Il gas si impenna del 58%, petrolio sopra 100 dollari, grano e alluminio mai così cari
Corrono anche i prezzi di nickel, palladio e mais. Il mercato teme che guerra e sanzioni possano interrompere forniture che non riusciremmo a sostituire prontamente
di Sissi Bellomo
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Prezzo del gas in rialzo del 58%, petrolio che corre oltre 100 dollari al barile, oro ai massimi da un anno e alluminio addirittura al record storico, accompagnato nella corsa dal nickel e sui mercati agricoli da grano, mais e soia.
È guerra in Ucraina. E le materie prime – già carissime – reagiscono con un’ulteriore impennata. L’invasione russa, temuta ed evocata più volte dagli Usa, ha comunque colto di sorpresa i mercati. E mentre i missili volano su Kiev non è più soltanto il rischio geopolitico ad infiammare i prezzi, ma la concreta possibilità di perdere forniture di combustibili, metalli e prodotti agricoli che potremmo non essere in grado di sostituire.
Il gas prima di tutto, che al Ttf è balzato a 125 euro per Megawattora fin dalle prime ore del mattino. Nel pomeriggio un’ulteriore avanzata, oltre 140 euro.
Gazprom ha prontamente rassicurato sulla regolarità delle forniture e dei transiti nei gasdotti, compresi quelli in territorio ucraino. Il mercato tuttavia resta comprensibilmente in ansia. Anche in assenza di danni alle infrastrutture o di una chiusura deliberata dei rubinetti, il prossimo round di sanzioni – che verrà annunciato nelle prossime ore dagli Usa e dall’Unione europea – potrebbe avere serie conseguenze sugli approvvigionamenti. Di combustibili e non solo.
L’Europa normalmente importa dalla Russia oltre un terzo del suo fabbisogno di gas, anche se a gennaio la sua quota di mercato – fa notare Icis – è scesa al 17,5% grazie agli arrivi record di Gnl e alla riduzione dei flussi da parte di Gazprom. Sostituire anche queste forniture oggi come oggi sarebbe fattibile solo per brevi periodi. È per questo che i mercati tremano.



