Il brand Svevo eccellenza nel mondo della maglieria da uomo
La famiglia Somma produce 50mila capi all’anno con procedimenti tradizionali di cura del filato e 24 passaggi a mano per il prodotto finale
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L’azienda nasce negli anni Cinquanta in Puglia ma i proprietari, la famiglia Somma, negli anni 90 decidono di fondare il marchio Svevo e di trasferirsi in provincia di Parma, a Fidenza. L’occasione del trasferimento è l’acquisto della fabbrica che produceva il marchio Avon Celli, poi decaduto nel tempo, che durante la seconda guerra mondiale si era trasferita proprio da Milano a qui per evitare i bombardamenti. Da allora siamo oggi alla quarta generazione che si occupa di maglieria.
«Ancora oggi l’azienda è una eccellenza con i suoi telai inglesi Bentley (lo stesso marchio delle auto) che risalgono agli anni Cinquanta ed era ed è tuttora il top per la maglieria sottile, artigianale e sartoriale che viene realizzata con 24 passaggi a mano», racconta Mario Somma, ceo della società. La produzione da uomo è di 50mila capi circa ogni anno e il fatturato 2024 è in linea con quello del 2023, che è stato un ottimo anno, come sottolinea Somma, aggiungendo che «nel 2024 abbiamo chiuso con un fatturato di sette milioni di euro nonostante il furto subito di oltre 700mila euro di prodotti finiti».
La società presenta una collezione innovativa e colorata. Sono stati scelti cinque colori di rottura dai verdi chiari alla tinta papaya, dall’arancio al celeste polvere e al giallo forte. Chiaramente accanto ai capi classici ghiaccio, blu, beige e altri colori naturali.
Il procedimento di realizzazione dei capi è complesso e rimane ancorato alle tradizioni. «Prima di iniziare la tessitura della maglia – racconta Mario Somma - mettiamo le rocche di filato in appositi armadi umidi per fare in modo che il filato che utilizziamo (le fibre sono soltanto naturali) stia 2-3 giorni a riposare e assorbire l’umidità così che il filo una volta in macchina risulti molto elastico».
Negli anni la tecnologia ha ridotto i tempi di lavorazione tanto che la programmazione dei telai che durava 2-3 giorni circa 30 anni fa, per arrivare a definire un modello, oggi è di molto contenuta. «I nuovi software ci fanno eliminare i tempi morti della programmazione» dice Somma.






