I lavoratori Over 50: per le aziende una sfida e una risorsa
I lavoratori maturi presentano risultati migliori in molti task grazie a diversi tipi di abilità cognitive che emergono con l’età
di Sara Carnazza *
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Il numero di lavoratori con più di cinquant’anni è aumentato vertiginosamente negli ultimi quindici anni, portando la quota sul totale degli occupati dal 20% nel 2004 al 38% nel dicembre 2018. Agli inizi del millennio, passati i cinquant’anni il pensionamento era probabilmente molto vicino, oggi nello stesso momento della carriera si prospetta un’altra decade di periodo contributivo, e questo porta le imprese a confrontarsi sempre di più con lavoratori più maturi che rimarranno in azienda più a lungo.
Tuttavia, le politiche italiane sul tema delle pensioni sono state fino ad ora schizofreniche, puntando da un lato ad un allungamento della vita lavorativa e dall’altro facilitando l’anticipazione del pensionamento, fornendo alle aziende un’alternativa alla gestione dell’invecchiamento della forza lavoro e offrendo ai lavoratori incentivi per un pensionamento anticipato. Anticipo e accompagnamento alla pensione sono strumenti spesso utilizzati dalle aziende per favorire processi di ristrutturazione aziendale, che però non possono rappresentare una soluzione alla questione dell’aumento dell’età media dei lavoratori, tema sempre più rilevante nella gestione delle risorse umane per le aziende e nell’organizzazione della vita privata.
Questo porta alla luce una serie di questioni rilevanti che hanno effetti sulla produttività. Stereotipi come quelli di inflessibilità, rigidità nel lavoro di squadra, maggiori difficoltà nell’adattamento all’innovazione tecnologica venivano e forse vengono ancora usati per descrivere i lavoratori più maturi, e insieme a un minor costo del lavoro rappresentano le ragioni per cui possono essere preferiti lavoratori più giovani.
Tuttavia queste concezioni sono state oggetto di critiche e confutazioni: per quanto sia vero che i movimenti si rallentino con l’età, con i dovuti accorgimenti di ergonomia e periodi di adattamento le reazioni migliorano, dimostrando che i deficit possono essere superati in ambienti di lavoro ridisegnati prestando attenzione alle nuove caratteristiche dei lavoratori.
Un esempio spesso citato quando si tratta di age-management riguarda il caso BMW, dove per migliorare la produttività negli impianti, alla luce di una forza lavoro sempre più matura, sono stati promossi una maggiore attenzione alla salute e lo sviluppo di nuove competenze, integrando una più ampia possibilità di accesso al lavoro part-time. La produttività degli impianti è così aumentata del 7%, portando i livelli dei risultati in linea con impianti composti da una forza lavoro più giovane.


