Pnrr e infrastrutture digitale

«I ritardi sul Pnrr sono innegabili, per il 5G il Governo si faccia carico di una solida regia»

Parla Filippo Ligresti, vicepresidente e general manager di Dell Technologies Italia

di Simona Rossitto

Parla Filippo Ligresti, vicepresidente e general manager di Dell Technologies Italia

Filippo Ligresti, vice presidente e general manager di Dell Technologies Italia

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I ritardi di natura burocratica sul Pnrr sono innegabili e «condizionati anche dall’avvicendamento degli esecutivi», ma il Piano resta «la stella polare per i futuro dell’economia italiana». Filippo Ligresti, vicepresidente e general manager di Dell Technologies Italia, traccia con DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor di Digit’Ed, nuovo gruppo attivo nella formazione e nel digital learning, un quadro alla luce delle criticità emerse nella messa a terra del Pnrr.

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Sul 5G, in particolare, Ligresti sostiene che «il Governo debba iniziare a farsi maggiormente carico di una regia centrale solida e con visione strategica», In pratica, occorre ridurre «la burocrazia e la complessità che troppo spesso in passato hanno contraddistinto in negativo la nostra Nazione».

A fine 2021 avevate annunciato un team ad hoc per seguire i bandi di gara del Pnrr e l'implementazione di alcuni progetti specifici. Di fronte a un Paese in ritardo nell’esecuzione delle gare, qual è il bilancio? Che criticità avete riscontrato?

Innegabile ci siano stati dei ritardi di natura burocratica, condizionati anche dall’avvicendamento degli esecutivi avvenuto lo scorso anno. Tuttavia, rimaniamo ottimisti perché la transizione digitale è ormai avviata e c’è piena consapevolezza su tutti i tavoli in cui partecipiamo dell’importanza di questo appuntamento per il Paese, in tema di maggiore competitività dell’apparato pubblico e delle imprese, ma anche in tema di attrazione degli investimenti esteri. Siamo soddisfatti dell’avanzamento dei nostri progetti legati al Pnrr, che continuiamo a considerare la stella polare per il futuro dell’economia italiana. Solo impiegando al meglio i fondi del Pnrr il nostro Paese potrà ritornare a essere davvero protagonista nello scacchiere europeo. Non dimentichiamo, inoltre, l’influenza che sempre più avranno nei prossimi anni le aspettative delle nuove generazioni verso un ecosistema economico e sociale all’insegna della digitalizzazione e della decarbonizzazione, proprio i due pillar fondanti del Pnrr. È la voce della futura forza lavoro. Sono aspetti che il decisore politico non può non considerare vitali per la competitività del Paese e credo che continuerà a lavorare in questa direzione. In base a una nostra recente ricerca, per esempio, il 60% della Generazione Z in Italia si dichiara addirittura disposta ad accettare limitazioni economiche a breve termine, come una minore crescita del Pil, a patto che la politica investa in una strategia di lungo respiro in grado di promuovere uno sviluppo più sostenibile in futuro.

Anche sul 5G l’Italia è indietro, nella copertura delle reti e nello sviluppo delle applicazioni. Dal vostro punto di osservazione internazionale, quali sono i limiti da superare?

Sul tema del 5G credo che il Governo debba iniziare a farsi maggiormente carico di una regia centrale solida e con visione strategica chiara che permetta al Paese di muoversi in modo coordinato e omogeneo. Abbiamo bisogno che il regolatore metta a disposizione strumenti semplici, che funzionino, riducendo al massimo la burocrazia e la complessità che troppo spesso in passato hanno contraddistinto in negativo la nostra Nazione.

Per quanto riguarda il cloud, lavorerete a fianco delle imprese coinvolte nella realizzazione e gestione del Polo strategico nazionale?

Il cloud è una realtà. È un mezzo – e non un fine – per ottenere ottimizzazione sui costi operativi, flessibilità nella gestione delle attività e dei workload e soprattutto coincide con una qualità migliore dei servizi. Diversi studi confermano che esiste una diretta correlazione fra una strategia di implementazione cloud e un ritorno a livello Paese in termini di produttività e incremento del Pil. Il Polo strategico nazionale è un punto importante e su questo credo che il Ministero preposto stia andando in una buona direzione.

Che cosa suggerite?

Ovviamente il percorso è molto sfidante, sarà necessario affrontare una serie di complessità tecniche e tecnologiche che dovranno essere gestite con cura, perché più gli ambienti sono ibridi più serve la creazione di interoperabilità, trasversalità e sempre più si rende complessa la progettazione, la manutenzione e la sicurezza delle piattaforme. La costruzione di un cloud della Pa mette in evidenza la necessità di progettare un’architettura multi-cloud che affidi gli ambienti più critici alle strutture capaci di supportarli, come il Polo strategico nazionale, e che invece indirizzi verso il cloud pubblico ambienti meno critici e meno sensibili da un punto di vista dei servizi che si prestano.

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