Recanati

I gioielli Ottaviani guardano agli Emirati dopo le medaglie olimpiche e Sanremo

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di Michele Romano

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«Per noi il cambiamento è la chiave del successo perché oggi occorre adattarsi velocemente alle richieste di mercato e soprattutto al gusto del consumatore finale». Laurea in architettura al Politecnico di Milano, corsi di disegno all’Accademia di Belle Arti a Brera, Laura Ottaviani è molto più che l’amministratrice delegata dell’azienda di famiglia, della quale rappresenta la terza generazione. Un’azienda che ha portato la sua presenza fino all’ultimo Festival di Sanremo: la vincitrice Angelina Mango indossava gli orecchini Ottaviani nella finale che l’ha vista primeggiare.

La storia di Ottaviani inizia in un piccolo laboratorio a Recanati, nel Maceratese: era il 1912 e il bisnonno Eraclio avviò l’attività, proseguita da nonno Romolo, che si mise a produrre oggetti sacri, prima in oro e poi in argento, in larga parte acquistati dai fedeli che visitavano la vicina basilica di Loreto. Furono loro a dar vita a quello che oggi è riconosciuto nel mondo come il distretto argentiero delle Marche. «Da allora non è mai cambiato il sogno di continuare l’impresa di famiglia con grinta e determinazione, mantenendo una grande attenzione al prodotto e al design». Così, quando Laura subentra al padre Alberto nella guida dell’azienda si fa trovare pronta e con le idee chiare: era la vigilia delle Olimpiadi e Paraolimpiadi Invernali di Torino 2006 e Ottaviani era fornitore ufficiale di tutte le medaglie.

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Subito dopo, la collezione di oggettistica in argento per la casa, classica e tradizionale, viene rivoluzionata: più risalto al design e ai gusti contemporanei, più rilievo a gioielli, bijoux e agli accessori, l’apertura al mercato europeo attraverso rivenditori ufficiali e nei negozi multibrand. Ottaviani lancia con successo anche una collezione di orologi e una linea clutch, vere e proprie borse gioiello disegnate dalla stessa imprenditrice: un prodotto made in Italy a prezzi accessibili grazie all’utilizzo del metallo, pietre dure, strass, cristalli.

Recanati resta al centro del progetto: l’azienda ha sede nella storica collocazione nell’area industriale, in una strada che l’amministrazione comunale ha chiamato Fratelli Ottaviani, per riconoscenza verso una storia di maestria e passione. Oggi occupa complessivamente 60 addetti (l’80% dei quali sono donne) e ha chiuso il 2023 con un fatturato di circa 8 milioni, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente e recuperando in parte i fatturati pre-covid. Tutto questo anche grazie alla crescita sull’estero, dove finisce il 30% degli oltre 100 mila bijoux prodotti annualmente: in particolare Europa, Asia («performiamo in maniera ottima su Singapore»), Sud America e Stati Uniti, dove l’obiettivo è di consolidarsi ulteriormente anche nel settore casa, mentre il focus dei prossimi anni è sugli Emirati Arabi. «Restiamo una piccola azienda», ripete Laura Ottaviani, che ha messo a segno un nuovo cambiamento. Non una rivoluzione, ma un’evoluzione: la nuova linea bijoux elegance, che è già diventato un oggetto cult, «un gioiello estremamente prezioso realizzato con cubic zirconia elegantissimo di altissima qualità e a prezzo accessibile».

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