«Il boss dei panini» vince contro Hugo Boss: sì alla registrazione del marchio
La Commissione ricorsi dell’Uibm chiude una contesa di nove anni, per l’uso del termine «boss». Nel 2023 la Cassazione aveva dato ragione al brand della moda
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Via libera alla registrazione del marchio «Il boss dei panini» perché non esiste alcun pericolo di confusione o di agganciamento con il noto brand di moda Hugo Boss. Il verdetto favorevole al titolare di un’attività, nata come street food, arriva dalla Commissione ricorsi contro i provvedimenti dell’Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm) che si è espressa su rinvio della Cassazione che, con un’ordinanza del 2023, aveva accolto il ricorso di Hugo Boss affermando la natura forte del marchio.
Una battaglia di Davide contro Golia, iniziata nel 2006 da «Il boss dei panini» che aveva avuto un primo semaforo verde alla registrazione dalla Commissione ricorsi. Lo stop era poi arrivato dalla Cassazione che aveva accolto le tesi della casa di moda tedesca, fondata da Hugo Ferdinand Boss. Un marchio, ad avviso degli ermellini, che contiene un patronimico, da considerare quindi forte, la cui tutela non poteva essere esclusa solo perchè il termine è di uso comune.
La diffusione del termine non bastava ad escludere il rischio di confusione o di agganciamento tra il brand della maison e il marchio «Il boss dei panini», utilizzato dal titolare di quello che allora era un chioschetto mobile di Santa Maria Capua Vetere.
Il noto brand tedesco
La Corte di cassazione aveva così accolto il ricorso della casa che crea collezioni, che spaziano dagli abiti di lusso ai profumi, ma che aveva registrato il suo marchio anche nella categoria merceologica 43, relativa alla ristorazione.
Detto questo, però, la Cassazione aveva evidenziato che la pre-esistenza del marchio patronimico «Boss» potrebbe non impedire la registrazione del segno della parte controricorrente.

