Fed, l’enigma Warsh (e l’ombra di Trump)
dal nostro corrispondente Marco Valsania
di Vera Viola
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Cresce la produzione del 30% nel 2020 sulla spinta anche delle nuove condizioni di vita dettate dalla pandemia. E intanto le imprese del distretto pastario di Gragnano, vuoi per realizzare un progetto già avviato, vuoi per cogliere a piene mani l’opportunità di una domanda in forte crescita, hanno implementato la dotazione necessaria per rilanciare l’e-commerce.
Lo sbarco sul web, anche delle piccole imprese, sta dando buoni risultati, anche se al momento mancano dati in proposito. «Non avevamo ancora avviato l’e-commerce _ dice Susanna Moccia direttore risorse umane della Fabbrica della Pasta _ ma da Pasqua 2020 abbiamo riscontrato sul web interesse per i prodotti di qualità».
Di certo, lo sbarco sul web è avvenuto sotto la guida del Consorzio di tutela che, a sua volta, promuove, su canali digitali, il prodotto. Come con il “Il Grand tour d’Italia”, realizzato con il Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana dop. Lo scopo: mostrare con una serie di video-racconti come vengono utilizzate due eccellenze simbolo del Made in Italy a tavola: la Mozzarella di Bufala Campana Dop e la Pasta di Gragnano Igp.
Quella di Gragnano è l’unica pasta secca Igp in Italia e in Europa. Riconoscimento che risale al 2013, e ottenuto dopo dieci anni di lavoro. Un lungo percorso che, a dire il vero, è servito non solo a ottenere l’ambìto titolo, ma sopratutto a far “resuscitare” da una lunga agonia un polo industriale di antichissima tradizione, a quell’epoca in grave crisi. Oggi a Gragnano, borgo di 15 chilometri quadrati tra i monti Lattari e il golfo di Napoli, si contano 23 pastifici con più di 300 dipendenti, pari al 5% della forza lavoro del comparto della pasta in Italia.
Delle 23 imprese, quelle che hanno aderito al Consorzio di Tutela sono tredici che rappresentano il 97% della produzione e del fatturato . Tanti nomi sono noti: Pastificio dei Campi, Il Mulino di Gragnano, Pasta Di Martino, Liguori, per citarne solo qualcuno. Si parla di 300milioni di valore della produzione nel 2020. Insomma, l’Igp per la pasta di Gragnano è stata una vera “manna dal cielo”. Poichè da quando, rispettando il disciplinare di produzione, si può imprimere questo marchio sui pacchi di pasta, è cominciato un trend tutto in crescita. Almeno dal 2015, ricordano dal Consorzio. Indimenticabile l’annata 2018, quando la produzione crebbe in volume del 60%, interessante anche il 2019 con un + 34%. Allora, prima della pandemia i pastai gragnanesi avevano confezionato 70mila tonnellate di pasta, diventate nel 2020 90mila tonnellate, con un ulteriore incremento del 30%. Mentre la stima in valore non è ancora completa ma si ritiene sia intorno ai 300 milioni. Grazie a tutto ciò è il nono prodotto per valore tra Dop e Igp italiane e il secondo nel Mezzogiorno. Con una quota di export del 40% della produzione (rappresenta il 10% del totale export di pasta italiano) diretto sopratutto verso Europa, seguita da America del Nord e Usa. Ma manager e imprenditori dei pastifici oggi sono tutti orientati a conquistare i mercati del Medio Oriente e della Cina.