Formazione

Il 68% delle imprenditrici opera nel terziario, la casa dell’impresa femminile

L'approfondimento nel secondo focus realizzato da Radiocor in collaborazione con il fondo For.T.e.

di Simona Rossitto

Anna Lapini, presidente di Terziario Donna Confcommercio

4' min read

I punti chiave

  • Carenze nell’uso tra le imprenditrici di strumenti come cloud e cybersecurity
  • Favorire le donne nell’impresa giova al Pil
  • Un esempio di imprenditoria e solidarietà femminili

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Il divario tra Italia ed Europa del tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro aumenta nel tempo (dai circa 11 punti del 2018 al 12,5% nel 2023) mentre la quota delle donne imprenditrici rispetto al totale è di circa il 30 per cento. In questo contesto il terziario si conferma la «casa dell’imprenditoria femminile» tanto che «il 68% delle imprenditrici italiane opera in questo settore», come afferma Anna Lapini, presidente nazionale di Terziario Donna Confcommercio nell’intervista che apre il secondo focus di Radiocor in collaborazione con il fondo For.Te. dedicato a donne, imprenditoria, competenze e Meridione.

Dai dati di Confcommercio emerge inoltre che l’incidenza delle donne imprenditrici sul totale degli imprenditori (donne e uomini) è maggiore nel terziario di mercato (36,2%) rispetto al totale economia (30,6%). Un altro segnale positivo per un comparto che ha storicamente raggruppato settori privilegiati per l’imprenditoria femminile sono quelli dei servizi alla persona, ristorazione e turismo e commercio tradizionale. Ora, tuttavia, assistiamo a uno spostamento verso le professioni, specialmente verso quelle “nuove”. Inoltre, la pandemia da Covid-19 ha accelerato la trasformazione digitale di molte aziende, portandole a sperimentare nuove modalità di organizzazione del lavoro.

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Carenze nell’uso tra le imprenditrici di strumenti come cloud e cybersecurity

Manca ancora fra le imprenditrici un pieno utilizzo di strumenti tecnologici più mirati: le imprese femminili rispetto a quelle maschili investono meno nel cloud per la gestione dei dati aziendali (20,4% rispetto a 22,8%) e in sicurezza informatica (15,3% rispetto a 18,3%), ma i divari si azzerano per l’e-commerce. In generale, nel triennio 2017-2019, le imprese femminili operanti nel terziario che hanno investito nel digitale sono state l’8,5% (percentuale simile nelle imprese maschili), ma salgono al 13,7% nel periodo del Covid-19 (14% delle maschili) per poi diminuire leggermente al 13% nel triennio 2022-24 (18,3% maschili). Andando nello specifico, quando alle imprenditrici è stato chiesto «Quali sono gli obiettivi dell’azienda nei prossimi 12 mesi?» la risposta che ha avuto maggiori riscontri è stata «rafforzare le competenze del personale» elemento che, incrociato con le risposte sulla necessità di investire nel digitale, fa emergere la piena consapevolezza che l’adozione di nuovi strumenti digitali comporta la necessità di avviare specifiche iniziative di formazione all’interno delle imprese, per dipendenti e imprenditori. Non a caso uno dei pilastri dell’attività di Terziario Donna è proprio la formazione e nell’ultimo TDLAB, la convention annuale che riunisce le imprenditrici di Terziario Donna provenienti da tutta Italia per condividere progetti e iniziative del sistema Confcommercio, a questo tema è stato dedicato uno specifico panel nel quale è intervenuta, fra gli altri, la direttrice del Fondo For.Te. Eleonora Pisicchio ed è emersa la volontà comune di collaborare per un progetto mirato alle lavoratrici autonome.

Terziario Donna, tra l'altro, ha elaborato il progetto “STEMprare, plasmare alle materie Stem” che prevede l’avvio di iniziative dedicate al mondo della scuola per stimolare, soprattutto nelle studentesse, l’interesse verso le materie Stem anche in un’ottica di formazione all’imprenditorialità.

Il settore terziario è la casa dell’imprenditoria femminile

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Favorire le donne nell’impresa giova al Pil

D’altronde, favorire le politiche per la partecipazione delle donne in particolare nell’impresa giova al pil. L’Ufficio Studi Confcommercio ha calcolato, infatti, che se si ottenesse l’aumento di un solo punto percentuale, della quota di imprenditrici nel terziario di mercato (es. dal 36,2% al 37,2%) si creerebbero circa due miliardi di euro di Pil in più.

Un discorso che favorirebbe in particolar modo il Sud, storicamente più arretrato rispetto al Nord Italia e con un pil più basso. Tuttavia, per quanto riguarda la presenza femminile nell’imprenditoria Luciana Di Bisceglie, presidente della Camera di Commercio di Bari e di Unioncamere Puglia, invita a superare la «narrazione flagellante» sul Meridione d’Italia. Si contano in Puglia 87mila imprese femminili, l’85% delle quali ha una presenza esclusiva di donne nel capitale e in ruoli di responsabilità. Per Di Bisceglie non si tratta di un fatto territoriale e non c’è un problema particolare per il Sud e per Regioni come la Puglia rispetto a quelle del Nord Italia. «Se le iniziative sono pensate bene, il territorio risponde. Anche in fatto di economia in rosa».

Un esempio di imprenditoria e solidarietà femminili

Non mancano al Sud storie di imprenditoria in rosa e di solidarietà femminile. È un esempio la storia, che passa per l’amicizia e la solidarietà tra donne e che cresce grazie alle competenze, di Elisa Di Giorgio e Simona Castelluccio, due amiche che hanno deciso di dar vita a un boutique hotel a Siracusa, in una struttura settecentesca: Palazzo Salomone. Il periodo nel quale aprono la struttura non è dei migliori, nel post-pandemia, ma in poco tempo anche il ristorante, Cortile Santo Spirito, riesce, con lo chef Giuseppe Torrisi, a ottenere ottimi riscontri, conquistando una stella Michelin. «Prima di essere socie - racconta Simona Castelluccio - siamo amiche. L’idea di aprire un boutique hotel a Siracusa è nata dai nostri viaggi e dal livello di ospitalità e servizi che spesso abbiamo trovato fuori dalla Sicilia. Abbiamo quindi deciso di cercare una struttura a Siracusa, per realizzare un'offerta, basandoci sulle nostre possibilità economiche, che fosse di alto livello. Abbiamo trovato una palazzina, nel cuore di Ortigia, vicino al Castello Maniace, che abbiamo ristrutturato. Man mano siamo cresciute e abbiamo aggiunto il ristorante con lo chef Giuseppe Torrisi che, rientrato dai suoi viaggi e dalle sue esperienze in Svizzera e Francia, ha intercettato e sposato il nostro progetto».

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