato da Times of Israel. L’accordo stabilisce che Hamas rilascerà il secondo gruppo di ostaggi il settimo giorno dell’accordo. Poiché l’accordo è entrato in vigore ieri, il settimo giorno dell’accordo coincide con il sabato.

  • Zelensky apre a Trump, auspicando una «pace giusta»

    Il presidente dell’Ucraina, Volodimir Zelensky, ha dichiarato. «Con politica della forza di Trump, è possibile una pace giusta e duratura»

  • Tajani: «Italia pronta a invio truppe a Gaza per missione di pace»

    L’Italia è disposta a inviare un contingente militare a Gaza nell’ambito di una missione di pace a guida araba. Lo ha dichiarato - come riportano i media israeliani - il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante un punto stampa congiunto con il suo omologo israeliano Gideon Sa’ar all’Hotel King David di Gerusalemme.

    “La pace è una priorità politica per l’Italia”, ha dichiarato Tajani, “Siamo pronti a sostenerla attraverso la cooperazione, l’assistenza economica e anche inviando le nostre donne e i nostri uomini in uniforme a Gaza, se ci fosse una missione di pace internazionale a guida araba”.

    L’Italia è uno dei principali Paesi contributori di truppe alla missione Unifil in Libano, con oltre 1.000 soldati. “L’Italia sostiene Israele e mantiene anche ottimi legami con i palestinesi; per questo motivo, crediamo di poter svolgere un ruolo importante nella regione”, ha sottolineato il titolare della Farnesina mentre ha escluso l’ipotesi di un arresto del premier israeliano Netanyahu, sul quale pende un mandato d’arresto internazionale emesso dalla Corte penale internazionale.

    «I capi di Stato e governo godono di immunità, dal punto di vista giuridico, per noi non si può arrestare il capo del governo israeliano», detto Tajani. «L’idea di arrestare un leader di un Paese eletto legittimamente non aiuta la pace», ha aggiunto Tajani, «vorrei poi immaginare come si configurerebbe l’arresto se dovesse venire venire a Roma con la sua scorta: come si arresta un capo di governo? Con un conflitto a fuoco?». «Questa valutazione va fatta a guerra finita», ha aggiunto mentre ha anticipato un suo impegno sugli aiuti umanitati a Gaza.

    «Molto probabilmente ritornerò in Israele tra qualche giorno per accogliere al porto di Ashdod le navi del progetto Food for Gaza che consegneranno materiale sanitario oltre ai 15 tir che abbiamo donato al Pam per distribuire gli aiuti alla popolazione civile», ha infine annunciato il ministro degli Esteri.

  • Cardinale Pizzaballa: «E’ ora di tornare a visitare la Terra Santa»

    «Il cessate il fuoco è una svolta nella vita della Terra Santa. L’anno scorso è stato un anno molto difficile e voglio esprimere apprezzamento per tutte le chiese universali per il sostegno, per la preghiera, per l’unità e la solidarietà che tutte le chiese universali hanno espresso per la Terra Santa. Ma ora è giunto il momento di continuare a esprimere solidarietà alla Terra Santa: è giunto il momento di tornare a Gerusalemme, per visitare i luoghi santi». A lanciare l’appello il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, in un video diffuso sui canali social della Custodia di Terra Santa. «La fonte e l’origine della speranza è qui, nel Santo sepolcro di Gesù - aggiunge il cardinale Pizzaballa - non c’è pericolo, ora ancora di più con il cessate il fuoco. Quindi è giunto il momento di prendere coraggio per venire qui. Vi stiamo aspettando».

    Gli ha fatto eco padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa: «È molto importante venire e rinnovare lo spirito del pellegrinaggio. Il Santo Sepolcro è uno dei tre luoghi santi indicati per il pellegrinaggio durante il Giubileo per la Terra Santa. Vi aspettiamo, perché quando venite come pellegrini in Terra Santa la nostra piccola comunità cristiana sente di essere parte della grande famiglia della chiesa cattolica e dei cristiani che vivono in tutto il mondo. Non temete, non abbiate paura, venite. Il pellegrinaggio è sicuro, vi aspettiamo».

