Guido Alpa, ritratto di un amico
di Natalino Irti
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La fragilità della persona nascondeva forti sentimenti, che a pochi si svelavano nella loro profonda intensità. Fedeltà al mare genovese, legame interiore con la vecchia madre, grata devozione verso i maestri, liberale e vigile apertura agli scolari ed agli allievi (come orgoglioso per il cammino politico di Giuseppe Conte!). Intorno a questo originario fortilizio si addensavano, sereni o nuvolosi, i giorni della vita. E spesso vi riluceva la tenerezza discreta dell’amicizia: come non rammentare una cena, raccolta e schiva, in una trattoria milanese di via Fatebenefratelli, e l’inconsueto confidarci – Guido, Francesco Benatti e l’autore di questa pagina – storie di famiglia, figure di genitori, luoghi dell’infanzia? Rari, fra uomini di studio, chiusi entro pareti libresche, gli abbandoni del cuore, e il discoprirsi nelle pieghe dell’animo.
Ma soltanto così la ‘colleganza’ universitaria o professionale dischiude le porte dell’amicizia, e si fa gioia o dolore partecipi, libero dialogo e schiettezza di opinioni. E queste, solida e ferma, Guido non celava: apertura alla socialità, accenti di realismo anglosassone nel metodo di studio, assidua attenzione alle scelte delle corti giudiziarie. E una dedizione piena e operosa, alle vicende dell’avvocatura, come garanzia di civiltà giuridica e di eguaglianza sociale.
Secondo la saggia massima di Goethe, l’uomo maturo può promettere di essere sincero, ma non imparziale: ‘prendere parte’ è il vivere nella pienezza degli incontri e delle situazioni; scegliere ‘da che parte stare’ significa anche l’amicizia discorde, animosa di tesi e di ideali dissensi. Se ne traeva così il profilo di uno studioso di alta sensibilità e di penetrante ascolto (come in quel saggio del 2021 sul ‘Diritto di essere sé stessi’, che tra noi fu tema di memorabili incontri e vivaci dialoghi). Essere sé stessi, è forse la frase, quasi un criterio di vita, che disegna la fisionomia di Guido. Sé stessi nelle vicende quotidiane, nei rapporti con gli altri, nell’immagine che ciascuno consegna alla intera società. Nel sé stessi, ci sono i forti sentimenti, velati e taciti, le tenerezze e gli orgogli dell’amicizia, ma anche lucidità di giudizio e coerenza morale.
In quest’ora ci sentiamo più soli. E’ la solitudine, che ci stringe nelle ore del crepuscolo, guardandoci intorno, e cogliendo, dove un tempo si svolgeva il dialogo e si interrogavano gli sguardi, la nudità del silenzio e la dolorosa salvezza della memoria.
Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei

