Il caso Verdini junior agita maggioranza e opposizioni
Pd e sinistra chiedono al ministro Salvini di riferire alle Camere sull’inchiesta per gli appalti Anas. Enrico Costa (Azione) attacca Cinque stelle e Dem
di B.F.
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Il via libera alla manovra alla fine è arrivato senza troppi patemi. Non era scontato. L’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti Anas che ha portato ai domiciliari Tommaso Verdini e indagato suo padre Denis, cognato e suocero di Matteo Salvini, ovvero del ministro delle Infrastrutture, dicastero che sull’Azienda ha diretta competenza, è deflagrata ieri, 29 dicembre, mattina alla Camera. Prima M5s e poi Pd e Avs hanno chiesto a Salvini di venire a riferire tempestivamente in Parlamento. Salvini per il momento lo esclude.
La vicenda
Il leader della Lega ha fatto sapere che l’inchiesta si riferisce a un periodo in cui lui non era ministro. In realtà non è proprio così. E lo si capisce leggendo l’ordinanza dove si specifica che le condotte illecite sono avvenute nell’estate/autunno del 2022 e però si sono protratte «fino a maggio del 2023, epoca a cui risalgono gli ultimi pagamenti alla Invers», la società di cui Verdini junior è manager, per «fittizi incarichi di consulenza». Inoltre più volte nelle intercettazioni gli indagati fanno riferimento alla Lega e anche al sottosegretario al Mef Federico Freni, che non è indagato, e che si è dichiarato totalmente estraneo.
Le polemiche politiche
Il Carroccio ha ovviamente fatto muro. Ma a rompere l’assedio delle opposizioni ci ha pensato il deputato di Azione Enrico Costa, autore dell’emendamento approvato nei giorni scorsi, che in futuro impedirà la divulgazione delle ordinanze cautelari. Nel suo intervento Costa ha attaccato il pentastellato Federico Cafiero De Raho, che per primo aveva chiesto l’informativa urgente a Salvini, e poi la dem Debora Serracchiani. «Penso che non dobbiamo continuamente a portare avanti lo schema delle informative a gettone della stampa quotidiana. Ci sono le inchieste: le inchieste si svolgano, vadano avanti», ma «non è semplicemente dell’avvio dell’inchiesta giudiziaria che si interessa immediatamente il Parlamento su questioni che non c’entrano assolutamente niente», ha aggiunto prendendosi gli applausi oltre che di Azione anche della maggioranza.
L’ansia per l’avvicinarsi delle elezioni europee
L’opposizione per il momento non è andata oltre. Il pressing su Salvini riprenderà però alla riapertura delle Camere. «Deciderà lui», si è limitato a dire l’altro vicepremier e leader di Fi Antonio Tajani. Nei partiti sta crescendo l’ansia per l’avvicinarsi delle europee. Le avvisaglie non mancano. Salvini ieri gioiva per il «no» allo sconto fiscale per i calciatori stranieri ma Forza Italia ha già detto con il capogruppo Paolo Barelli di essere pronta a tornare all’attacco. Anche perché il compromesso del «buon senso» sul superbonus è una vittoria a metà per gli azzurri. E molto complicata e elettoralmente sensibile è anche la partita sui balneari. La Lega si è portata furbescamente avanti pronta a piantare la bandierina in difesa dei titolari delle concessioni. Ma né Fdi né Forza Italia sono intenzionati a lasciare campo libero a Salvini.


