L’intervista

«Idroelettrico, le gare soluzione strategica»

Hellmuth Frasnelli. Parla il co-fondatore dell’azienda bolzanina Eisackwerk che ha fatto ricorso contro la procedura di finanza di progetto adottata dal Piemonte: speriamo che il Governo resista alle pressioni dei concessionari uscenti. La partecipazione di operatori stranieri non è un pericolo

di Sara Deganello

3' min read

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Eisackwerk nasce a Bolzano nel 2004 su iniziativa di Karl Pichler, commercialista e revisore dei conti con la passione dell’idroelettrico: «Intuì la possibilità di sviluppare nuovi impianti in Alto Adige, anche considerato che da quarant’anni il settore era immobile», racconta il socio e co-fondatore Hellmuth Frasnelli: «Abbiamo sviluppato progetti per circa 700 GWh annui, purtroppo non realizzati per l’atteggiamento ostile della politica locale del tempo, che contrastava il possibile ingresso di privati in un settore tradizionalmente dominato da aziende pubbliche».

Quindi cosa avete fatto?

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Ci siamo concentrati sui bandi di gara di rinnovo delle grandi concessioni in scadenza e quindi su progetti di potenziamento di impianti obsoleti che è necessario adeguare. Nel 2010 ci siamo aggiudicati la prima concessione, Rio Pusteria, e abbiamo costruito un nuovo impianto da 20 MW, interamente in sotterraneo, in soli 18 mesi, con un aumento dell’efficienza del 30% rispetto a quello degli anni 50 che abbiamo dismesso, con un investimento di 28 milioni di euro. Nel 2015, dopo cinque anni di aspra battaglia legale, ci siamo aggiudicati la seconda concessione, Sant’Antonio, costruendo anche in questo caso un nuovo impianto sotterraneo. La potenza è aumentata del 25% a 90 MW e la produzione del 28% a 300 GWh annui. È il più grande investimento idroelettrico italiano degli ultimi decenni, che abbiamo sostenuto senza alcun incentivo o finanziamento pubblico, a pure condizioni di mercato, destinando il 15% del fatturato al miglioramento ambientale e alla compensazione territoriale.

Che cosa prevede il vostro piano industriale?

Di crescere nell’idroelettrico, partecipando alle gare di rinnovo delle concessioni scadute. Fin dal 2012 Eisackwerk si è battuta, in Italia e in Europa, per la concorrenza e l’apertura del settore: proiettando a livello nazionale i risultati che abbiamo ottenuto sui nostri impianti, stimiamo che dalle gare si possa ottenere una maggior potenza di quasi 5 GW e maggior produzione di circa 13mila GWh di energia rinnovabile. Senza contare la riduzione dell’impatto ambientale e l’avvio di investimenti a vantaggio di Pil e occupazione. Non a caso, le gare di concessione sono esplicitamente previste dal Pnrr come misura di crescita dell’Italia.

È iniziato il negoziato con l’Ue per la possibilità di assegnazioni senza gara a fronte di investimenti del concessionario uscente.

Noi speriamo e crediamo che il governo resisterà, come finora è stato, alle pressioni dell’oligopolio dei concessionari uscenti. Una trattativa politica con l’Ue non risolverebbe nulla, perché il diritto comunitario prevarrebbe come sostiene anche una recente sentenza del Tar Liguria sul tema analogo delle concessioni balneari. Fioccherebbero i ricorsi, i nostri per primi, e il settore sarebbe bloccato per anni: l’opposto dello sviluppo che si afferma di perseguire.

E riguardo alla partecipazione degli operatori stranieri?

Non crediamo sia un pericolo reale, anche perché il governo dispone del golden power e può proteggere l’imprenditoria italiana. Le gare saranno invece un’opportunità per le imprese energivore italiane che potranno, anche alleandosi con un operatore del settore, competere per una propria fonte produttiva.

Le gare sono regionali, con la Lombardia unica ad essere già partita: vedete qualche criticità?

I bandi lombardi sono molto equilibrati ma alcune leggi regionali richiedono, in varie forme, fino al 60% del fatturato a favore degli enti locali. Ne beneficeranno le casse delle regioni, ma non la transizione.

Avete partecipato a un gara lombarda: che cosa vi aspettate?

Abbiamo presentato un bel progetto, coerente con la nostra filosofia del “quattro più”: più sicurezza, ambiente, territorio e produzione. Abbiamo superato la prima fase e siamo fiduciosi di essere competitivi.

Avete fatto ricorso contro la regione Piemonte che ha accolto un progetto di Iren secondo la procedura di “finanza di progetto” allora prevista dal codice appalti.

Sì, perché prevedeva il diritto di prelazione per Iren e vanificava la concorrenza. La legge nazionale era in contrasto con il diritto comunitario e doveva perciò essere disapplicata. Il nostro ricorso è stato bocciato per motivi formali perché il giudice ritenne si dovesse attendere la pubblicazione del bando di gara prima di ricorrere. Non è stato necessario il ricorso in appello perché il Pnrr, riconosciuto il contrasto con il diritto comunitario che aveva provocato una procedura d’infrazione, già prevedeva di modificare il codice appalti proprio sul punto da noi criticato, come il governo ha poi fatto a fine 2024. Oggi la legge prevede che altri operatori possano presentare progetti in concorrenza e che la prelazione sia a favore di chi ha presentato il progetto migliore. Ci attendiamo che la regione si adegui e pubblichi a breve un invito a partecipare alla gara. Siamo pronti, con un progetto innovativo.

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