Solo i giganti esportano più dell’Italia
di Marco Fortis
di Marco Valsania
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Un mondo del design – e un Salone del Mobile di Milano – che sia sempre più specchio dei tempi, all’avanguardia di urgenti sensibilità ambientali e sociali. È l’invito di Paola Antonelli, nato dalla passione che le viene da anni trascorsi sulle frontiere d’una creatività che non solo convive con le emergenze e ma vuole esprimerle e affrontale, da guerre a disastri naturali o creati dall’uomo, facendosi assieme testimone e speranza di cambiamento.
Senior curator al Dipartimento di Architettura e design del Museum of Modern Art a New York, direttore di Ricerca e Sviluppo, non è un caso che a Milano sia anzitutto parte della giuria del SaloneSatellite. Fondato nel 1998 da Marva Griffin e dedicato agli under 35, spiega, «è una componente forse piccola in metri quadri, ma immensa come impatto, che ha dato il via a tantissimi designer ora famosi, come Matali Crasset e Marc Newson». La sua missione, scandita da un premio, è dare spazio a «giovani e scuole, perché possano mostrare il loro lavoro al pubblico del Salone».
Antonelli riassume così l’auspicato, stretto binomio di business e coscienza: «So che mantenere un’industria che rappresenta un fiore all’occhiello per l’Italia è importante, quindi spero ci siano molti compratori e vendite. Ma spero anche in discussioni approfondite su come il design può aiutare il mondo in un momento veramente complicato». Da sempre, lei è impegnata su aspetti scottanti dell’attualità, come l’economia circolare. Nel 2019 ha curato la XXII Triennale di Milano, Broken Nature, puntando lo sguardo sui compromessi legami tra uomo e natura.
Non basta: durante la pandemia ha dato vita assieme alla critica e autrice Alice Rawthstorn a Design Emergency, dapprima una piattaforma su Instagram e ora anche un podcast, per «occuparci di designer che fanno qualcosa per migliorare i destini del mondo». Iniziato tra chi faceva ventilatori e attrezzature mediche, ha adesso allargato il suo raggio d’azione: la più recente conversazione è stata con Julia Watson, «architetto che indaga sul sapere indigeno nel costruire infrastrutture e oggetti».
Milano, tra Salone, SaloneSatellite e la vasta rete di iniziative diffuse del FuoriSalone, diventa un’occasione per perseguire il suo lavoro di ricerca, «per vedere più che posso». Le è caro un altro appuntamento: il simposio Prada Frames organizzato da FormaFantasma, ovvero Andrea Trimarchi e Simone Farresin, che la vede tra i relatori: «È dedicato, con tono costruttivo, a una ricerca che riguarda anche l’ambiente, l’anno scorso sulle foreste, quest’anno sui materiali».