intervista a Alessandra Lanza

«Il 2024? La crescita sarà moderata ma i tassi torneranno al pre Covid»

Senior Partner di Prometeia

di Giovanna Mancini

Previsioni. Alessandra Lanza,  Senior Partner di Prometeia

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Un anno di normalizzazione, dopo la sbornia del biennio post Covid e del brusco ritorno alla realtà segnato dal 2023. Ma, al tempo stesso, un anno con ancora molte criticità, legate soprattutto a uno scenario globale in grande fermento, che avranno ripercussioni sulle rotte dell’export delle aziende lombarde. Ne è convinta Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia.

A quali criticità si riferisce?

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Nel 2024 sono attese importanti tornate elettorali in molti Paesi, che avranno un impatto sull’economia internazionale non solo per i risultati, ma anche perché gli anni elettorali portano con sé politiche economiche che spesso drogano i fondamentali economici, e questo avviene in un contesto mondiale ancora fragile.

L’economia globale continuerà a rallentare?

Ci sarà una normalizzazione, perché si normalizzerà la politica monetaria, scenderà l’inflazione anche i tassi di crescita vanno verso una stabilizzazione, dopo la forte accelerazione degli scorsi anni. Tuttavia, non sottovaluterei gli effetti negativi dell’ingente debito pubblico accumulato da molti Paesi, che rischia di gonfiarsi in vista delle elezioni, e che non può essere compensato dall’accumulo di risparmio privato seguito alla pandemia, peraltro in parte eroso dalla fase inflattiva che ha interessato tutto il mondo. Questo porterebbe a esacerbare ulteriormente le diseguaglianze e tutti sappiamo che la diseguaglianza non porta con sé più crescita, anzi. Viviamo su una polveriera e c’è grande incertezza.

In Italia e in Lombardia come si ripercuote tutto questo?

Ne vediamo già alcuni effetti: l’industria è in una fase di decelerazione, sebbene non di contrazione, a causa soprattutto del ripiegamento della domanda interna, che invece era stata un importante volano negli ultimi anni. L’export resta invece vivace, sebbene non ai ritmi del passato, e garantisce un saldo commerciale anch’esso in decelerazione, ma ancora molto positivo. Si è però esaurita la coda lunga degli ordini accumulati nella fase di forte crescita, quindi il 2024 sarà per l’industria come un anno di rallentamento, anche se nella seconda parte dell’anno la situazione dovrebbe migliorare e ci attendiamo perciò alla fine una crescita sotto l’1%, con un ritorno ai tassi a cui eravamo abituati prima della pandemia.

Andrà meglio per i distretti industriali più vocati all’export?

Ci sono punte di eccellenza che avranno risultati migliori, nei settori che esportano verso i Paesi più dinamici. Anche sui mercati esteri, tuttavia, c’è grande incertezza, perciò è difficile dare una ricetta alle imprese. C’è senza dubbio un asse Stati Uniti-Europa che presenta tassi di crescita non eclatanti, ma stabili, quindi le aziende devono costruire su questi mercati le proprie fondamenta, in modo strategico. In modo tattico, invece, possono cercare di sviluppare il proprio business nei mercati a maggiore crescita, con la consapevolezza però che si tratta di mercati altamente instabili, che vanno bene dunque per l’export, ma sono meno indicati per investimenti diretti greenfield, soprattutto tenendo conto che l’Unione europea sta pensando di instaurare il Cbam, un meccanismo destinato a proteggere le proprie produzioni, che hanno un minore impatto ambientale, da quelle provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard ecologici.

A questo proposito, transizione verde e digitale potranno sostenere la ripresa?

Sì, per almeno un decennio queste due grandi rivoluzioni industriali porteranno a un aumento delle produzioni in grado di sostenerle, soprattutto nei settori legati alla mobilità, all’Iot, ma anche in quelli più tradizionali come l’agricoltura. La crescita tuttavia non sarà constante, bensì legata a eventi politico-sociali, come appunto le elezioni, quindi mi aspetto che il 2024 e il 2025 la crescita sarà limitata.

Distretti lombardi in numeri
37,5
Il peso della Lombardia Nel 2022, secondo il Monitor di Intesa Sanpaolo, l’export dei distretti industriali lombardi ha raggiunto i 37,5 miliardi di euro, su un totale complessivo di quasi 153 miliardi di euro generati all’estero dai distretti italiani nel loro complesso. Dopo un primo trimestre di tenuta, le esportazioni dei distretti lombardi sono diminuite nel secondo trimestre del 6,8%, portando il valore dell’export del primo semestre a -1,8%. Tra i distretti più in difficoltà nel secondo trimestre, quello dei metalli di Brescia (-27,7%), il tessile-abbigliamento della Val Seriana (-19,1%) e la gomma-plastica di varese (-16,3%). Viceversa hanno registrato performance ancora molto positive la metalmeccanica di Bergamo (+15,1%), i macchinari per le calzature di Vigevano (-17,6%) e la meccanica strumentale di Milano e Monza Brianza (+9%). Bene anche i poli tecnologici lombardi, che nel complesso sono cresciuti del 12,9% nel secondo trimestre.

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