Ho chiuso Facebook: ecco cosa Zuckerberg continua a sapere di me
di Antonio Dini
7' min read
7' min read
A dieci anni (quasi) esatti da quando ho aperto il mio profilo su Facebook, e nel pieno dello scandalo Cambridge Analytica che sta icrinando la figura di Mark Zuckerberg e facendo tentennare il titolo della sua azienda in Borsa, ho deciso di mettere in sonno il mio account. Ma prima di sospenderlo a tempo indeterminato, ho scaricato tutti i dati di cui il social network è in possesso. È stato come aprire il vaso di Pandora.
Facebook si ricorda tutto, e ho scoperto cose di me che non ricordavo più o che speravo di aver dimenticato: compresi gusti musicali discutibili (negli anni sono migliorato), eventi ed aperitivi a cui ho partecipato, posti dove sono stato. Nessuna informazione indiscreta, perché la vita di questo cronista tutto sommato è abbastanza banale: tuttavia è la somma dei piccoli frammenti ad essere impressionante per mole e completezza. Nessuno, non mia moglie, non i miei genitori o i miei più cari amici hanno mai avuto una panoramica così dettagliata della mia vita. Neanche io stesso, perché molte delle piccole cose quotidiane che ho fatto, dopo anni, non le ricordavo più. Se qualcun altro scaricasse questi dati a mia insaputa (la procedura è abbastanza semplice e nel mio caso non ha richiesto autenticazione a due fattori, che peraltro avevo attivato sul mio profilo) avrebbe a disposizione più informazioni di qualsiasi ente pubblico, dal ministero dell’Interno all’autorità giudiziaria sino al mio ente previdenziale, il mio plesso scolastico di origine e la mia parrocchia. Forse solo Google sa più cose di me.
Una premessa. Quando ho aperto il mio profilo, Facebook esisteva da quattro anni e io scrivevo di tecnologia per Il Sole 24 Ore da sette. Come telefono dal 2008 ho utilizzato sempre l’iPhone di Apple (più di uno), e questa semplice scelta, assieme a un po’ di attenzione nelle autorizzazioni concesse alle app di terze parti (mai permesso a nessuno di autenticarsi usando il mio profilo Facebook né di accedere alla mia rubrica e calendari) ha reso i miei dati in possesso del signor Zuckerberg molto meno saporiti e ricchi di quanto non avrebbero potuto essere. Diciamo che li ha ridotti a meno della metà. Perché Apple ha politiche di blocco nello scambio dati tra app e telefono molto più restrittive di quelle di Android e, prima, di Windows Phone. Ma non cambia molto la sostanza. Vediamo nel dettaglio.
Scaricare i propri dati è semplice, lo stesso Facebook fornisce le indicazioni.
Dopo aver seguito la procedura ho avviato il download di un documento zip da circa 250 Megabyte. La connessione di casa in fibra lo ha fatto scaricare in cinque minuti. Le dimensioni come detto sono relativamente contenute. Sono pur sempre l’equivalente di 300mila documenti Word.
Dentro ho trovato una serie di cartelle e di pagine Html, cioè pagine web locali. La prima, Index.html, contiene il registro generale delle mie attività. Si parte da qui. Prima di aprirla, però, mi sono procurato e ho modificato alcuni script che permettono di analizzare trasversalmente i dati alla ricerca di informazioni che possono essere state messe in pagine non linkate alla principale e quindi difficili da trovare. Un controllo di sicurezza con esito per me positivo: niente registro delle mie telefonate, né copia degli sms o degli mms inviati e ricevuti, né posizioni Gps abituali. Anche i 2.551 contatti della mia rubrica telefonica (la vera dote di ogni buon giornalista) non sono stati “presi” da Facebook e questo è un bene, almeno per chi fa la professione del cronista ma non solo, perché dentro ci sono numeri riservati, i diretti di personaggi pubblici e rappresentanti delle istituzioni. Come potrei giustificare con la Gdpr se questi numeri venissero presi da Facebook e poi girati ad aziende terze?







