I dilemmi della IA tra comunicazione e istituzioni
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In che rapporto stanno potere pubblico e intelligenza artificiale (AI) ? Quali sono le misure di protezione adeguate per garantire la trasparenza dell’azione amministrativa ed evitare che le decisione pubbliche siano assunte sulla base di dati inappropriati o manipolati? Esiste una legalità “algoritmica”? E quali sono i cambiamenti che impone l’AI alla comunicazione istituzionale? Come si fa a garantire che resti alla Persona la responsabilità, anche come “ produttore e gestore”, della comunicazione generata con l’intelligenza artificiale. La competenza tradizionale si dilata con l’integrazione nell’economia digitale di cui l’Intelligenza Artificiale costituisce una delle novità contemporanee.
Cominciando dalla legalità algoritmica va detto che, in verità, non tutti gli algoritmi sono uguali e non tutti pongono gli stessi problemi sotto questi profili.
Nei provvedimenti amministrativi basati su algoritmi semplici, questi costituiscono la mera traduzione in forma matematica del procedimento amministrativo che quindi è sempre ricostruibile ex post come è avvenuto nel noto caso dell’assegnazione delle cattedre scolastiche. Il problema si pone piuttosto quando l’amministrazione ricorre all’AI basata sul deep learning o sulle reti neurali profonde, in cui, di apprendimento in apprendimento, le elaborazioni non sono più ricostruibili.
La giurisprudenza del Consiglio di Stato, pronunciatasi per lo più su provvedimenti basati su algoritmi semplici, superando una iniziale posizione di ritrosia, ammette oggi l’uso dell’AI anche nell’attività amministrativa discrezionale subordinandola a tre requisiti: la “conoscibilità dell’algoritmo”, la “non esclusività” e la “non discriminazione”. Questi requisiti - ripresi poi dal nuovo codice dei contratti pubblici quali requisiti da imporre ai fornitori dei prodotti e previsti adesso in via generale dall’AI Act - mentre forniscono un adeguato livello di tutela in caso di algoritmi tradizionali, non sembrano però dare risposta adeguata negli altri casi.
La conoscibilità dell’algoritmo si scontra qui con l’imperscrutabilità della logica che ha portato alla decisione. La black box, il nucleo decisionale dell’AI che è frutto della capacità della macchina di autoapprendimento, è ad oggi indecifrabile per natura. Nessuno è in grado di comprendere come ogni singolo parametro influenzi l’output finale. La non esclusività, si riflette nella formula “Human in the loop”, l’uomo al centro del sistema. Ma quanti decisori pubblici avrebbero la forza, la capacità tecnica, il coraggio per ribaltare o correggere una decisione basata sulla potenza computazionale e sulla forza reputazionale dell’AI?
