Il futuro americano di Ikea: e-commerce e «mini» negozi per sfidare Amazon
di Marco Valsania
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NEW YORK - I super store Ikea potrebbero diventare un ricordo del passato. Gli enormi magazzini self-service, gli scatoloni blu - i cosiddetti Blue Box Stores - percorsi all'interno da labirinti che per siepi hanno alte scaffalature con componenti di mobilio da costruire e oggetti d’arredamento d’ogni genere e dimensione, sperduti ai margini o anche oltre i confini delle città, potrebbero trasformarsi in un mito delle origini. Ikea, il leader mondiale delle vendite di mobili - vero inventore di successo, appunto, dei mobili pop e da montare dagli anni Cinquanta in avanti, con radici svedesi e raggio d’azione internazionale - cambia pelle.
Al posto di quella storica immagine associata al marchio, nel prossimo futuro ci sarà una rete globale di assai più piccoli negozi molto urbani. Nonchè di magazzini “digitali”, cioè di vendite online e servizi di consegna e di assemblaggio a domicilio sempre più rapidi e meno costosi. Il domani, insomma, ha il volto di una Amazon dell'arredamento che spedisce le sue merci, scelte da consumatori nella comodità di locali cittadini piuttosto che dai colossali casermoni nel mezzo del nulla. Un esperimento di trasformazione, iniziato in Europa, che ora sbarca in grande stile nella patria stessa di Amazon: il colossale mercato americano ne diventa il vero e cruciale banco di prova.
La prima “boutique” Usa targata Ikea, o meglio Planning Studio, aprirà i battenti a primavera 2019 a New York, per la precisone nel quartiere dell’Upper East Side di Manhattan. Seguita da un simile Studio nella capitale Washington Dc. Planning Studio perchè il segreto è nell’offrire ai consumatori capacità di progettare, acquistare e ordinare per una consegna a domicilio del suo design urbano per la casa. Un piano rivoluzionario di negozi small-format che è stato ufficialmente illustrato nei giorni scorsi dai vertici statunitensi del gruppo alla conferenza di settore dell’International Council of Shopping Centers.
Gli investimenti per cambiare
La nuova scommessa diventa ancora più chiare attraverso un’analisi dell’ultimo bilancio del gruppo: i profitti dell’anno fiscale (finito ad agosto) sono caduti del 26% (a 2,25 miliardi). Risultato proprio degli investimenti nella strategia trasformatrice. Una spesa, compresi impegni ambientali in energia rinnovabile e riforestazione, che è stata quantificata in 2,8 miliardi di euro in dodici mesi. E per la quale Ikea non vedeva alternative: la concorrenza continua ad aumentare, con Internet che cambia le regole del gioco e le abitudini dei consumatori - sempre più concentrati nelle metropoli e desiderosi di ordinare online e ricevere tutto pronto alla porta di casa - che erode di conseguenza il suo precedente modello di business. «Il quadro del retail sta mutando rapidamente ovunque - ha ammesso il direttore finanziario Juvencio Maetzu - Per questo stiamo compiendo simili passi».
