Fed, l’enigma Warsh (e l’ombra di Trump)
dal nostro corrispondente Marco Valsania
di Jacopo Giliberto
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L’obiettivo appare sempre più coraggioso e sfidante. L’obiettivo da raggiungere è decarbonizzare l’economia del Mezzogiorno (e dell’Italia, e del pianeta) ma mille ostacoli, anche sociali e di accettazione, si frappongono allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e alla rinuncia dei combustibili fossili che emettono più anidride carbonica, come il carbone.
Al rallentatore
Lo scenario in cui si muovono le fonti rinnovabili nel Sud è presto riassunto. Il piano nazionale per ridurre le emissioni (si chiama Pniec) dice che entro il 2030 l’Italia taglierà di 51,4 milioni di tonnellate di petrolio-equivalente i consumi di energia, la prima fonte di produzione di anidride carbonica, il gas accusato di scaldare il mondo. Ma il green deal della Ue, cui sono legati i finanziamenti del piano di ripresa, è ancora più esigente e impone all’Italia di installare impianti alimentati a fonti rinnovabili (vento, sole, acqua e così via) per una potenza complessiva di 120mila megawatt, 6.500 megawatt l’anno. Ma per i no e la burocrazia non si riesce a realizzare più di mille megawatt l’anno, protesta l’associazione dei produttori elettrici Elettricità Futura. «Di questo passo — notava amareggiato il presidente Agostino Re Rebaudengo — l’Italia raggiungerà solo nel 2085 l’obiettivo europeo previsto per il 2030».
Alta visibilità
Buona parte del piano deve essere realizzato nel Mezzogiorno. Le zone più ventose d’Italia sono nel cuore pulsante del Sud, cioè tra Puglia, Basilicata, Campania e Molise. Il sole diventa sempre più diretto e smagliante a mano a mano che si declina verso Mezzogiorno. Dove sono i problemi? Semplice. Primo: le rinnovabili si fanno dove c’è la materia prima del vento, del sole o dell’acqua, non dove sono innocue alla vista panoramica. Secondo: alcune delle fonti rinnovabili sono a “bassa densità”, cioè occupano molto spazio. Molti ventilatori eolici, sempre più grandi, e superfici sempre più vaste ricoperte dal nero lucido dei pannelli al silicio. Il consenso sociale è sempre più difficile.
Prima la Puglia
Secondo le stime più recenti del Gse, il Gestore dei servizi energetici, nel 2019 c’erano in Italia 900mila impianti di produzione elettrica rinnovabile, pari a 55.500 megawatt. La maggior parte, 880mila, sono fotovoltaici, soprattutto le centinaia di migliaia di microimpianti sui tetti di case e stabilimenti.
La Lombardia è la regione con la più alta concentrazione di impianti di produzione elettrica rinnovabile, la geotermia fa della Toscana la prima del Centro; nel Mezzogiorno la prima regione per potenza istallata è la Puglia (10,2% della potenza nazionale); seguono a distanza la Sicilia (6,5%) e la Campania (5,2%). Per l’idroelettrico (in testa Bolzano e Sondrio) nel Sud ha un ruolo Cosenza.