Il vertice in una città blindata

G7 Difesa a Napoli: preoccupazione per le minacce a Unifil. Scontri tra manifestanti e polizia

Al centro dei colloqui i dossier più caldi. Due su tutti: la guerra in Ucraina e la situazione in Medio Oriente, con il mutato scenario dopo l’uccisione del capo di Hamas Yahya Sinwar e le crescenti tensioni intorno alla missione Unifil in Libano

di Andrea Carli

Da sinistra a destra, Rustem Umerov ministro della Difesa dell’Ucraina,  Sebastien Lecornu ministro delle Forza armate e dei Veterani di Francia, John Healey Segretario di Stato per la difesa del Regno Unito, Gen_Nakatani ministro della Difesa del Giappone, Guido Crosetto ministro della Difesa dell’Italia , Bill Blair ministro della Difesa nazionale del Canada, Boris Pistorius ministro della Difesa della Germania, Lloyd J. Austin Segretario della Difesa Usa, Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per la Politica estera e di Sicurezza. La foto è stata scattata in occasione del G7 della Difesa, che si è svolto a Palazzo Reale a Napoli.

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Nella dichiarazione finale del G7 dei ministri della Difesa, che si è svolto nella splendida cornice di Palazzo Reale a Napoli, ricorrono alcuni punti fermi. C’è l’incrollabile sostegno all’Ucraina, ma anche la preoccupazione per le minacce alla missione delle Nazioni Unite Unifil. «Siamo preoccupati dagli ultimi eventi in Libano e dal rischio di un’ulteriore escalation - si legge nel documento -. Esprimiamo preoccupazione per tutte le minacce alla sicurezza di Unifil. La sicurezza dei peacekeeper è un dovere di tutte le parti nel conflitto. Ribadiamo inoltre l’importanza del supporto di Unifil e delle forze armate libanesi nel loro ruolo per assicurare la stabilità e la sicurezza del Libano». Ma i ministri del G7 hanno anche messo in evidenza l’importanza di un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, hanno criticato le mosse dell’Iran, hanno espersso preoccupazione per una cooperazione militare sempre più solida tra Cina e Russia. Si è parlato anche dei rapporti di forza nell’area dell’Indo Pacifico. I responsabili della Difesa si sono riuniti in una Napoli blindata, in cui le forze di sicurezza hanno cercato di evitare che i manifestanti del corteo contro il vertice raggiungesse Palazzo Reale.

Scontri tra manifestanti e polizia a Napoli

Scontri ci sono stati tra manifestanti anti G7 e forze di polizia nella centrale piazza Carità, a Napoli. I manifestanti si sono avvicinati alle forze dell’ordine ed hanno usato come scudo tre grossi manifesti di cartone, al di sopra dei quali hanno fatto volare pietre e bottiglie. La polizia ha risposto con dei fumogeni e poi con i manganelli. I manifestanti sono quindi arretrati, ma la situazione resta tuttora molto tesa.

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Scontri manifestanti-polizia dopo il G7 a Napoli

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La prima volta di un G7 della Difesa

Il G7 dei ministri della Difesa nella dichiarazione congiunta finale ha posto l’accento su alcuni punti che acquisiscono la valenza di cartina di tornasole sul tema sicurezza. Le premesse andavano proprio in questa direzione: è la prima volta nella storia del G7 in cui è stata prevista una riunione ministeriale dedicata alla difesa, decisione assunta dalla Presidenza italiana del G7 «per promuovere il ruolo del G7 quale efficace forum di consultazione anche per individuare un approccio condiviso a tematiche di carattere politico-militare». Intorno al tavolo, con il padrone di casa Guido Crosetto, i ministri della Difesa dei Paesi del G7, il segretario generale della Nato Mark Rutte e l’Alto rappresentante dell’Unione Europa per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell.

