Il documentario da Oscar girato da palestinesi e israeliani
«No other land», premiato a Hollywood, racconta l’invasione di un villaggio testimoniata da due potenziali nemici
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I punti chiave
- Il villaggio di Masafer Yatta
- L’amicizia tra Basel e Yuval
- Atti di sopraffazione fisica
- Una testimonianza urgente
- Nuove generazioni contro l’odio
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Ha risvegliato una cerimonia degli Oscar soporifera e banale per premi e performance, No other land, il film vincitore nella categoria dei documentari, girato da una squadra politicamente inedita, formata da quattro giornalisti e attivisti palestinesi e israeliani. Il gruppo di lavoro è nato spontaneamente dopo la sentenza della Corte Suprema di Israele del 2022 che ha dichiarato alcuni villaggi, che si trovano nelle colline a Sud di Hebron, zona di esercitazione militare israeliana e ha filmato per cinque anni lo sgombero forzato da parte dell’esercito israeliano in questa parte della Cisgiordania. Le riprese però erano iniziate prima.
Il villaggio di Masafer Yatta
In particolare, l’attenzione è focalizzata sulla resistenza del villaggio di Masafer Yatta, dove è nato e cresciuto il giovane avvocato Basel Adra, al cui attivismo politico si uniscono il regista palestinese Hamdan Ballal, il giornalista israeliano Yuval Abraham e la direttrice della fotografia israeliana Rachel Szor. Si origina così un reportage di grandissima potenza visiva e umana e un’amicizia che vede protagonisti soprattutto il palestinese Basel e l’israeliano Yuval.
Basel è “figlio d’arte”, suo padre, più volte arrestato – una anche durante le riprese del documentario –, gli ha insegnato che la Cisgiordania è la terra della sua famiglia e non ce n’è un’altra di scorta: No other land, per l’appunto. Yuval, che conosce l’arabo, si è rifiutato di entrare nei servizi segreti israeliani e ha abbracciato la causa del proprio presunto nemico.
L’amicizia tra Basel e Yuval
Non è sempre facile la relazione tra Basel e Yuval. Spesso la frustrazione di vedersi invasi e occupati, senza nessun’altra arma se non una telecamera o la videocamera del telefonino con cui opporsi all’esercito, porta Basel e gli altri palestinesi del villaggio a far scontare a Yuval tanta ingiustizia. Le questioni che gli sottopongono più frequentemente sono: perché il tuo popolo invade il mio villaggio? Perché dovrei fidarmi di te?
Il film ospita anche repertorio di archivio. Si vede il giovane padre di Basel farsi scudo con il proprio corpo contro l’esercito israeliano molti anni prima, quando Basel si mostra alla macchina da presa con il volto da bambino. Ma le immagini sono soprattutto contemporanee: carri armati e ruspe che distruggono case, scuole, antenne della corrente elettrica. E poi betoniere che versano cemento nei pozzi dove i contadini e i pastori attingono l’acqua, il taglio dei tubi per l’irrigazione dei campi e le proteste inscenate settimanalmente dai residenti di Masafer Yatta. Di giorno gli israeliani distruggono e di notte i palestinesi ricostruiscono, vivendo provvisoriamente in tende o nelle grotte, che erano, agli inizi del 900, le abitazioni principali del villaggio.






