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Il mistero delle Borse: salgono anche se calano le attese di tagli dei tassi Fed

I dati forti sul mercato del lavoro Usa riducono le aspettative di un taglio del costo del denaro da parte della Fed già a marzo: salgono i rendimenti dei titoli di Stato, ma anche le Borse.

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Il film sembrava già quasi pronto per essere proiettato in tutte le sale: l’economia rallentava, il mercato del lavoro si indeboliva e la Federal Reserve già a marzo 2024 era costretta a tagliare i tassi per evitare che l’atterraggio morbido dell’economia statunitense si trasformasse in una vera e propria recessione. Ma venerdì questo film, che sui mercati pregustavano tutti ormai da tempo, ha avuto il suo colpo di scena: il mercato del lavoro negli Stati Uniti non si sta affatto indebolendo.

I dati diramati dal Dipartimento del Lavoro Usa smentiscono almeno in parte la narrativa dominante delle ultime settimane: a novembre negli Stati Uniti sono stati creati 199mila posti di lavoro (contro i 180mila attesi dagli economisti e i 150mila di ottobre), il tasso di disoccupazione è sceso dal 3,9% al 3,7% (contro un 3,9% atteso e non così lontano dai minimi decennali toccati ad aprile a 3,4%) e i salari orari sono saliti dello 0,4% (contro lo 0,3% atteso e lo 0,2% di ottobre).

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Insomma, l’idea che il mercato del lavoro stia peggiorando, tanto da abbassare l’inflazione e da costringere la Federal Reserve a una veloce inversione di marcia sui tassi, è stata almeno in parte smentita. E i mercati non hanno avuto altra scelta che prenderne atto: tutti, tranne le Borse.

La reazione dei mercati

Il primo segnale che le convinzioni degli investitori si sono un po’ incrinate arriva dai futures che stimano il futuro andamento della politica monetaria negli Stati Uniti. Se fino a due giorni fa era atteso un primo taglio dei tassi Usa già a marzo con una probabilità del 65%, ora la percentuale è scesa al 52% secondo i dati di Cme FedWatch Tool. Questo cambio di aspettative ha avuto i suoi effetti.

Innanzitutto sui titoli di Stato, dove i rendimenti scendono da settimane. Ebbene: venerdì sono tornati a salire in maniera vistosa. I Treasury decennali statunitensi hanno aumentato il rendimenti di 13 punti base, arrivano al 4,26%. Lontano, certo, dal 5% toccato ad ottobre. Ma il rialzo è stato rilevante. E ha trascinato verso l’alto anche i titoli di Stato europei: i tassi dei Bund tedeschi decennali sono lievitati dal 2,19% al 2,27% e quelli dei BTp italiani dal 3,95% al 4,07%. Così lo spread è salito a 180 punti base.

Anche il mercato valutario ha reagito ai dati sul mercato del lavoro Usa: dato che si sono un po’ ridimensionate le attese di tagli dei tassi da parte della Fed, il dollaro si è rafforzato su tutte le valute (il cosiddetto dollar index che misura il biglietto verde contro le principali monete in serata saliva dello 0,21%) e anche sull’euro.

La reazione delle Borse

In questo contesto ci si sarebbe potuti aspettare un calo delle Borse, che sperano ardentemente che Fed e Bce taglino i tassi il più possibile l’anno prossimo. Invece quelli europei hanno chiuso briosi: Milano +0,94%, Francoforte +0,78% e Parigi +1,32%. L’indice Msci delle Borse globali ha chiuso la sesta seduta di fila in rialzo: sfilata di segni più che non si vedeva da 4 anni. Solo le Borse americane sono state più deboli durante il giorno, ma senza cadere. Perché?

I motivi possono essere vari. C’è chi dice che le Borse hanno slancio da giorni, e in questa fase è difficile farle inciampare. Anche perché i dati sul mercato del lavoro Usa, in fondo, confermano lo scenario di atterraggio morbido dell’economia: cosa che comunque piace ai mercati. C’è chi invece sostiene che i dati sul mercato del lavoro Usa, pur robusti, hanno una serie di elementi che li rendono particolari. Nota per esempio Daniel Vernazza, Chief International Economist di UniCredit Bank, che «buona parte di questo miglioramento è dovuto ai circa 30mila lavoratori interessati dagli scioperi di ottobre nel settore auto». Questo può avere distorto il numero di novembre.

Altri guardano all’indice di fiducia dei consumatori dell’università del Michigan, usciti ieri: l’indice è stato più forte delle attese (cosa che contrasta con la narrativa sul rallentamento dell’economia), ma le aspettative sull’inflazione sono calate. E anche questo potrebbe confermare lo scenario (che piace ai mercati) di atterraggio economico morbido con inflazione comunque in frenata. Sta di fatto che le Borse hanno proseguito il cammino verso l’alto.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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