  • Di Segni (Ucei): «Tre ragazze salve e riunite a famiglie, non era scontato, dà speranza»

    «Il sentimento che pervade in assoluto è quello di ossigeno nel sapere che queste tre ragazze sono salve e si sono riunite nelle loro famiglie: è un’intera nazione che le ha abbracciate ieri e noi insieme a loro. Non era per niente scontato che tornassero e questo dà speranza per riuscire a far tornare anche gli altri che sono vivi”. Lo ha affermato la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni, all’indomani della liberazione dei primi tre ostaggi, tre giovani donne, con la prima fase dell’accordo su Gaza entrato in vigore ieri. “Questo si abbina con una lacerazione, un sentimento di disperazione parallela per lo stillicidio di come è avvenuto tutto e di come è avvenuto anche ieri quel passaggio”, osserva Di Segni puntando il dito sul “contrasto tra la cura, l’accoglienza il modo di gioire delle famiglie dei tre ostaggi ritornati e il modo di inneggiare nella piazza di Gaza e nei territori a chi ha condotto questo massacro e ne è l’artefice”.

  • Putin: «No a Tregua, eliminare cause della crisi in Ucraina»

    «Per quanto riguarda la soluzione della situazione (la guerra in Ucraina, Ndr), vorrei sottolineare ancora una volta che l’obiettivo non dovrebbe essere una breve tregua, non una sorta di tregua per il raggruppamento delle forze e il riarmo per la successiva continuazione del conflitto, ma una pace a lungo termine basata sul rispetto degli interessi legittimi di tutte le persone, di tutti i popoli”, ha affermato Putin.

  • Putin: «Russia aperta a comunicazioni con Usa sull’Ucraina»

    La Russia è aperta a comunicazioni con gli Usa sul conflitto in Ucraina. Lo ha detto il presidente Vladimir Putin, citato dall’agenzia russa Tass, dopo avere discusso con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dell’insediamento del nuovo presidente Usa Donald Trump.

  • Halevi (Idf): «Preparsi a operazione significative»

    Il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Herzi Halevi, ha sollecitato le Idf a prepararsi a “operazioni significative” in Cisgiordania. “Insieme agli intensi preparativi di difesa nella Striscia di Gaza, dobbiamo essere preparati a operazioni significative in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr) nei prossimi giorni per prevenire e catturare i terroristi prima che raggiungano i nostri cittadini”, ha affermato Halevi, citato dai media dello Stato ebraico.

  • ITA Airways riprende i voli su Tel Aviv

    ITA Airways riprende i voli tra Italia e Israele. La compagnia di bandiera comunica che dal prossimo 1° febbraio saranno ripristinati gradualmente i collegamenti tra Roma Fiumicino e l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Inizialmente la frequenza sarà giornaliera diurna; dal 16 febbraio anche con una frequenza notturna, compatibilmente con l’evoluzione dello scenario geopolitico. I voli avranno il seguente programma operativo: alla mattina, partenza da Fiumicino alle 09:10 e arrivo alle 13:30 (ora locale); di sera, partenza da Fiumicino alle 22:50 e arrivo alle 03:10 del giorno successivo.

  • Hamas: 122 morti a Gaza prima della tregua, 47.035 dal 7/10

    Il ministero della Sanità di Hamas ha annunciato che 122 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore, ovvero prima che entrasse in vigore - ieri mattina - la tregua concordata con Israele. Il bilancio dei morti a Gaza dal 7 ottobre 2023 è salito così a quota 47.035, mentre i feriti sono 111.091, secondo la stessa fonte.

  • Crosetto: la difesa è cambiata, è sempre più deterrenza

    “La difesa di cui parliamo adesso è profondamente cambiata rispetto a quella di anni fa ed è sempre più deterrenza”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, riprendendo le sue parole ad un’intervista al Foglio durante la cerimonia di insediamento del nuovo comandante del Covi. “Parlare di deterrenza in un Paese come il nostro è difficile - ha aggiunto -. Per noi il massimo della difesa erano le missioni di pace internazionali ma non sarà più così. O appaltiamo la nostra difesa a qualcun altro o dobbiamo parlare della capacità di deterrenza che significa colpire prima che qualcuno ci faccia male. È un mondo profondamente diverso”.

