Il Bisonte, marchio toscano che parla sempre più giapponese
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di Silvia Pieraccini
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Il filo che unisce la Toscana, regione in cui il marchio di pelletteria artigianale casual-chic Il Bisonte è nato più di 50 anni fa e dove ancora oggi produce le sue borse, e il Giappone, storico mercato di sbocco e dal 2020 patria dell’azionista al 100% Look Holdings Inc, si stringe sempre più. Adesso anche i vertici dell’azienda fiorentina parlano giapponese. Al posto dell’amministratore delegato Luigi Ceccon, arrivato al termine del mandato triennale, è stato appena nominato Hideo Shiomoto, già operating officer in Look Holdings Inc e consigliere di amministrazione del Bisonte, che assume il ruolo di managing director. Alla presidenza del Bisonte rimane invece Masaaki Saito, chief financial officer e consigliere di amministrazione di Look Holdings Inc., società quotata alla Borsa di Tokyo e storica distributrice del brand in Giappone. L’operazione è «finalizzata a consolidare la posizione di prestigio nel panorama internazionale degli accessori», afferma una nota.
L’obiettivo indicato dal management è espandere i tre canali distributivi - retail, wholesale e e-commerce - in particolare in due Paesi: Giappone da un lato (dove esistono già 50 negozi monomarca) e Stati Uniti dall’altro. L’operazione farà leva sui valori storici dell’azienda, come la concia vegetale delle pelli; la produzione 100% made in Tuscany, realizzata in laboratori situati nel raggio di 30 chilometri dallo stabilimento di Pontassieve; e lo stile “senza tempo” dei suoi prodotti, fatti per durare a lungo.
«Oltre al nostro consolidato successo in Giappone - spiega Hideo Shiomoto - ci stiamo concentrando in particolare sugli Stati Uniti. Vogliamo ampliare il canale wholesale nel mercato americano, dove la crescita del brand è sostenuta dalla presenza sempre più importante nei maggiori department store, e stiamo iniziando le ricerche per l’apertura del nostro secondo negozio diretto negli Stati Uniti, segnando così un ulteriore passo nella strategia di espansione». La prima boutique a stelle e strisce è stata aperta nel 2019 a New York, nel West Village.
L’operazione punta evidentemente a redistribuire le vendite, oggi fortemente concentrate in Giappone che assorbe circa l’80%. Nel 2022 il fatturato industriale del Bisonte è stato di 32 milioni di euro, con 1 milione di utile netto. Il bilancio 2023 non è ancora pubblico (il gruppo è quotato e diffonderà i dati a metà febbraio), ma Shiomoto parla di «crescita significativa nei negozi diretti, specialmente in Italia dove stiamo attirando sia consumatori locali che turisti: un segnale positivo del forte richiamo del nostro marchio». Accanto ai 50 negozi in Giappone e a quello di New York, Il Bisonte conta boutique a Firenze, Milano, Roma e due a Parigi. Per il 2024 il marchio prevede di confermare i livelli di ricavi dell’anno precedente «nonostante il periodo di forte crisi internazionale e la turbolenza dei mercati».
Sul fronte stilistico Il Bisonte sta cercando di fare borse più glamour per stimolare i consumatori, pur senza abbandonare la propria storia di funzionalità e rigore, giocando con forme e colori nuovi come gianduia, amarena e vaniglia. I primi risultati si sono visti in occasione del recente Pitti Uomo, quando il brand ha presentato la nuova collezione per l’autunno-inverno 2024-2025 che punta su design minimal e attitudine timeless.

