I Pir archiviano il 2024 con deflussi pari a 471 milioni di euro
A dicembre il saldo è stato però in attivo per 7,7 milioni
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I punti chiave
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Parziale cambio di scenario. I piani individuali di risparmio hanno archiviato l’ultimo mese dell’anno con il segno positivo. Nella casse dei gestori di Pir, infatti, a dicembre sono entrati 7,7 milioni di euro. Questo recupero è dovuto principalmente all’accelerata di Banca Mediolanum che negli ultimi tre mesi ha collocato quattro nuovi prodotti obbligazionari, grazie ai quali sono arrivati capitali freschi. Un’iniziativa che, oltre ad ampliare la gamma dell’offerta della società, ha risollevato le sorti del sistema nelle battute conclusive dell’anno. La spinta tuttavia non è stata sufficiente a rimettere a posto i conti del 2024: secondo i dati dell’Osservatorio di Plus24 in 12 mesi i riscatti hanno avuto la meglio e il saldo si è attestato a -471 milioni.
La tendenza
A quanto pare, quindi, la tipologia degli obbligazionari continua a stimolare lo spirito di iniziativa delle società, visto che ultimamente il tasso di natalità di questi prodotti è notevolmente aumentato dopo anni di immobilità totale su tutti i fronti. E anche a dicembre ci sono stati nuovi ingressi. Oltre a quelli già citati della scuderia Mediolanum, anche Eurizon ha nuovamente allungato la lista di piani individuali specializzati sui bond (in totale sono dieci), ma anche Amundi ha lanciato una matricola (Prospettiva Italia 2029) che ha debuttato con una raccolta positiva per 38 milioni. Con un saldo in attivo per oltre 100 milioni, i Pir obbligazionari sono gli unici a tenere la rotta di un segmento che per il resto fa acqua da tutte le parti. Gli azionari continuano ad essere bersagliati dalle richieste di rimborso, così come i flessibili e i bilanciati.
La strategia
Sempre più gestori tendono quindi a offrire i prodotti obbligazionari in un’ottica di medio lungo termine. Una scelta strategica che evidentemente fa leva sia sulla necessità del risparmiatore di diversificare il portafoglio su strumenti con un livello di rischio contenuto, sia sull’appeal dell’esenzione fiscale dopo cinque anni di permanenza nell’investimento. Meno rischio e zero tasse è la combinazione vincente per chi non intende esporsi sulla parte azionaria e lasciare i soldi impiegati per un po’.
Le società
Per i gestori di fondi Pir il 2024 non è stato un anno semplice e si vede nei saldi di raccolta che nella maggior parte dei casi hanno il segno meno sia su base mensile, sia annuale. Nel corso degli ultimi 12 mesi in uno sfondo di segni perlopiù negativi si è messa in evidenza Eurizon con una raccolta pari a 650 milioni. Una cifra importante realizzata grazie appunto ai flussi sugli obbligazionari che la società continua a lanciare sul mercato a ritmi sostenuti. Chiude la graduatoria Amundi con un passivo di 419 milioni (negli ultimi due mesi dell’anno il saldo è però tornato in attivo), seguita da Banca Mediolanum in passivo per oltre 214 milioni. Segno meno anche per Arca fondi e Fideuram.
Le performance
I rendimenti dei Pir non vanno di pari passo con i flussi, anzi, vanno proprio in direzione opposta. Sui cinque anni la stragrande maggioranza dei prodotti viaggia con rendimenti a due cifre e a guidare la graduatoria ci sono Leadersel Pmi con il 65,2%, seguito da Eurizon Pir Italia Azionario cresciuto di oltre il 52% e da Arca Azioni Italia con una rivalutazione pari al 48,5 per cento.