Quello dell’Indo Pacifico è un tema che, in occasione del vertice napoletano, è stato posto in primo piano. «Abbiamo parlato della stabilità e della sicurezza» di quell’area, che «è fondamentale», ha sottolineato Crosetto in conferenza stampa. Un’area per la quale «passa oltre il 60% del commercio mondiale, la maggioranza della ricchezza che viene trasportata via mare. L’atteggiamento soprattutto della Corea del Nord, la possibilità dell’utilizzo dell’arma nucleare da parte della Corea del Nord, le prove che hanno effettuato con missili balistici, stanno preoccupando non il G7 o la Nato, ma l’intera comunità internazionale», ha detto il responsabile della Difesa. «Era giusto affrontare questo tema e che da questo punto di vista ci sia una posizione del G7 ma - ha aggiunto Crosetto - non basta il G7 e non basta la Nato, un gruppo di Paesi non basta più per nessuna crisi del mondo. Serve allargare la base, per questo richiamiamo da mesi l’importanza dell’Onu. Mai come oggi è necessario ridare forza alle Nazioni Unite, non si esce da nessuna delle crisi che stiamo vivendo senza un grandissimo impegno internazionale che coinvolga piu Paesi possibili». «Esprimiamo la nostra grande preoccupazione per la situazione nei mari della Cina orientale e meridionale - recita la dichiarazione finale - e ribadiamo la nostra contrarietà ai tentativi unilaterali di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione, anche nei domini marittimi e aerei». «Mantenere la pace e la stabilità lungo lo Stretto di Taiwan - si legge ancora nel documento - è indispensabile per la sicurezza e la prosperità internazionale».

E poi l’Iran. «Condanniamo gli attacchi militari diretti contro Israele del 13 aprile e dell’1 ottobre 2024, e invitiamo l’Iran ad astenersi dal fornire supporto ad Hamas, Hezbollah, Houthi e altre milizie paramilitari, e dal portare avanti azioni che potrebbero destabilizzare la regione e scatenare un incontrollato processo di escalation».

Crosetto: «Quadro sicurezza deteriorato»

Già nell’intervento di apertura dei lavori Crosetto ha lanciato un messaggio chiaro : «La nostra presenza qui nella splendida Napoli manda un messaggio forte e robusto a chi cerca di ostacolare i nostri sistemi democratici. Il legame che ci tiene uniti è solido e si basa su valori comuni di libertà e sulla fiducia incondizionata nel diritto internazionale. «Stiamo assistendo a scenari estremamente fluidi e instabili che passano dalla competizione strategica al confronto aperto e continuo - ha continuato il responsabile della Difesa -. Il ricorso al potere militare e a strumenti ibridi alla ricerca di guadagni territoriali o di un’espansione maligna delle aree di influenza sono purtroppo diventati un “modus operandi” ricorrente. Le brutali aggressioni russe in Ucraina e la situazione davvero critica in Medio Oriente, unite alla profonda instabilità dell’Africa sub-sahariana e alla crescente tensione nella regione indo-pacifica evidenziano un quadro di sicurezza deteriorato con previsioni per il prossimo futuro che non possono essere positive. Anche se questi conflitti e instabilità possono essere percepiti geograficamente lontani, sono direttamente collegati a noi da dinamiche profonde e interconnesse. In questo contesto - ha concluso - riconosciamo un motore comune: il confronto tra due visioni del mondo diverse, forse incompatibili».

I dossier al centro dei colloqui

La giornata si è sviluppata in due sessioni, una di mattina e una di pomeriggio, nelle quali sono stati affrontati i dossier più caldi. Due su tutti: la guerra in Ucraina - Crosetto ha avuto un colloquio, a margine del vertice, con il ministro ucraino della difesa Rustem Umerov, al quale ha rinnovato «il nostro immutato impegno a sostegno del popolo ucraino nella loro difesa dell’integrità territoriale» - e la situazione in Medio Oriente, con il mutato scenario dopo l’uccisione del capo di Hamas Yahya Sinwar e le crescenti tensioni intorno alla missione Unifil in Libano, di cui ha parlato anche la premier Meloni nella sua trasferta in Giordania e a Beirut. Si è parlato anche degli equilibri nel continente africano e, più in generale, di politica industriale. Nel pomeriggio Crosetto ha incontrato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America, Lloyd Austin, in occasione di un bilaterale tra Italia e Usa.

