Il Cinema Troisi batte gli incassi pre-pandemia
Nel primo semestre di attività ha incassato 229mila euro. «Da quando siamo partiti siamo la monosala d’Italia che ha registrato più spettatori e incassi» racconta Valerio Carocci, 30 anni, presidente dell’associazione Piccolo America
di Andrea Gagliardi
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I punti chiave
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In un panorama cinematografico affossato dal Covid, con sale chiuse e spettatori in calo, spicca una realtà in controtendenza: il cinema Troisi gestito a Roma dall’associazione Piccolo America, monosala a Trastevere a due passi dallo storico Nuovo Sacher di Nanni Moretti. Concesso a canone agevolato da Roma Capitale mediante bando pubblico e inaugurato il 21 settembre 2021, nel primo semestre di attività ha incassato 229mila euro. «Da quando siamo partiti siamo la monosala d’Italia che ha registrato più spettatori e incassi» racconta Valerio Carocci, 30 anni, presidente dell’associazione Piccolo America.
In sei mesi 35mila spettatori
«In soli sei mesi il cinema Troisi ha superato di gran lunga la media di incassi dei monosala in Italia nel 2019, che è di 82mila euro» aggiunge Federico Croce, direttore generale del Piccolo America. E si è avvicinato alla media annuale dei Multiplex con più di sette schermi (258mila euro nel 2019). Tra settembre 2021 e febbraio 2022 gli spettatori sono stati 34.896 (con capienza ridotta al 50% nel primo mese di apertura). Per capire l’entità del dato basti considerare che il Nuovo Sacher, vincitore del biglietto d’oro nel 2019 nella categoria monosale, di spettatori ne aveva registrati poco più di 20mila nel periodo settembre 2019-febbraio 2020 (dati Cinetel).
Fatturato da 1,3 milioni
E così questa associazione nata nel 2014 dopo l’occupazione del Cinema America a Trastevere per bloccare un progetto di riconversione in parcheggi ed appartamenti (il destino della sala, sgomberata nel 2014, è ancora appeso a una sentenza del Consiglio di Stato) è passata da un fatturato di 92mila euro nel 2015 a quasi 1,3 milioni nel 2021, con almeno 130mila euro di utile (dato previsionale). Una piccola realtà imprenditoriale ormai, con 40 dipendenti, tutti under 30. E con sponsor come Bnl Bnp Paribas (“main sponsor”) che ha concesso la linea di credito da 700mila euro per completare i lavori di ristrutturazione, e Iberdrola.
Un nuovo modello di cinema
Dietro il successo c’è un nuovo modello di cinema. «Le sale erano già in crisi prima della pandemia - spiega Carocci -. Il Covid ha inferto il colpo finale a un modello gestionale basato sulla mera proiezione dei film. Noi abbiamo puntato a trasformare il cinema in un luogo di aggregazione legato al territorio, una casa che funziona come operatore culturale vivente». Ecco perché accanto alla sala da 300 posti dove vengono proiettati quattro film differenti al giorno (sia “mainstream” che “d’essai”) solo in lingua originale, c’è un’aula studio Tim con 45 postazioni interne e 32 esterne, aperta 365 giorni l’anno, frequentata in media da 200 persone al giorno; e un foyer bar con prodotti delle botteghe alimentari di Trastevere.
Obiettivo cinema America
«Ci hanno accusato di disabituare le persone a pagare il cinema sul grande schermo» con le arene estive. Ma sette anni di visioni gratuite all’aperto «hanno creato un pubblico fidelizzato e pagante», prosegue Carocci, che rilancia: «Il cinema Troisi per noi non è un approdo ma un trampolino». L’obiettivo è gestire il cinema America (monosala più grande, da 700 posti), dal quale tutto è partito. E gli incassi attuali sono un incentivo a crederci. «Attendiamo - conclude - la sentenza del Consiglio di Stato per aprire un dialogo con la proprietà affinché quella sala torni in attività».