    LUCIANO PORTOLANO CAPO STATO MAGGIORE DIFESA, GUIDO CROSETTO MINISTRO DIFESA, GIOVANNI MARIA IANNUCCI COMANDANTE DEL COMANDO OPERATIVO DI VERTICE INTERFORZE

  • Tajani a Tel Aviv: tregua ancora debole, lavorare per rinforzarla

    Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è in Medioriente per una visita in Israele e in Palestina all’indomani dell’inizio del cessate il fuoco.

    Previsti “una serie di incontri importanti per sostenere la pace”, ha detto Tajani appena atterrato a Tel Aviv, “l’Italia vuole essere costruttrice di eventi positivi anche dal punto di vista della ricostruzione, utilizzando il nostro progetto ’Food for Gaza’ dobbiamo guardare al domani di Gaza lavorando oggi perché questa tregua ancora debole si possa rinforzare per costruire poi una stabilità dell’intero Medioriente”.

  • Onu: «Distrutto il 74% degli edifici di Gaza City»

    Secondo un’analisi del Centro satellitare delle Nazioni Unite (Unosat), più di due terzi di tutti gli edifici di Gaza hanno subito danni, stimati in circa 163.778 edifici. Si stima che circa 52.564 strutture siano state distrutte. Le due città più grandi di Gaza, Gaza City e Khan Younis, sono due delle aree più colpite, dove si ritiene che il 74% degli edifici e il 55% degli edifici siano stati danneggiati o distrutti. Dalle immagini satellitari da Planet Labs, è evidente la portata della distruzione in queste due principali aree urbane.

    Guerra Israele-Hamas, le immagini del 20 gennaio

    Photogallery23 foto

  • Droni di Kiev colpiscono industrie nel Tatarstan: a 1.000 km dal confine

    Droni ucraini hanno colpito impianti industriali nella regione russa del Tatarstan a circa mille chilometri dal confine, hanno reso noto fonti sia russe che ucraine. Secondo le autorità locali del Tatarstan l’attacco è stato neutralizzato e non ha provocato né vittime né danni materiali. Secondo fonti ucraine, esplosioni sono state registrate a Kazan, capitale regionale, in cui si trovano la Gorbunov aviation Plant, la Kazan Helicopters e la Gunpowder Plant.

  • Esplode bomba su strada in Cisgiordania: morto soldato Idf

    Un riservista dell’esercito israeliano (Idf) è stato ucciso e altri 2 sono rimasti feriti dopo essere stati investiti dall’esplosione di una bomba su strada in Cisgiordania nella notte. Lo riferisce il Times of Israel. Il soldato rimasto ucciso è il sergente Eviatar Ben Yehuda, 31 anni. Secondo una prima indagine dell’Idf, i soldati erano a bordo di un veicolo blindato leggero durante un pattugliamento nella città di Tamun, quando una bomba è stata fatta esplodere contro il loro veicolo.

  • Save the Children: priorità portare cibo, acqua e medicine ai bambini di Gaza

    In collaborazione con le Nazioni Unite, con altre organizzazioni non governative e con i partner locali cercheremo di fornire aiuti il più rapidamente possibile. Tuttavia, a tal fine è necessaria la revoca di tutte le restrizioni all’ingresso di merci a Gaza e al loro movimento attraverso la Striscia, l’apertura di tutti i valichi, la sicurezza per il personale che consegna gli aiuti, la fornitura di carburante e di beni commerciali per approvvigionare i mercati locali e la riparazione delle strade e delle infrastrutture largamente distrutte nella Striscia. “Insieme a migliaia di famiglie e all’intera comunità umanitaria, speriamo fortemente che questa tregua regga e diventi un cessate il fuoco definitivo, e che gli aiuti essenziali possano iniziare ad arrivare a Gaza in quantità tali da rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie. Sappiamo che ci sono ostacoli da superare e che ci vorrà tempo per far fluire di nuovo i rifornimenti, ma non c’è alternativa. I bambini rimasti a Gaza dopo mesi di spargimento di sangue hanno diritto a un futuro più luminoso e meritano di riavere la loro infanzia”, ha commentato Javier Garcia, responsabile del team di Save the Children International a Gaza. “Non appena tutti gli aiuti entreranno a Gaza e il nostro intervento potrà essere rafforzato, cercheremo ogni opportunità per dare ai bambini e alle famiglie di Gaza tutto il sostegno di cui hanno disperatamente bisogno. Tuttavia, un maggiore accesso a Gaza e in tutta la regione e la garanzia di sicurezza per gli operatori umanitari sono fondamentali per consentirci di raggiungerli e supportarli, ovunque si trovino”, ha continuato Garcia. “Qualunque cosa che non sia un cessate il fuoco definitivo e una totale assunzione di responsabilità non sarà minimamente in grado di garantire la sicurezza, l’assistenza e l’accesso ai diritti più ampi di cui i bambini palestinesi hanno bisogno, meritano e hanno diritto – e significherà che la comunità internazionale li sta deludendo ancora una volta” ha concluso.