Dal segretario generale della Nato all’Alto rappresentante Ue, ecco chi ha partecipato

Intorno al tavolo, con il padrone di casa Guido Crosetto, i ministri della Difesa dei Paesi del G7, il segretario generale della Nato Mark Rutte e l’Alto rappresentante dell’Unione Europa per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. In serata le delegazioni si sposteranno a Palazzo Salerno, sempre in piazza del Plebiscito, sede del Comando Forze Operative Sud dell’Esercito.

Borrell: con morte Sinwar nuova prospettiva per cessate il fuoco

A tenere banco è la crisi in Medio Oriente, e gli spiragli che potrebbero delinearsi a seguito dei recenti fatti di cronaca. «Dopo l’uccisione di Yahya Sinwar si apre una nuova prospettiva e dobbiamo usarla per raggiungere un cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi rimasti e la ricerca di una prospettiva politica», ha detto Borrell. «Dobbiamo ricostruire la sovranità del Libano - ha aggiunto - e dobbiamo far funzionare le istituzioni del Libano. I libanesi devono poter eleggere un presidente e dobbiamo supportarli per far sì che il loro esercito sia capace di garantire la sicurezza dei confini, cosa che oggi non avviene». «Le forze Onu - ha sottolineato - devono essere rispettate ovunque, in particolare in un luogo dove stanno facendo un lavoro incredibile come peacekeeper, anche se nel mondo non c’è più pace».

Il nodo della soglia del 2% del Pil in spese destinate alla Difesa

Sullo sfondo, le nuove sfide sul piano della sicurezza e la necessità di affrontarle anche potendo contare su un budget adeguato. E qui non sono passate inosservate le parole del responsabile della Difesa italiano, giunte a pochi giorni dal varo da parte del governo, ancora una volta nel contesto di una coperta corta delle risorse a disposizione, della manovra economica. «Il 2% del Pil in difesa - ha ricordato Crosetto - è un dato acquisito da tutte le nazioni nella Nato e siamo rimasti tra i pochi a non averlo ancora raggiunto: questo è un tema sia politico, perché ci siamo impegnati a raggiungerlo, ma anche un problema della difesa italiana, perché in un periodo di questo tipo l’investimento per la difesa non lo fai solo perché fai parte di un’alleanza, ma perché la difesa e la deterrenza sono necessarie per garantire un futuro democratico, anche alla nostra nazione». Per “guadagnare ossigeno”, l’Italia chiede di togliere le spese della difesa dal Patto di stabilità Ue.

Napoli città blindata

Il vertice del G7 va in scena in una città blindata. A preoccupare gli apparati di sicurezza è soprattutto il pomeriggio di oggi quando, in contemporanea con le conferenze stampa di Crosetto e degli altri ministri, è prevista una contromanifestazione alla quale parteciperanno diverse sigle della galassia antagonista. I manifestanti partono alle 15 dalla Stazione centrale e, in corteo, intendono raggiungere piazza Bovio: fin qui la parte autorizzata della manifestazione, ma i contestatori hanno detto chiaramente che intendono raggiungere “a tutti i costi” piazza Plebiscito, sede del vertice. «Lo spirito di questo corteo è portare in piazza la voce di Napoli contro la guerra, contro il genocidio del popolo palestinese. Le prescrizioni della questura ci sembrano invece più una provocazione, rispetto alla libertà di scendere in piazza di manifestare e di dire il proprio pensiero», ha affermato Davide Dioguardi, uno dei leader dei movimenti di Napoli che si sono radunati in Piazza Garibaldi, zona stazione centrale, per protestare contro il G7 a Palazzo Reale.

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