Il 55% del territorio veneto a rischio: strade e ferrovie minacciate dai fiumi
Centro studi
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Una relativa vicinanza tra un ambiente montuoso e uno costiero e, in mezzo, una pianura alluvionale formata da importanti corsi d’acqua, e da una rete idrografica piuttosto fitta. È la ricchezza ma anche la complessità del Veneto, caratterizzato da elevati rischi di carattere idrogeologico, soprattutto per la presenza di andamenti climatici irregolari. Un territorio soggetto a rischi idraulici e interessato da dissesti come frane e fenomeni di subsidenza in secondo piano: frequenti allagamenti e smottamenti che si verificano a ogni pioggia più intensa.
È quanto contiene il Dossier prodotto dal Centro Studi per il Cambiamento Climatico che già nel 2023 sottolineava che i fenomeni franosi sono molto presenti. Il report, promosso da Greenway group srl, la holding della famiglia Molinari, proprietaria tra l’altro di Ecogest SpA, è stato condiviso con le autorità locali: «Dobbiamo prendere atto che il cambiamento climatico è un fenomeno ormai inarrestabile e duraturo ed è ancora più veloce e potente del previsto - è la premessa - . In questo quadro, l’attenzione di studiosi, autorità competenti e imprese deve necessariamente concentrarsi sull’”adattamento” al fenomeno, attraverso l’interpretazione corretta di alcuni chiari indizi su quanto sta accadendo e su ciò che si prevede accadrà».
In Veneto, ad esempio, i fenomeni franosi sono ripetuti, a volte lenti e progressivi, altre volte improvvisi e repentini, e si concentrano particolarmente nel territorio dell’Alpago e nella parte alta dei bacini nelle provincie di Belluno, Padova, Vicenza e Verona. C’è anche una tipicità di cui tenere conto: il Veneto - si legge nel report - ha un clima piuttosto variegato a causa della diversa morfologia del territorio; il territorio, circondato da mare Adriatico, Pianura Padana e Alpi, è piuttosto complesso e si possono individuare quattro grandi subregioni, ognuna con condizioni climatiche proprie.
«Serve pianificazione - spiega il fondatore del CSCC, Valerio Molinari - per evitare di inseguire le emergenze. Il problema delle frane non è di oggi, ma va data grande importanza all’impatto del cambiamento climatico sulle infrastrutture: strade e autostrade, porti e aeroporti, ferrovie. Va anche detto che molte opere sono datate: sono state costruite con le migliori tecniche ingegneristiche del tempo, ma ora il tempo causa un degrado di cementi e calcestruzzi che richiede grande cura e manutenzione».
E proprio la rete delle infrastrutture stradali uno dei settori più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici: secondo le stime - segnala ancora il report - la situazione è destinata a peggiorare a causa dell’aumento dell’entità, e della frequenza, degli eventi meteorologici estremi. Di fatto «la gran parte della superficie occupata dalla rete autostradale in Veneto è classificata come area potenzialmente soggetta a inondazioni, secondo i diversi scenari di pericolosità classificati nell’art. 6 della Direttiva Alluvioni. Gli episodi alluvionali portano con sé danni devastanti; ne è un chiaro esempio l’ondata di maltempo che ha colpito la regione a fine ottobre 2018, con picchi massimi di accumulo di acqua al suolo superiori al terribile evento avvenuto nel 1966».
