Medio Oriente

«Il campo di Jenin è come una città fantasma. A Gaza disastro umanitario»

Intervista a Jonathan Fowler, Responsabile della comunicazione dell’Agenzia Onu Unrwa

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«Nel dicembre scorso, le operazioni delle forze di sicurezza palestinesi nel campo di Jenin avevano già portato ad alcuni sfollamenti. Ma da gennaio, con l’inizio delle operazioni delle forze di sicurezza israeliane - a Jenin e in altre aree – gli sfollamenti sono aumentati». A parlare è Jonathan Fowler, responsabile della comunicazione Unrwa, basato ad Amman. «Ci sono almeno 40mila persone sfollate e il campo di Jenin è come una città fantasma. È stato svuotato quasi completamente. Le forze israeliane hanno distrutto un gran numero di edifici. Questo tipo di operazione rappresenta un cambio di passo, un livello molto più militarizzato. La paura è che accada qui quello che è avvenuto a Gaza. La nostra operatività è stata molto limitata (dalla legge israeliana che vieta ogni contatto con Unrwa, entrata in vigore il 31 gennaio, ndr): non siamo più in grado di fornire i servizi di base, come l’istruzione e l’assistenza sanitaria».

Riguardo a Gaza, di quanti aiuti avrebbe bisogno la Striscia e quanti ne entrano effettivamente?

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Dall’inizio della guerra, noi e tutte le altre organizzazioni umanitarie abbiamo parlato di un minimo di circa 500 camion al giorno per poter soddisfare le esigenze di sopravvivenza della popolazione. Fino al cessate il fuoco, non è stato mai raggiunto quel numero. In alcuni giorni ne sono entrati solo qualche dozzina: un disastro umanitario assoluto. Anche in questa fase le cose tendono a rimanere poco chiare, ma c’è stato un aumento degli aiuti umanitari. Siamo stati in grado di raggiungere oltre 1,5 milioni di persone con pacchi alimentari e altre forniture. Siamo anche riusciti ad aprire nuovi rifugi, 30 nel nord, sette a Gaza City e abbiamo distribuito circa 10mila tende. Ma è chiaro che non sarà mai abbastanza perché stiamo parlando di alleviare un disastro umanitario.

Quanti fondi avete perso nel corso degli ultimi mesi?

Negli ultimi 12 mesi abbiamo affrontato una grave crisi. Non siamo mai stati un’organizzazione ricca, nonostante il fatto che abbiamo un mandato dall’Assemblea generale dell’Onu per fare quello che facciamo per milioni di persone. Abbiamo avuto una sospensione dei finanziamenti dagli Stati Uniti e da altri Paesi. Tutti i Paesi sono tornati a parte gli Stati Uniti, e poi la Svezia. Quello che posso dire è che abbiamo chiuso il 2024 con un calo del 26% del nostro budget per il programma.

Qual è la posizione di Unrwa rispetto alle accuse di essere fiancheggiatori di Hamas?

Noi prendiamo sul serio tutte le accuse. Il grosso problema con le accuse è che richiedono prove e quello che abbiamo visto più volte è che le autorità israeliane suggeriscono numeri, di solito attraverso i media, ma poi non mettono a disposizione le prove e noi non possiamo indagare e agire. Detto questo, voglio parlare delle accuse contro 19 dipendenti dell’Unrwa che potrebbero essere stati coinvolti in qualche modo negli attacchi del 7 ottobre 2023. Unrwa ha fermamente condannato gli attacchi di Hamas. Su questo non dovrebbero esserci dubbi. Sul personale coinvolto c’è stata un’indagine indipendente. Quell’indagine è stata in grado di concludere che dei 19 casi, c’erano alcune prove di qualche tipo per nove di essi, ma non erano prove che potessero essere corroborate. In altre parole, le autorità israeliane hanno fornito prove agli investigatori. Gli investigatori hanno concluso che potenzialmente c’era un qualche tipo di coinvolgimento, ma non era davvero chiaro cosa questi individui potessero o non potessero aver fatto. Nove persone su un’organizzazione di 30mila persone. È come lo 0,04%, o meno.

E cosa rispondete quando viene riportato che gli ostaggi sono stati tenuti prigionieri in edifici Unrwa?

Voglio sottolineare che non è stata fornita alcuna prova. Data la natura della guerra nella Striscia di Gaza poi, ci sono stati ripetuti spostamenti della popolazione. Questo ha incluso il nostro personale. Stiamo dunque parlando di edifici che, sì, potrebbero aver ancora un cartello dell’Unrwa dipinto sul muro ma ciò non significa che siano gestiti da noi. Abbiamo ripetutamente affrontato problemi di uso improprio delle nostre strutture da entrambe le parti: sottolineo, entrambe le parti. È per questo che abbiamo fatto appello per indagini internazionali sulle violazioni del diritto umanitario, a Gaza e in Cisgiordania, proprio per le accuse secondo cui in qualche modo le strutture dell’Onu sono complici, quando in realtà è letteralmente perché non c’è controllo

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