  • Yemen: Houthi limiteranno attacchi a navi legate a Israele

    I ribelli sciiti Houthi dello Yemen hanno dichiarato - secondo quanto riferisce oggi l’agenzia di stampa Associated Press - che limiteranno i loro attacchi nel Mar Rosso esclusivamente alle navi legate a Israele.

  • Mosca: «Conquistati altri due villaggi nell’est ucraino»

    Il ministero della Difesa russo ha detto che le forze russe hanno conquistato nelle ultime 24 ore altri due villaggi nell’est dell’Ucraina: Shevechenko nella regione di Donetsk e Novoyegorovka in quella di Lugansk.

    Ucraina, 1.056° giorno di guerra

    Photogallery16 foto

  • Cina, bene accordo Israele-Hamas: sia attuato in modo completo

    La Cina accoglie con favore l’accordo sul cessate il fuoco a Gaza e spera che venga attuato in modo completo e coerente, realizzando un cessate il fuoco completo e permanente nella Striscia. Lo ha detto una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, rispondendo a una domanda relativa all’intesa fra Israele e Hamas. La Cina collaborerà con la comunità internazionale e continuerà a impegnarsi per la pace e la stabilità in Medioriente, ha dichiarato la portavoce.

    PER APPROFONDIRE/ Che cosa prevede l’accordo Israele-Hamas

  • Iran, Crosetto: può avere come obiettivo principale Israele, ma considera nemico tutto l’occidente

    “Abbiamo visto che la politica di alcuni paesi, come l’Iran, si è giocata attraverso i proxy. Come è partita Israele quando ha voluto intimorire l’Iran? attraverso i proxy. Chiaramente ci sono luoghi dove è più facile far radicare movimenti eversivi o terroristici. L’Iran o i movimenti integralisti possono avere anche come obiettivo principale Israele, ma considerano il loro nemico ideologico tutto l’occidente. E, quindi, tutto ciò che è modificabile in senso negativo per l’ccidente è un potenziale problema. Penso alla Libia, ma penso anche ai movimenti che scuotono molti stati africani”. Lo ha detto Guido Crosetto, ministro della Difesa, in un’intervista al quotidiano ’Il Foglio’. “Penso alla Libia, dove comunque non c’è ancora assetto stabile- Dove c’è un vuoto può nascere un problema, può nascere una guerra, si può sedimentare odio, si generano fughe e processi migratori di massa, instabilità diffusa”, ha aggiunto Crosetto.

  • Tajani: adesso pace con tutti gli Stati arabi, l’Europa aiuti a stabilizzare Gaza

    “Siamo all’alba di una possibile pace che potrebbe coinvolgere l’intera regione”. Lo dichiara il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che questa mattina volerà in Israele per poi fare tappa in Palestina. “Ora - prosegue in un’intervista a ’La Stampa’ - inizia un lavoro diplomatico lungo e complesso per rafforzare la tregua. Le prossime sei settimane saranno la chiave per porre le basi del passaggio dalla prima alla seconda fase del cessate il fuoco. La liberazione delle prime tre giovani donne israeliane è positiva, ma ora deve proseguire la liberazione degli ostaggi israeliani e, contestualmente, si devono far arrivare aiuti alla popolazione palestinese”. E una volta stabilizzata la tregua, continua, “si potrà ridare slancio agli Accordi di Abramo, con cui si volevano normalizzare i rapporti dei Paesi arabi con Israele. Quel percorso era quasi concluso, ma si è interrotto con l’attacco del 7 ottobre. Adesso si devono riannodare i fili”.

