Il film

Il documentario da Oscar girato da palestinesi e israeliani

«No other land», premiato a Hollywood, racconta l’invasione di un villaggio testimoniata da due potenziali nemici

Il villaggio di Masafer Yatta nel documentario “No other land”

3' min read

I punti chiave

  • Il villaggio di Masafer Yatta
  • L’amicizia tra Basel e Yuval
  • Atti di sopraffazione fisica
  • Una testimonianza urgente
  • Nuove generazioni contro l’odio

3' min read

Ha risvegliato una cerimonia degli Oscar soporifera e banale per premi e performance, No other land, il film vincitore nella categoria dei documentari, girato da una squadra politicamente inedita, formata da quattro giornalisti e attivisti palestinesi e israeliani. Il gruppo di lavoro è nato spontaneamente dopo la sentenza della Corte Suprema di Israele del 2022 che ha dichiarato alcuni villaggi, che si trovano nelle colline a Sud di Hebron, zona di esercitazione militare israeliana e ha filmato per cinque anni lo sgombero forzato da parte dell’esercito israeliano in questa parte della Cisgiordania. Le riprese però erano iniziate prima.

Il villaggio di Masafer Yatta

In particolare, l’attenzione è focalizzata sulla resistenza del villaggio di Masafer Yatta, dove è nato e cresciuto il giovane avvocato Basel Adra, al cui attivismo politico si uniscono il regista palestinese Hamdan Ballal, il giornalista israeliano Yuval Abraham e la direttrice della fotografia israeliana Rachel Szor. Si origina così un reportage di grandissima potenza visiva e umana e un’amicizia che vede protagonisti soprattutto il palestinese Basel e l’israeliano Yuval.

Loading...

Basel è “figlio d’arte”, suo padre, più volte arrestato – una anche durante le riprese del documentario –, gli ha insegnato che la Cisgiordania è la terra della sua famiglia e non ce n’è un’altra di scorta: No other land, per l’appunto. Yuval, che conosce l’arabo, si è rifiutato di entrare nei servizi segreti israeliani e ha abbracciato la causa del proprio presunto nemico.

Basel Adra

L’amicizia tra Basel e Yuval

Non è sempre facile la relazione tra Basel e Yuval. Spesso la frustrazione di vedersi invasi e occupati, senza nessun’altra arma se non una telecamera o la videocamera del telefonino con cui opporsi all’esercito, porta Basel e gli altri palestinesi del villaggio a far scontare a Yuval tanta ingiustizia. Le questioni che gli sottopongono più frequentemente sono: perché il tuo popolo invade il mio villaggio? Perché dovrei fidarmi di te?

Il film ospita anche repertorio di archivio. Si vede il giovane padre di Basel farsi scudo con il proprio corpo contro l’esercito israeliano molti anni prima, quando Basel si mostra alla macchina da presa con il volto da bambino. Ma le immagini sono soprattutto contemporanee: carri armati e ruspe che distruggono case, scuole, antenne della corrente elettrica. E poi betoniere che versano cemento nei pozzi dove i contadini e i pastori attingono l’acqua, il taglio dei tubi per l’irrigazione dei campi e le proteste inscenate settimanalmente dai residenti di Masafer Yatta. Di giorno gli israeliani distruggono e di notte i palestinesi ricostruiscono, vivendo provvisoriamente in tende o nelle grotte, che erano, agli inizi del 900, le abitazioni principali del villaggio.

Basel Adra

Atti di sopraffazione fisica

Si mostrano anche atti di sopraffazione fisica contro esseri umani inermi, come quella contro Harun Abu Aram, raggiunto da una pallottola sparata da un soldato e per questo rimasto tetraplegico. Senza casa e cure adeguate, morirà due anni dopo in una grotta. Basel e Yuval pian piano diventano amici: il palestinese soffre quando l’israeliano torna a casa. Quest’ultimo con la targa gialla può muoversi dove vuole, il palestinese con la targa verde non può uscire dalla Cisgiordania. «Ci stanno distruggendo lentamente - confida Basel a Yuval in un momento di sconforto -. Ogni settimana una casa. Ogni settimana una famiglia deve decidere se esistere o lasciare la propria terra. Se la famiglia se ne va, perde la propria terra».

L’esercito israeliano nel villaggio di Masafer Yatta

Una testimonianza urgente

Il documentario è “sporco”, senza patine, ma proprio per questo, vero e urgente. Nel montaggio sono cucite anche molte riprese effettuate dalla telecamerina a mano che sia Basel che Yuval hanno in dotazione. E spesso le immagini sono quelle di terra e sassi, visto che sono fatte durante una fuga. «Nessuno di noi ha esperienza di documentari, così abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio insieme come parte del nostro attivismo», hanno affermato Basel e Yuval alla Berlinale, dove il film è stato presentato l’anno scorso.

Da sinistra, Basel Adra e Yuval Abraham

Nuove generazioni contro l’odio

Questo sodalizio è la risposta delle nuove generazioni contro l’odio e la separazione tra due popoli fratelli e per questo è stato sposato da Amnesty International Italia e Medici Senza Frontiere, che patrocinano il film.

Durante i lunghi mesi di reportage all’israeliano Yuval è capitato di scoraggiarsi per le poche visualizzazioni dei video e degli articoli, postati nell’indifferenza collettiva. Gli Oscar hanno dato a questa testimonianza un altro peso. Se qualcosa di buono ha fatto l’Academy quest’anno è proprio quella di aver premiato No other land.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti