Interventi

I licenziamenti, Musk e il futuro del lavoro

Elon Musk. (Pool via AP)

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Ansa, titolo: Musk annuncia mail ai dipendenti, spieghino cosa fanno e una mancata risposta equivale a dimissioni.

Chi ricorda la divertente e drammatica scena di American Beauty in cui Lester (interpretato da Kevin Spacey) assiste alla lettura della sua risposta alla mail del suo datore di lavoro che come Musk chiedeva conto delle sue attività con lo scopo di licenziarlo? In cuor suo, credo ogni dipendente pubblico che ha visto quella scena desidererebbe che tutti i dipendenti federali rispondessero come Lester mandando al diavolo non solo il lavoro ma tutto il sistema prevaricatore e sfruttatore rappresentato dal suo capo.

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Lester sconfigge la paura. La paura che da ormai parecchio tempo viene utilizzata per costruire una società in cui i confini del privato si espandano sempre di più e quelli del pubblico si ritirino in un innocuo fazzoletto di terra. Il pensiero che ha portato all’attuale situazione sicuramente proviene in modo prevalente dalle desstre occidentali, tuttavia, le sinistre non sono rimaste immuni dalla spinta liberista. Si tratta di un modo di vedere la vita e la società in cui la paura viene considerata il mezzo più efficace per indirizzare le azioni umane. Si fa leva sui bisogni ancestrali per costruire un mondo di solitudini arrabbiate e disperate. Nel nuovo mondo della paura non c’è spazio per un luogo chiamato “pubblica amministrazione” concepita per prendersi cura degli altri anteponendo il bene comune al proprio interesse personale. Perché al contrario ognuno deve pensare solo a se stesso e se rimane indietro o cade peggio per lui.

Tutto viene ridotto a competizione per la sopravvivenza e per il successo e ammantato da un linguaggio contrabbandato per verità: dura ma verità. Se sei povero, se hai bisogno di cure, se vuoi avere un’istruzione adeguata e non te la puoi permettere non ci deve essere nessuno ad aiutarti, a sostenerti.

Paradossalmente, negli Stati uniti molti di quelli che potrebbero essere aiutati da uno Stato accudente sono favorevoli ai licenziamenti di massa degli impiegati federali visti come privilegiati e parassiti.

Ci si sarebbe aspettati delle proteste più vivaci da parte dei lavoratori pubblici di fronte a un attacco così feroce, in ogni modo visto il clima di oggi negli Stati Uniti, sembra un miracolo che nelle settimane scorse a Washington D.C. centinaia di persone hanno manifestato contro la chiusura del Consumer Financial Protection Bureau (CFPB) che dopo la crisi finanziaria del 2008 ha rappresentato un modo per aiutare la gente comune. C’è una parte di lavoratori federali che già da tempo si sta organizzando. Chris Dols, ingegnere, membro del Federal Unionist Network (FUN), insieme ad altri sta cercando di contrastare il c.d. buyout (comprare, proprio come una merce di scarso valore, per licenziare). Dols afferma che «molte delle cose a cui stiamo assistendo da parte di questa amministrazione sono concepite per inculcare paura nelle persone».

Questi lavoratori hanno costruito un posto comune a cui le persone potevano rivolgersi per realizzare qualcosa insieme per battere la divisione e il caos [l’articolo completo che racconta questa esperienza è pubblicato su pagineesteri.it).

I concetti di fiducia, di autodeterminazione (come ce l’hanno insegnata Deci e Ryan già dagli anni ‘60) sono considerati sciocchi retaggi buonisti per riaffermare modelli di superominismo, che pensavamo ormai superati, con l’intento per niente nascosto di estirpare la parte più evoluta dell’umanità che vuole autodeterminarsi che crede nella solidarietà, nel valore della collaborazione e della cura dell’altro, per sostituirla con una umanità incattivita ed eteroderminata.

L’architetto e studioso Kengo Kuma vede le città del futuro luoghi in cui le costruzioni non sono oggetti ma nidi tra gli alberi dove sentirsi a proprio agio, protetti e sicuri. Ci dà l’immagine di una società benevola che rende le persone felici. Proprio il contrario rispetto al tipo di società spietata e individualista che sembra debba prevalere in questo momento storico. La prospettiva del nuovo ordine mondiale non vuole infatti luoghi progettati per fare stare bene le persone, ma per farle diventare ricche. Luoghi trasformati in arene per la sopravvivenza e per il successo in cui i reietti devono rimanere confinati nei ghetti e rispettare la legge del più forte in una cappa di paura e rabbia.

Chi oggi lavora nelle pubbliche amministrazioni deve essere consapevole di rappresentare un sistema e baluardo di civiltà in cui la fiducia, la benevolenza e la cura non lasceranno mai il posto alla sopraffazione e alla paura. Non si tratta di un pensiero buonista ma di un elementare principio di saggezza umana. Come ci ricorda Harari gli esseri umani si sono evoluti rispetto alle altre specie per la loro capacità di cooperare su ampia scala. Stare insieme, cooperare, fidarsi, non solo ci rende più felici ma soprattutto conviene (anche economicamente), oltre a salvarci dalla barbarie. «Non pensare all’elefante» - come ci dice George Lakoff – rompiamo la cornice mentale che ci vogliono imporre secondo cui il mondo vero è un posto infernale in mano a potenti prepotenti senza scrupoli.

Antonella Bianconi, dirigente dell’Università di Perugia e autrice del libro “Fiducia”.

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