G7 Difesa a Napoli: preoccupazione per le minacce a Unifil. Scontri tra manifestanti e polizia
Al centro dei colloqui i dossier più caldi. Due su tutti: la guerra in Ucraina e la situazione in Medio Oriente, con il mutato scenario dopo l’uccisione del capo di Hamas Yahya Sinwar e le crescenti tensioni intorno alla missione Unifil in Libano
di Andrea Carli
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I punti chiave
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Nella dichiarazione finale del G7 dei ministri della Difesa, che si è svolto nella splendida cornice di Palazzo Reale a Napoli, ricorrono alcuni punti fermi. C’è l’incrollabile sostegno all’Ucraina, ma anche la preoccupazione per le minacce alla missione delle Nazioni Unite Unifil. «Siamo preoccupati dagli ultimi eventi in Libano e dal rischio di un’ulteriore escalation - si legge nel documento -. Esprimiamo preoccupazione per tutte le minacce alla sicurezza di Unifil. La sicurezza dei peacekeeper è un dovere di tutte le parti nel conflitto. Ribadiamo inoltre l’importanza del supporto di Unifil e delle forze armate libanesi nel loro ruolo per assicurare la stabilità e la sicurezza del Libano». Ma i ministri del G7 hanno anche messo in evidenza l’importanza di un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, hanno criticato le mosse dell’Iran, hanno espersso preoccupazione per una cooperazione militare sempre più solida tra Cina e Russia. Si è parlato anche dei rapporti di forza nell’area dell’Indo Pacifico. I responsabili della Difesa si sono riuniti in una Napoli blindata, in cui le forze di sicurezza hanno cercato di evitare che i manifestanti del corteo contro il vertice raggiungesse Palazzo Reale.
Scontri tra manifestanti e polizia a Napoli
Scontri ci sono stati tra manifestanti anti G7 e forze di polizia nella centrale piazza Carità, a Napoli. I manifestanti si sono avvicinati alle forze dell’ordine ed hanno usato come scudo tre grossi manifesti di cartone, al di sopra dei quali hanno fatto volare pietre e bottiglie. La polizia ha risposto con dei fumogeni e poi con i manganelli. I manifestanti sono quindi arretrati, ma la situazione resta tuttora molto tesa.
La prima volta di un G7 della Difesa
Il G7 dei ministri della Difesa nella dichiarazione congiunta finale ha posto l’accento su alcuni punti che acquisiscono la valenza di cartina di tornasole sul tema sicurezza. Le premesse andavano proprio in questa direzione: è la prima volta nella storia del G7 in cui è stata prevista una riunione ministeriale dedicata alla difesa, decisione assunta dalla Presidenza italiana del G7 «per promuovere il ruolo del G7 quale efficace forum di consultazione anche per individuare un approccio condiviso a tematiche di carattere politico-militare». Intorno al tavolo, con il padrone di casa Guido Crosetto, i ministri della Difesa dei Paesi del G7, il segretario generale della Nato Mark Rutte e l’Alto rappresentante dell’Unione Europa per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell.
Quello dell’Indo Pacifico è un tema che, in occasione del vertice napoletano, è stato posto in primo piano. «Abbiamo parlato della stabilità e della sicurezza» di quell’area, che «è fondamentale», ha sottolineato Crosetto in conferenza stampa. Un’area per la quale «passa oltre il 60% del commercio mondiale, la maggioranza della ricchezza che viene trasportata via mare. L’atteggiamento soprattutto della Corea del Nord, la possibilità dell’utilizzo dell’arma nucleare da parte della Corea del Nord, le prove che hanno effettuato con missili balistici, stanno preoccupando non il G7 o la Nato, ma l’intera comunità internazionale», ha detto il responsabile della Difesa. «Era giusto affrontare questo tema e che da questo punto di vista ci sia una posizione del G7 ma - ha aggiunto Crosetto - non basta il G7 e non basta la Nato, un gruppo di Paesi non basta più per nessuna crisi del mondo. Serve allargare la base, per questo richiamiamo da mesi l’importanza dell’Onu. Mai come oggi è necessario ridare forza alle Nazioni Unite, non si esce da nessuna delle crisi che stiamo vivendo senza un grandissimo impegno internazionale che coinvolga piu Paesi possibili». «Esprimiamo la nostra grande preoccupazione per la situazione nei mari della Cina orientale e meridionale - recita la dichiarazione finale - e ribadiamo la nostra contrarietà ai tentativi unilaterali di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione, anche nei domini marittimi e aerei». «Mantenere la pace e la stabilità lungo lo Stretto di Taiwan - si legge ancora nel documento - è indispensabile per la sicurezza e la prosperità internazionale».
E poi l’Iran. «Condanniamo gli attacchi militari diretti contro Israele del 13 aprile e dell’1 ottobre 2024, e invitiamo l’Iran ad astenersi dal fornire supporto ad Hamas, Hezbollah, Houthi e altre milizie paramilitari, e dal portare avanti azioni che potrebbero destabilizzare la regione e scatenare un incontrollato processo di escalation».


