Politiche comunictarie

I dubbi della Corte dei Conti Ue sull’agricoltura biologica: 12 miliardi erogati ma resta una nicchia

L’Italia è leader nel settore, ma gli obiettivi a livello europeo sembrano difficili da raggiungere con una fetta di mercato che si ferma al 4%

di Alessio Romeo

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Tanti soldi e spesi male. Con l’unico obiettivo di aumentare le superfici bio in un contesto di carenza di controlli anche sull’origine delle sementi utilizzate e soprattutto senza guardare al mercato. Sono, in estrema sintesi, le motivazioni della sonora bocciatura rifilata attraverso una corposa relazione dalla Corte dei conti europea che, testuale, «semina dubbi sull’efficacia del sostegno dell’Ue all’agricoltura biologica».

Dal 2014 sono stati erogati circa 12 miliardi «senza però alimentare in modo adeguato il settore», con le politiche e le strategie europee dedicate che risentono di «lacune» e «incoerenze». Così, il tanto sbandierato obiettivo di destinare il 25 % dei terreni all’agricoltura biologica entro il 2030 «sarebbe irraggiungibile».

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L’attuale strategia presenta infatti, sottolinea la relazione, «carenze significative e non sono stati definiti né una visione né valori-obiettivo per il settore al di là del 2030». Se da un lato, grazie ai miliardi che Bruxelles dispensa ogni anno, è cresciuta la superficie coltivata con metodi biologici, dall’altro si è prestata troppo poca attenzione alle reali esigenze del settore, che resta a livello europeo un mercato di nicchia.

Eppure l’agricoltura biologica è una componente essenziale della cosiddetta strategia Farm to Fork (“Dal produttore al consumatore”) che rappresenta la parte agricola del Green Deal. Nel periodo 2014-2022, per la conversione o il mantenimento delle pratiche bio, gli agricoltori europei hanno ricevuto circa 12 miliardi dalla Pac ed entro il 2027 dovrebbero percepirne altri 15, ma la diffusione varia notevolmente da un paese all’altro: da meno del 5% delle superfici in Olanda, Polonia, Bulgaria, Irlanda e Malta a oltre il 25% in Austria.

«L’agricoltura europea sta diventando più verde e l’agricoltura biologica svolge un ruolo fondamentale, ma non è sufficiente focalizzarsi solo sull’aumento della superficie coltivata. Bisogna fare di più per sostenere l’intero settore, sviluppando il mercato e incentivando la produzione, altrimenti rischiamo di creare un sistema sbilanciato che dipende solo dai fondi Ue», ha avvertito il responsabile dell’audit Keit Pentus-Rosimannus.

Un esempio di come i sussidi europei ignorino gli obiettivi ambientali e di mercato è rappresentato dal fatto che gli agricoltori possano ricevere gli aiuti al biologico anche se non applicano la rotazione delle colture o gli standard in materia di benessere degli animali, «princìpi fondamentali dell’agricoltura biologica». Ancor più grave forse la «prassi comune» rilevata dal rapporto di autorizzare l’utilizzo di sementi non biologiche per coltivazioni bio, oltre all’assenza di criteri per valutare i benefici ambientali dell’agricoltura biologica.

Nato per compensare costi aggiuntivi e mancati guadagni del passaggio dall’agricoltura tradizionale al biologico, il sostegno della Pac alla fine, nonostante il successo in alcuni paesi tra cui l’Italia, ha partorito un mercato che non va oltre il 4% del totale europeo.

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