    In questa fase, sottolinea poi, “credo sarebbe una buona idea avere una missione di interposizione promossa da un ente internazionale come l’Onu. Purché sia a guida araba. Può aiutare a consolidare la pace e a rafforzare l’Autorità palestinese”. Quanto all’Italia, “siamo ancora in una fase embrionale, ma saremmo pronti a partecipare con un contingente. Serve, più in generale, una presenza europea in Medio Oriente. E in Palestina l’Europa potrà avere un ruolo, se c’è un accordo gradito a entrambe le parti”. L’Italia ha l’obiettivo di riconoscere la Palestina, afferma il ministro, “la nostra strada porta lì, ma ci vuole tempo perché la Palestina deve essere riconosciuta anche da Israele e a sua volta deve riconoscere Israele. Le iniziative unilaterali che ho visto finora da parte di alcuni Paesi non servono alla Palestina né alla pace”.

  • Gaza, Onu: 630 camion aiuti umanitari entrati nella Striscia

    Seicentotrenta camion di aiuti umanitari sono entrati a Gaza da quando è iniziato il cessate-il-fuoco. Lo ha scritto su X il vicesegretario agli Affari umanitari dell’Onu Tom Fletcher.

    “Dopo 15 mesi di guerra senza tregua, i bisogni umanitari sono lievitati”, ha detto Fletcher, che ha segnalato che 300 dei 630 camion sono diretti verso la parte settentrionale della Striscia di Gaza.

  • Kiev: nella notte abbattuti 93 droni russi su 141

    La Russia ha attaccato l’Ucraina la notte scorsa con un totale di 141 droni di vario tipo: lo ha annunciato su Telegram l’Aeronautica militare di Kiev, aggiungendo che 93 droni kamikaze nemici sono stati abbattuti e 47 droni-esca sono caduti in aree aperte. I velivoli senza pilota distrutti sono stati intercettati nelle regioni di Poltava, Sumy, Kharkiv, Cherkasy, Chernihiv, Kiev, Khmelnytskyi, Vinnytsia, Kirovohrad, Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Kherson e Donetsk. Inoltre, due droni-esca si sono diretti verso la Russia.

  • 90 palestinesi scarcerati, per Hamas manca uno che era su elenco

    Sono stati rilasciati nella notte i primi 90 detenuti palestinesi che, in base all’accordo tra Israele e Hamas, sarebbero dovuti essere scarcerati in cambio delle prime tre donne ostaggio. In una nota, però, Hamas fa notare che tra i detenuti di sicurezza rilasciati manca un prigioniero il cui nome era sull’elenco. Lo riporta il sito di Ynet. Hamas, spiega la nota, sta lavorando con i mediatori e con la Croce Rossa “per fare pressione su Israele affinché rispetti l’elenco concordato dei prigionieri”. Ynet spiega che tra le persone rilasciate ci sono 69 donne, tra cui una minorenne, otto minorenni maschi e 12 uomini condannati per reati relativamente minori come incitamento, identificazione con il terrorismo e condotta disordinata. Tra i prigionieri rilasciati ci sono 78 residenti della Cisgiordania e 12 residenti di Gerusalemme Est. Si prevede che durante la prima fase dell’accordo di cessate il fuoco saranno rilasciati circa 1.900 detenuti palestinesi.

  • Israele rilascia 90 palestinesi. Arrivati i primi aiuti

    Israele ha rilasciato 90 detenuti nelle prigioni israeliane, tra loro donne e minorenni palestinesi, in cambio delle prime tre donne riconsegnate da Hamas nel primo giorno della tregua a Gaza. Si tratta di Emily Damari, Doron Steinbracher e Romi Gonen. Consegnate alla Croce Rossa, hanno raggiunto Tel Aviv dove hanno abbracciato le loro famiglie.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti