Il ceo ci mette la faccia per raccontare l’azienda
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di Davide Dal Maso
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Chi sta ai vertici di un'azienda lo sa: la credibilità dell'impresa passa gran parte dalle loro mani. Un aspetto che con i social ha avuto un'amplificazione enorme, un megafono che può dare o togliere credibilità, portare investitori o farli scappare, far sentire orgogliosi i propri collaboratori o farli scappare perché non si sentono rappresentati. Quanto è impattante l'immagine del proprietario, dell'amministratore delegato e dei manager in generale sul web?
Ci sono decine di esempi di chi la cura in modo puntuale ed efficace, dallo startupper che comunica in maniera entusiasta e professionale i risultati raggiunti, a personaggi come Marco Alverà, ex ceo di Snam o Alessandro Benetton, titolare di 21 invest, che tramite la loro comunicazione influenzano fasce diverse di popolazione.
Facendo un tuffo nel passato, l'immagine del proprietario dell'azienda è stata spesso associata con successo ad aspetti di marketing e promozione dei prodotti, pensiamo a Giovanni Rana o a Giorgio Armani. Ora invece l’accento è sulle risorse umane. Ebbene sì, in Italia si sentono sempre più aziende che dichiarano che quello è il vero “campo di battaglia”. Attirare e trattenere i giovani talenti è sempre più sfidante.
I ragazzi che in questo momento stanno facendo decollare la propria carriera sono principalmente Millennials o Generazione Z. Sono cresciuti con internet e hanno un'attenzione molto alta alla propria immagine perché sanno che questa li presenta a occhi esterni. Ecco quindi che si aspettano che il proprio capo faccia lo stesso, visto che la percezione dell'azienda ricade sulla propria.
Non siamo poi così distanti da Paesi orientali come la Cina dove la reputazione vale tanto, tantissimo. Del resto negli ultimi tempi ci sono state diverse uscite online da parte di qualche titolare che in due righe ha spinto alle dimissioni centinaia di collaboratori, così come episodi conditi da stereotipi in cui l'imprenditore ha fatto notizia in modo negativo.

