Grande distribuzione

Ikea, il ceo Jesper Brodin: «Italia centrale nella nostra strategia»

In 12 mesi inaugurati 15 nuovi negozi «cittadini» e un altro in arrivo: oggi sono 41 i punti vendita in Italia, dove lavorano 8mila persone

di Giovanna Mancini

Jesper Brodin CEO Ingka Group IKEA

4' min read

4' min read

L’Italia è il quinto mercato al mondo per Ikea, il colosso svedese dell’arredamento che in questi giorni celebra i suoi 80 anni proprio a Milano, con una serie di eventi durante la Design Week. La prima “scatola blu e gialla” italiana ha aperto a Cinisello Balsamo (Milano) nel 1989 e oggi sono 41 i punti vendita nel nostro Paese, per un totale di oltre 8mila dipendenti.

I grandi negozi collocati fuori dalle aree metropolitane sono 21, a cui si aggiungono un negozio XS a Roma Fiumincino, uno store digitale e 18 sono Plan&Order Point, negozi più piccoli, situati in centro città, di cui 15 aperti nell’ultimo anno, mentre un altro è in arrivo nelle prossime settimane, «a dimostrazione di quanto crediamo in questo mercato. Nel 2025, torneremo a investire sul formato di grandi dimensioni, a Elmas, in provincia di Cagliari, ma non mancheranno aperture di nuovi Plan&Order Point», spiega Jasper Brodin, chief executive officer di Ingka Group, Ikea.

Loading...

Il 2023 non è stato un anno facile: il 2024 potrebbe segnare l’avvio della ripresa?

È molto difficile fare previsioni in questo periodo. Gli eventi degli ultimi anni ci hanno insegnato che la cosa più importante è essere aperti a scenari differenti. Durante la pandemia e nel periodo subito successivo, l’interesse per la vita domestica è aumentato e vediamo ancora un grande interesse delle persone. Tuttavia, gli aspetti che hanno più condizionato il mercato in quest’ultimo anno sono stati l’aumento dell’inflazione e i tassi di interesse, in tutto il mondo. Ma anche se la domanda è scesa, le persone hanno le stesse esigenze che avevano uno o due anni fa: la prima casa, il primo figlio...

Come state affrontando questa situazione?

Abbiamo investito in modo massiccio per abbassare i nostri prezzi. In Italia per esempio, il 15% dei prodotti – circa 1.500 selezionati tra i top sellers – hanno visto una riduzione del prezzo del 15-20%. Non è una promozione temporanea, ma una promessa a lungo termine: l’obiettivo è ripristinare i livelli di prezzo del periodo pre-pandemici entro il prossimo anno. Abbiamo fatto bene i nostri calcoli: l’inflazione persiste sui beni finali, ma lungo la catena del valore i costi si sono abbassati, perciò abbiamo deciso di utilizzare tutto ciò che risparmiamo in questo momento a sostegno dei nostri clienti.

Questa strategia sta funzionando?

Abbiamo iniziato lo scorso autunno e la risposta è molto positiva. Ikea tende a guadagnare quote di mercato quando i consumatori si trovano ad affrontare pressioni finanziarie. L’anno scorso, ad esempio, siamo cresciuti a livello globale, fino a raggiungere una quota di mercato record del 6%. La situazione è ancora difficile, ma lavoriamo per costruire una relazione di fiducia con i nostri clienti e sentiamo che questo viene apprezzato.

C’è stata una ripresa della domanda nei primi mesi dell’anno, a livello globale?

Vediamo una lenta ripresa e siamo ottimisti sul fatto che vedremo tempi migliori. Tuttavia, anche se ci attendiamo una riduzione dell’inflazione e dei tassi di interesse nei prossimi mesi, ci vorrà tempo perché questo abbia effetto sui consumi: qualcuno dice la fine dell’anno, ma se guardiamo al passato, possono servire un paio di anni perché il mercato ritrovi il suo equilibrio. Quello che invece registriamo ora è l’impatto dei nostri investimenti per abbassare i prezzi dei prodotti. Questo non è il momento per fare profitti, ma di investire nel futuro.

Quali sono le principali direttrici di investimento?

Tre principalmente: oltre all’accessibilità dei prezzi, la trasformazione del retail, con importanti investimenti, avviati nel 2017, nel digitale, ma anche nella creazione di nuovi touchpoint e formati di vendita, per migliorare la relazione con i nostri clienti e la loro esperienza d’acquisto. La nostra è una strategia omnicanale, tanto che non è più rilevante per noi la percentuale di vendite online e offline: l’83% dei nostri clienti utilizza entrambi i canali. Infine la sostenibilità, che investe tutti gli aspetti del nostro business, dalla supply chain alla produzione, fino alla consegna dei prodotti. Ci siamo impegnati a ridurre le nostre emissioni di CO2 del 50% entro il 2030 e siamo a metà strada, nonostante il gruppo cresca.

A proposito di sostenibilità, Greenpeace ha pubblicato un record in cui si afferma che tra i vostri fornitori in Romani vi siano alcune aziende che utilizzano legname di foreste vetuste, tutelato all’Unione europea. Cosa rispondete?

Ogni critica e occasione di dialogo è per noi benvenuta. Condividiamo molte delle battaglie di Greenpeace, compresa quella sulla deforestazione, che per noi è un punto molto importante. Tutto il legno che utilizziamo è certificato FSC, il più elevato standard di qualità e controllo esistente. Il che non significa che a volte non possano accadere alcuni errori, perciò faremo le nostre verifiche sulle aziende menzionate nel report.

Torniamo all’Italia: è il quinto mercato per vendite ma è anche un vostro importante fornitore, giusto?

Ancora prima di aprire negozi, 35 anni fa, Ikea era presente in Italia per produrre i suoi mobili da vendere in tutto il mondo: è il terzo Paese al mondo, dopo Cina e Polonia, dal punto di vista fornitori. Anche dal punto di vista della logistica è un Paese startegico: 25 anni fa abbiamo aperto il Centro di distribuzione di Piacenza, che ospita 370mila metri cubi di merce e serve non solo l’Italia, ma una dozzina di altri Paesi nell’area mediterranea.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti