Il Giubileo iniziato è risposta alla domanda di speranza
È iniziato il Giubileo. Aperte le due porte sante: quella solenne della Basilica di San Pietro e quella meno solenne ma più attesa per il significato esistenziale e spirituale nel carcere di Rebibbia.
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È iniziato il Giubileo. Aperte le due porte sante: quella solenne della Basilica di San Pietro e quella meno solenne ma più attesa per il significato esistenziale e spirituale nel carcere di Rebibbia. Papa Francesco è come se avesse voluto rispondere alla domanda posta la notte di Natale: essere capaci di tradurre la speranza nelle situazioni della nostra vita. Qual è il nostro compito? Tradurre la speranza nelle diverse situazioni della vita. La speranza cristiana non è un lieto fine da attendere passivamente, non è l’happy end di un film: è la promessa del Signore da accogliere qui e ora, in questa terra che soffre e che geme. Essa ci chiede perciò di non indugiare, di non trascinarci nelle abitudini, di non sostare nella mediocrità e nella pigrizia; ci chiede – direbbe Sant’Agostino – di sdegnarci per le cose che non vanno e avere il coraggio di cambiarle; ci chiede di farci pellegrini alla ricerca della verità, sognatori mai stanchi, donne e uomini che si lasciano inquietare dal sogno di Dio, che è il sogno di un mondo nuovo, dove regnano la pace e la giustizia.
Ecco allora il nostro impegno, l’impegno di chi ci governa e si professa cristiano, l’impegno dei detentori di decisioni economiche che si professano anch’essi cristiani. Papa Francesco passa dalla teoria alla pratica.
Con i suoi ottantotto anni non molla la presa della vera chiave della vita: la coerenza, l’autorevolezza. «Ho voluto che la seconda Porta Santa fosse qui, in un carcere. Ho voluto che tutti noi avessimo la possibilità di spalancare le porte del cuore per capire che la speranza non delude, non delude mai», ha detto il Papa prima di compiere il rituale.
È stato comunque un momento storico che si realizza nello stesso giorno in cui si ricorda un’altra visita, che ha segnato un’epoca, di un Papa in un penitenziario.
Il 26 dicembre 1958 Papa Giovanni XXIII, pochi mesi dopo la sua elezione al Soglio Pontificio, si recò infatti a Regina Coeli. Non era l’inizio di un Giubileo, ma uno di quei casi di corsi e ricorsi storici, come se si chiudesse un cerchio.

